martedì 29 aprile 2014

Andrea Gherzi : La sonata per pianoforte nel 1700 e 1800, Zecchini, Varese, 2009


Si tratta, a parere mio,  di uno dei contributi più interessanti degli ultimi vent’anni, per quanto attiene la critica musicale. 
 Quest’opera di Andrea Gherzi, nata come tesi di laurea (si sente il tono, e lo riconosce lui stesso nella prefazione) e poi gonfiatasi attraverso mille esperienze diverse, eredita da esse la scorrevolezza e la colloquialità, il voler parlare in maniera dotta senza far pesare la propria conoscenza, e nel tempo stesso il senso delle proporzioni, non dimenticando nulla, o cercando di non farlo, e nel tempo stesso condensando il tutto entro un guscio ben definito: ne vien fuori un’opera a tutto tondo che delinea il percorso storico e musicale di una forma nel passato assai studiata e usata ed oggi assai poco utilizzata: la Sonata per pianoforte.
A partire dal 1700 e per tutto il 1800, parlando cioè dei due secoli d’oro di questa forma di musica pianistica, Gherzi intrattiene il lettore con un discorso che ha toni sempre piuttosto sostenuti, e che scorre attraverso tutti i compositori maggiori (ma anche minori del tempo considerato). In sostanza, l’autore utilizza la forma narrativa, che ha fatto la fortuna dei libri rattaliniani,  esempio che mi viene più immediato per quest’opera, e realizza una forma di analisi meditata e comparata, che può andar bene agli studiosi di materia musicale, e nello stesso tempo, per il tono mai tecnicista, a quelli che vi si dilettano in quanto semplici appassionati.
Un libro, insomma, che mi sento di poter definire molto utile, tanto più che viene a colmare una lacuna nel panorama italiano, dedicata proprio a questo tipo di critica musicale: infatti, l’ultimo libro, veramente completo, e di un genere molto vicino a questo e si può dire di questo degno padre, è La Storia del Pianoforte di Piero Rattalino, opera che data 1982, se non mi sbaglio. Nel suo ambito, l’opera di Gherzi, direi, è soprattutto interessante per il lettore italiano che non abbia avuto la possibilità di rapportarsi con grandi testi della critica musicale, soprattutto straniera, non più disponibili in commercio, anche in relazione al fatto che l’autore dimostra di averli studiati o comunque letti : per es. i due volumi importantissimi di William S. Newman: The Sonata in the Classic Era eThe Sonata since Beethoven; le opere di Charles Rosen, quelle di Platinga, Einstein; ma anche quelle di Rattalino, Pestelli, e anche quella di Palazzolo, che si analizzerà più in là.
Solo un dubbio mi è rimasto: non capisco perché l’autore non spieghi perché ritenga interessante, in una nota a pag. 182, che le due compositrici Fanny Mendelssohn (sorella di Felix) e Clara Wieck (moglie di Schumann) possano aver composto la loro unica Sonata per pianoforte, nella tonalità di Sol minore. Se ho capito quello che Andrea Gherzi deve aver pensato, forse lui può aver notato il curioso legame che esiste tra le due sonate da loro composte e i propri rimandi maschili ( Fanny – Felix, Clara – Robert).
Il legame molto forte tra fratello e sorella (Felix – Fanny Mendelssohn) potrebbe essersi tradotto nell’adozione di una comune tonalità di impianto : Sonata in sol minore op.105 di Felix e Sonata in Sol minore di Fanny; e anche Clara Wieck Schumann potrebbe aver scritto una Sonata in Sol minore legandosi idealmente a Robert: Sonata in Sol minore – Sonata in Sol minore op.22.
La cosa per Clara, tuttavia, diventerebbe più complessa, secondo me: ho sempre pensato che quella tonalità di’impianto abbia significato una sorta di legame comune fra Clara, Robert Schumann (Sonata op.22) e l’amico fraterno, facente parte del circolo dei Davidsbundler (di cui faceva parte la stessa Clara Wieck) , Ludwig Schunke (Grande Sonata op.3); forse una dedica a Ludwig (prematuramente scomparso nel 1834), tenendo conto che nelle opere di Schumann e di Schunke vi sono continui rimandi incrociati (per es. tra la Sonata di Schunke e il Concerto di Schumann, per pianoforte): per essere più precisi, la Sonata di Schunke è del 1832, quella di Schumann è del 1839 (ma 1° e 3° movimento come notato anche da Gherzi sono del 1833, e il Finale del 1835), mentre l’opera di Clara è del 1842. E la cosa assume valore ancor più incisivo, se si tien conto del fatto che la Sonata op.3 di Schunke, del 1832, fosse stata dedicata proprio a..Robert Schumann (che a sua volta aveva dedicato all’amico la sua Toccata op.7).
Per quanto riguarda, invece, un possibile legame che unisca poi le due compositrici, non saprei a cosa pensare; se dovessi invece cercare di unire Robert Schumann a Felix Mendelssohn, un legame però  lo troverei: se la mia memoria non erra, Felix Mendelssohn fu uno dei Davidsbundler  ammesso in seguito al gruppo, coll'appellativo di Felix Meritis.  
Il libro io l'ho trovato molto ben scritto ed interessantissimo: è sicuramente una fonte preziosa di rimandi per chi come me è curioso di conoscenza e, ovviamente, è ancor più interessante per chi non si limiti a leggerlo, ma poi vada a ricercare discograficamente le opere da lui citate, cosicchè possa formarsi un'idea personale.  
Poichè  i libri debbono servire ad ampliare la conoscenza soprattutto per chi non sia passivo nel riceverla ma si industri ad accrescerla. 
Anche attraverso altre forme multimediali.

PIETRO DE PALMA

sabato 26 aprile 2014

Lazar Berman - Ottobre 1956, Budapest





Lazar Berman : Studio Trascendentale N.11, Funerailles, Rapsodia ungherese N.9, Sudio trascendentale N.8, Rapsodia Ungherese, di Liszt; Toccata e Concerto in Re bemolle maggiore, di Prokofiev – Incisione Ottobre 1956 a Budapest
HUNGAROTON 1997 (Qualiton 1957) – HCD 31685 Mono

Lo scorso settembre è stato il mio compleanno: ho compiuto i fatidici 50 anni.

Tra i  regali per il mio compleanno, ho avuto un DVD della RCA di cui non sapevo l’esistenza, di Byron Janis ed un raro cd di Lazar Berman con l’incisione Hungaroton dell’Ottobre 1956: un disco storico con alcune bellissime cose: Harmonies du Soir e Wilde Jagd, Funerailles, Rapsodia ungherese n.9 e Rapsodia spagnola, di Liszt; Toccata e Piano Concerto in Re bemolle maggiore, di Prokofiev.
Ci sono delle cose che Berman poi non inserì più nei suoi programmi o quasi (Toccata) e altre che eseguì molto (per esempio Funerailles), ma quello che sorprende innanzitutto in questo disco è che fu realizzato come se fosse un recital, una sorta di biglietto da visita. E’ come se avesse voluto dire: io sono Lazar Berman e quello che suono è questo! Del resto i due autori erano una sorta di scelta programmatica: erano quelli i giorni in cui Berman aveva vinto "moralmente" il Concorso Liszt di Budapest pur non avendolo vinto: dalla sua era stato il pubblico, non invece  la critica che invece laureò vincitrice France Clidat, e quindi Liszt era d’obbligo, perché per di più ungherese; Prokofiev era il compositore per eccellenza sovietico, non solo russo ( come poteva esserlo Tchaikowsky o Glinka): alla morte di Stalin, era stato suonato Prokofiev. Quindi, più che un biglietto da visita, era una sorta di lasciapassare, di un russo che suonava a Budapest.
Berman ricordava che quando aveva suonato il 23 ottobre in Recital a Budapest, aveva sentito gli spari che provenivano dagli studi del Palazzo della Radio di Stato dove gli insorti rivoluzionari avevano avuto dei conflitti a fuoco con le guardie. E di come quelle strade che egli aveva attraversato, andando via dall’Ungheria in fiamme, alla volta della Bulgaria e della Russia, gli erano parse stranamente deserte (erano le stesse strade che avrebbero visto l’avanzata dei tanks sovietici alcuni giorni dopo).
Berman, dicevo, per tanto tempo l’ho ignorato: lo mettevo su un piano secondario rispetto a Richter che idolatravo (e idolatro tuttora, ma meno) e a Gilels. Una sorta di vincitore di Concorso internazionale, che però non ha mai vinto. Invece Berman è stato altro, molto molto di più. Me ne sono accorto più tardi.
Prendiamo ad esempio proprio quel Concorso Liszt: lo vinse France Clidat, abbiamo detto. Ora la Clidat ha fatto una discreta carriera internazionale (incise anche una integrale lisztiana, tenendo a mente però che l'unica integrale integrale è stata sinora quella di Howard; dico sinora, perchè non è detto che prima o poi una delle composizioni giovanili di Liszt ritenute perdute, per esempio le tre sonate per pianoforte giovanili, non spunti fuori. E allora..neanche l'integrale di Howard lo sarebbe. Insomma, la Clidat ne fece una di integrale. Però, diciamolo pure, tra qualche anno chi si ricorderà di France Clidat? E chi invece di Berman? Se lo chieda ognuno di noi. La risposta mi sembra ovvia: Berman. Perchè ? Perchè ha rivoluzionato in certo senso il modo di interpretare Liszt, e non solo Liszt. Gli artisti che uno si ricorda sono quelli che hanno tracciato la storia; e Berman l'ha fatto. Come altri s'intende. Nell'ambito dei pianisti virtuosi, interpreti di Liszt, direi solo Cziffra. Ma Cziffra sta a Berman per Liszt, come Maradona sta a Pelè. 
Quando ho cominciato a collezionare Berman, i primi sono stati gli LP della Melodiya con le sue due sonate di Schumann (quando sento l'incipit della prima, in Fa diesis minore, da lui interpretata, ogni volta rabbrividisco e mi commuovo), e le due incisioni, mono (1959) e stereo (più tarda: mi pare che fosse quella l’edizione dell ‘LP Ricordi Arcobaleno che posseggo: 1963) degli Studi Trascendentali. Ora si può dire che sia uno degli interpreti che io senta più frequentemente e con maggior piacere: forse perché è il russo meno russo che ci sia stato, forse perché così romantico, così melanconico, così poco sovietico, quando gli altri, tutti gli altri erano stati se non più fedeli, certamente più furbi. Certamente nessuno avrebbe preso un libretto considerato antirivoluzionario in URSS e l’avrebbe messo nella tasca del soprabito, con la possibilità che sarebbe potuto capitare nelle mani di gente non certo sua amica. Fatto sta che Berman, piano piano è diventato uno dei pianisti che più sento: come non possedere il CD col concerto di Milano, il famoso concerto del 29 aprile del 1976, in cui suonò Orage, con quelle ottave brucianti che mai più si sarebbero sentite, che volle tributare al pubblico in delirio che continuava ad applaudire e a richiedere il bis (aveva eseguito i 6 Momenti Musicali, che in quegli anni incise per la DGG, assieme a tutti  i 12 Studi trascendentali! E per di più questi ultimi senza intervallo! E aveva già concesso due bis: il Sonetto 104 del Petrarca, e il Preludio in Sol minore op.23 n.5 di Rachmaninov), o come non possedere la famosa incisione dei Momenti Musicali di Rachmaninov (a me piace il quarto, che da giovane eseguiva Silvia, che pure lei come altri ha studiato con Berman) o la Sonata op.40 n.2 di Clementi che lui suonava con quella irruenza che era poi la sua caratteristica più riconoscibile o come non possedere Gli Anni di Pellegrinaggio che incise per la DGG o le due incisioni degli Studi trascendentali di Liszt (meglio quella mono, dico io) o le prime due sonate di Schumann?
Berman non aveva solo irruenza ma una sorta di epica rassegnazione che indulgeva al lirismo, che faceva risonare il cuore come pochi pianisti sapevano fare (mi ricordo che Walter Klien aveva questo tipo di empatia col pubblico).
Quando morì, mi scesero i lucciconi, come quando ho sentito della morte di Wild, o di Petrov o di Klien o di Richter.  E sentii il bisogno di andarmi a risentire quel Funerailles che tante volte gli avevano chiesto, che compare in questa incisione, e che lui non solo dedicava ai patrioti ungheresi del 1956 ma anche a tutti gli amici e i colleghi non più su questa terra.
Credo che il modo migliore per onorare Berman sia questo, e anche sentire questo disco che testimonia un momento che lui avrebbe poi avuto sempre nel cuore, ma anche per capire cos’era in quel tempo Berman: sentite la Toccata di Prokofiev o Wilde Jagd o la Rapsodia ungherese!
Ahinoi, non è più tra noi.
Purtroppo.

Pietro De Palma

giovedì 24 aprile 2014

Le incisioni Vox, Turnabout e Vanguards di Alfred Brendel

The Complete Vox, Turnabout and Vanguards solo recordings :             

uno strabiliante cofanetto di Alfred Brendel



Prima del 2008 era uscito già il cofanetto con tutte le Variazioni, le Bagattelle, Rondo, Andante Favori, Ecossaises, Allegretto, Polonaise op.89 e la Sonata op.49/2, di Beethoven, incise tra il 1961 e il 1964 da Alfred Brendel : un cofanetto Brilliant di colore bleu, contenente 5 cd.
Poi, quatto anni fa, è stato messo in vendita un cofanetto di ben 35 cd, con tutte le opere incise da Brendel per le etichette americane Vox, Turnabout e Vanguard, in un arco di tempo che va dalla metà degli anni ’50 alla metà degli anni ’60.
Mi ricordo di aver valutato con sufficienza e scartato questa uscita, sulla base economica, che, avendo acquistato per diciassette euro un cofanetto comprendente tutto il Beethoven  delle Variazioni e dei pezzi giovanili meno noti, non avrebbe avuto senso acquistare un cofanetto che questa uscita in pratica l’assorbiva, e che allora costava una sessantina di euro. Ma non avevo considerato il contenuto, veramente stratosferico, di questa uscita Brilliant: il Corpus Integrale delle 32 Sonate e i 5 concerti di Beethoven (in realtà sono sei, e poi c’è qualcos’altro) e La Fantasia Corale, Le Diabelli, e anche il magnifico e assai poco (e immeritatamente) conosciuto Quintetto per pianoforte e archi in Mi bemolle maggiore, opera Sturm und Drang; il Concerto in Re maggiore di Haydn; poi parecchi concerti pianistici di Mozart, la sua musica per 2 pianoforti, la Fantasia in Do minore, il Rondo K511, La Sonata K 310, Le Variazioni “Duport” e il Quintetto per pianoforte e archi; qualcosa di Schubert che poi negli anni successivi avrebbe ampliato per la Philips : qui ci sono le Sonate in Do Minore e Do Maggiore, Le Danze D.783, i Momenti Musicali, i 3 Klavierstucke, gli Improvvisi D. 899 e 935 e la Wanderer Phantasie anche nella trascrizione per pianoforte e orchestra di Liszt; e poi ancora..Chopin.: Brendel che fa Chopin? Già! L’Andante Spianato e Grande Polacca, e alcune Polonaises. E poi Liszt. Già. Direte : La Dante Sonata, e la Sonata. E poi i Concerti, e magari la Totentanz. Sì, tutto. Ma anche Malédiction; e pezzi pianistici tardi; e i 3 Sonetetti del Petrarco e Mephisto Waltz. E poi..una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta: il Liszt delle Parafrasi e delle Rapsodie Ungheresi.
Sapevo di parte del Liszt Philips, ma che avesse inciso le Parafrasi e le Rapsodie ne avevo sentito parlare solo da altri, ma io non li avevo mai avuti fra le mani questi pezzi..
Quando ero giovane, Brendel lo idolatravo. Pur possedendo già in quel tempo parecchi LP, mi ricordo che a casa del mio amico Emanuele Arciuli (di cui presenterò a breve il suo libro sulla musica americana), sentivo i dischi in vinile della Philips, quelli che non avevo io di Brendel, che interpretava Schubert: le incisioni degli anni settanta. Erano dischi con l’etichetta in rosso centrale, quelli di alto prezzo: in quegli anni sentivo quasi esclusivamente musica di Schubert e Schumann. Avevo acquistato con i miei soldini racimolati poco a poco, l’integrale di Noel Lee, pianista franco-cinese notevole, della Telefunken, se ben ricordo: in quell’edizione c’erano anche le sonate meno conosciute e i frammenti, tra cui quello notevolissimo della Sonata in fa diesis minore.
Del resto era quella più completa che conoscessi. Ma le incisioni che adoravo erano quelle di Sviatoslav Richter (vinili della Ricordi Arcobaleno), Lev Oborin, Arthur Schnabel, Clifford Curzon: la grande tetrade; e fra tutte soprattutto Richter, che adoro.
Brendel quindi giunse a fagiolo, e cominciai a sentire continuamente il suo Schubert. Successivamente mi procurai anche qualcosa di Bordoni (EMI italiana), l’integrale delle Danze, di Raimondo Campisi (distribuito da Philips), e quello rivoluzionario-sessantottino, direi, del pianoforte a quattro mani di Canino-Ballista.
C’era qualcosa già di Lupu  e Ashkenazy (Decca), ma il grosso in CD doveva ancora venire: integrale di Schiff (Decca), integrale di D’Alberto (Denon), integrale di Zechlin (Berlin Classics). L’unica integrale di un certo spessore era quella di Kempff (DGG) : a me anni fa non piaceva molto, nonostante Kempff fosse uno dei pianisti del cosiddetto “bel suono”: Kempff era infatti un pianista tedesco, votato a Beethoven come Backhaus, e quindi Schubert lo interpretava non come fenomeno a sé stante o nell’ambito Biedermeier, ma nell’ottica di Beethoven. Insomma un’interpretazione un po’ forzata che non mi piaceva all’epoca. Da qualche anno a questa parte sto valutando diversamente Kempff in rapporto a Schubert, non tanto lo Schubert estremo, quanto lo Schubert del primo periodo e di metà del secondo, fino cioè alla prima sonata in la maggiore. Và da sè che le Variazioni Huttenbrenner nell'interpretazione di Kempff sono inarrivabili. Per tutto ciò che vi è posteriore fino alle ultime tre sonate, preferisco invece tuttora Brendel, Richter, Curzon, Serkin. Ecco Serkin mi piacque al tempo soprattutto per la penultima sonata, la D.959.
Brendel incise parecchio per la Philips, ma mai le sonate giovanili: cominciava da quella in La maggiore e finiva con quella in Si bemolle maggiore. Poi venne recuperata  la prima in La minore, quella che aveva suonato e inciso Benedetti Michelangeli per DGG. Ma le altre sonate non videro mai la luce (per esempio le due sorelle D. 567 in Re bemolle e D. 568 in Mi bemolle). E così via via col passare degli anni Brendel ha riproposto sempre questo Schubert.
Ho sempre pensato, e lo penso tutt’oggi, che Brendel è l’unico che forse avrebbe potuto sdoganare per sempre l’Hummel sonatistico classicista e biedermeier, quello della Sonata op.13 incisa e suonata da Ciani, la Sonata op.20, e soprattutto quelle op.89 in Fa diesis minore e op.106 in Re maggiore. Uno come lui, innamorato della classicità di Mozart, Haydn, Schubert, Beethoven avrebbe finalmente reso giustizia ad un altro musicista grande ma meno conosciuto come Hummel. Non ci ha pensato .Sul fronte italiano ho pensato che tra i pianisti emergenti, Emanuele Arciuli, che suonava molti anni fa Schubert (che non suona più, un vero peccato!), lo Schubert della Sonata op.42 e qualcos'altro, avrebbe potuto benissimo suonare Hummel. E anche per questo gli regalai lo spartito della Sonata in fa diesis minore. Che però non ha mai suonato. Allora, se ne usì con una sparata, che purtroppo per Hummel è vera: presenta talora dei passi scoperchiatamente virtuosistici, e per questo è un pianista rischioso. Rischioso perchè il pubblico capisce che il passo è virtuosistico e quindi se uno lo suona in altro modo, non è detto proprio che venga capito. Beethoven è diverso. Persino Schubert è diverso, ma siccome Schubert stimava moltissimo Hummel, uno che fà Schubert dovrebbe almeno tentare di fare Hummel. Invece no. Ecco il mio rammarico per alcuni pianisti italiani come Bordoni per esempio che facevano Schubert (non a caso Emanuele è stato un allievo di Bordoni) e non hanno fatto Hummel. Rammarico ancora maggiore per Brendel. Rammarico che è tanto grande soprattutto in rapporto al fatto che Schubert è uno che costruisce un castello su poche note, e quindi è terribilmente difficile da valorizzare, se non hai la musicalità innata. E' una musica tutta fatta di spirito e di poca materia. Troppi si cimentano con Schubert oggi, che è diventato un musicista à la page, quasi che non fare Schubert è un delitto: vero, ma Schubert non è da tutti. Direi che per esprimere ciò che c'è dentro Schubert, bisognerebbe arrivarvi e non invece utilizzarlo come un punto di partenza.
E così ci restano solo le grandissime interpretazioni di Stephen Hough su pianoforte contemporaneo (veramente stratosferica l'interpretazione di Hough! ) e di John Khouri e Malcolm Binns su fortepiano. Un gran peccato però.
Ecco perché, pensando con rammarico che Brendel negli ultimi vent’anni aveva fatto e rifatto sempre quasi le stesse cose (un po’ come Michelangeli) e la cosa non mi era piaciuta, io che lo idolatravo, sono sbiancato quando ho visto quello che incideva da giovane: sembra quasi di assistere alla parabola interpretativa del Pollini giovane, che suonava delle cose che mai più in seguito avrebbe ripreso (il 3^ concerto di Prokofiev per esempio o la Trascrizione per Piano e Orchestra del Concerto per Violino). Solo che qui le cose incise erano molto, molto di più. E in un certo senso, più rivoluzionarie, perché patrimonio di solito di pianisti che tendono ad imporsi sul piano virtuosistico più che su quello cerebrale-interpretativo: i pezzi lisztiani derivati da Paganini, le Parafrasi su temi operistici, le Rapsodie ungheresi. E poi..Schumann : Studi Sinfonici e Toccata.
Più normale, vero? Sembrerebbe di sì, ma poi, come per incanto, si materializzano, il Concerto per piano di Schoenberg, Islamey di Balakirew e i Quadri di Mussorgski, Petrushka di Stravinsky, e il Quinto Concerto per Pianoforte di Prokofiev. Insomma quello che un virtuoso del novecento dovrebbe portare come repertorio con sé.
Un Brendel diverso, assolutamente irresistibile e da sbalordire.
Unica pecca il booklet: assolutamente risibile. Una qualche informazione dettagliata sulle registrazioni avrebbe forse illuminato di più.

Pietro De Palma

mercoledì 23 aprile 2014

Liszt: che passione !



Il 2011 è stato, come si sa, il bicentenario della nascita di Liszt.
E quindi com’è logico qualcosa è uscito: poco, direi. Almeno rispetto alle aspettative.  
Mi permetto a questo punto di fare un appunto, che per uno come me che ha speso notevole parte dei propri risparmi sul versante musica, facendo la fortuna (si fa per dire, visto che all’epoca vivevo di poco) dei negozi dove andavo a piluccare quello che poteva interessarmi, è d’obbligo: annunciata tante volte, non è mai arrivata però, nel circuito ufficiale italiano, parlo quello degli importatori italiani (non parlo del mercato internet) l’edizione lisztiana in 10 CD della DGG, in cui trovano spazio alcuni dei pianisti più leggendari (cito solo per far capire di cosa stia parlando, Raymond Lewenthal). Per quanto abbia provato a richiederla presso Feltrinelli, non sono mai riuscito a sentirla. Và da sé che se volessi, potrei tranquillamente chiederla ad Aldo, un mio caro amico, collezionista quanto me. Ma..mi fa rabbia che per quanto abbia cercato di acquisirla non vi sia mai riuscito. Eppure di CD non ne compro più da molto tempo, tranne delle cosette.
Sul versante DVD, direi che di interessante è uscito qualche anno fa un magnifico video degli Studi Trascendentali (ultima versione) nell’esecuzione alla Roque d’Antheron (DVD Naive: Le Pianos de la Nuit) del pianista russo Boris Berezovsky. Questo DVD è ancora rintracciabile.
D’importazione, e acquistabile solo presso negozi specializzati, è un magnifico doppio DVD di Earl Wild (di cui qualcosa si trovava su internet), interamente dedicato a Liszt: Ivory Classics DVD-77777, “Wild About Liszt. Il DVD presenta anche delle tracce audio complementari a quelle video. E siccome EARL WILD è stato uno dei più grandi virtuosi del secolo scorso, oltre che pianista di spiccata sensibilità artistica, il cofanetto è altamente raccomandato: mi è stato regalato da un mio amico e devo dire che si tratta di una delle più belle cose che abbia visto e sentito negli ultimi anni (va detto tuttavia che parecchio di quanto riprodotto in video era già disponibile in audio).
C’è poi un DVD uscito con il recital a La Scala di Milano, dedicato a Liszt, di Daniel Barenboim, interessante. A me non è che piaccia moltissimo Barenboim/Liszt, (tranne la Dante Sonata) ma è un’impressione personale, mentre è interessantissima la serie dedicata all’ integrale delle sonate di Beethoven realizzata a Berlino (non c’entra nulla con Liszt, ma i 6 DVD EMI sono veramente straordinari).
Se si trova ancora da qualche parte, straordinario è il DVD EMI Classics 0724349068193 dedicato a Georg Czyffra: insieme a Liszt (Gnomenreigen, Studio Trascendentale n.10 e Sesta Rapsodia Ungherese, e il Grand Galop Chromatique che vale da solo l’acquisto del DVD), anche Chopin (Polacca eroica, Scherzo n.2, Improvviso n.3) e Franck (Variations symphoniques); tra l’altro ha un bonus magnifico: Benno Moiseiwitsch che interpreta WAGNER-LISZT: Tannhäuser Overture.
Qualche cosa di Liszt è presente nello struggente DVD dedicato da Dynamic a Lazar Berman, DYN 33593: la Fantasia quasi Sonata, Après ne lecture de Dante, Sposalizio, Gondoliera, Canzone, Tarantella e Isoldes Liebestod da Wagner. Chi ha amato Barman, DEVE possedere questo DVD, testimonianza del recital di Tokyo del 1988.
Sempre importantissimo è il DVD (riedizione di altra edizione video non DVD uscita molti anni fa) di Alfred Brendel con Années de Pèlerinage - Première Année: Suisse; Deuxième Année: Italie, della Deutsche Grammophon : DGG 0734146.
Infine segnalo un DVD storico, della VAI  (Video Artist International ) : Van CLIBURN in Moscow  -Vol. 5 con : Sonata in B minor, S. 178; Sonetto n.123 del Petrarca S. 161/6; Mephisto Waltz n.1, S.514  ( e anche  CHOPIN Scherzo n.3 in C sharp minor, op.39; Etude in D sharp minor, op.8/2 - SCRIABIN Nocturne for thye Left Hand, op.9/2; Etude in D sharp minor, op.8/2 - DEBUSSY Prelude "La terrasse des audiences du clair de lune" ). Il DVD, che posseggo, è veramente magnifico, e possiede una delle più belle interpretazioni in assoluto che io abbia sentito della Sonata di Liszt: DVD VAI 4456.
A chi piace Valentina Lisitsa, interesseranno 2 DVD suoi. Valentina io l’ho sentita quando nessuno la conosceva: mi passarono certe cose sue incise da una piccola casa americana l’AUDIOPHON, che però ha prodotto delle cose assolutamente straordinarie :mi ricordo uno straordinario CD di Ivan Davis, che segnalo, con la Trascrizione della Norma di Bellini/Liszt, un doppio altrettanto straordinario che posseggo di Earl Wild con varie cose assolutamente memorabili per virtuoso (tra cui Semiramide di Rossini/Thalberg da urlo!), uno per violino e pianoforte di Lazar Berman col figlio Pavel. Orbene Valentina Lisitsa che da quando ha fatto il concerto a Londra, poi riversato in DVD e CD si è resa anche qui conoscibile, apparve anni fa in 2 notevoli DVD : uno era incentrato sull’interpretazione dei 14 lieder dello Schwanengesang di Schubert trascritti da Lisz (VALAL), l’altro dal titolo ammiccante Pink & Noir (alcuni pezzi li suona Valentina con un abito da Biancaneve, rosa; altri, mentre indossa un severo (ma neanche troppo) abito da sera nero (la preferisco così!). Fatto sta che quest’ultimo DVD (VALAL 225669) è incentrato su una carrellata  di pezzi tra cui segnalo Le Reminiscences de Don Juan, il Grand Galop Chromatique e La Campanella. Che mi ricordi io, il Grand Galop della Lisitsa è il migliore anche in resa di minutaggio che abbia sentito, dopo quelli di Cziffra, e di Fiorentino.
Passando invece ai CD, essendo l’offerta molto più vasta , accennerò quelle incisioni che per me un appassionato deve assolutamente possedere, ossia a dirla meglio è imprescindibile che possegga.
Innanzitutto Sviatoslav Richter, uno dei pianisti che più ho amato : i due Concerti e la Rapsodia Ungherese sono alcune delle cose più belle in assoluto che abbia mai avuto la fortuna di ascoltare. L’incisione che posseggo è FONIT-CETRA, ma è esaurita da tempo immemorabile, e risale al famoso Concerto di Londra del luglio del 1961: queste formidabili incisioni con la L.S.O.diretta dal leggendario K.Kondrashin, però sono disponibili su CD PHILIPS 464 710-2  per quanto riguarda i Due Concerti, e in CD BBCL 4031-2 assieme alla Fantasia Ungherese e all’Andante Spianato e Grande Polacca in Mi bem. Magg. di Chopin, nella versione per pianoforte e orchestra. A riguardo del CD FONIT-CETRA, voglio fare un salto indietro nel tempo: quando mio padre volle regalarmi un apparato stereofonico vero (per molti anni avevo usato un Lesa che aveva rovinato parecchi LPs), mi rivolsi ad un negozio che vantava al tempo a Bari uno dei centri più qualificati per la vendita di Stereo (intendo quelli da assemblare): si scendeva giù, ci si rivolgeva a Gianni, l’esperto, lui ti faceva accomodare in una poltrona e ti faceva provare le casse, poi ti proponeva il piatto, il preamplificatore, il lettore CD, la piastra delle cassette audio (c’erano ancora). Quando avevi deciso cosa prendere, ti regalava con lo Stereo dei dischi a scelta. Io scelsi il CD di Richter con i 2 Concerti e la Fantasia per pianoforte e orchestra di Liszt e un bel CD ORFEO con le tre sonate per violino e pianoforte di Grieg, eseguite da  Bella Davidovich / Dmitry Sitkovetsky. Devo onestamente dire che per parecchio tempo è stato uno dei CD che abbia sentito di più (ti viene da applaudire anche senza pensarci!) assieme al cofanetto di Richter della Music & Arts con sonate di Beethoven.
Per quanto riguarda le interpretazioni solistiche di Richter, se si vuole quelle di Liszt, è necessario almeno acquistare il volumetto di due CD (contiene anche 10 Preludi dall’op.28 di Chopin) con la Sonata, la seconda Polacca, Gnomereingen, Un Sospiro, Nuages Gris, una scelta di Studi Trascendentali e altro: 2 CD Decca 475 8637.
Che mi ricordi, in CD di importante di Liszt ci sono ancora:
il cofanetto EMI con le incisioni di Czyffra (Integrale Rapsodie Ungheresi e Studi trascendentali, Galop Chromatique, Tarantella di Bravura etc); il cofanetto DGG con l’integrale degli Anni di Pellegrinaggio affidati a Lazar Barman (la posseggo negli originali LP; sempre di Lazar Barman sono disponibili gli Studi trascendentali: (versione mono) in cofanetto della Melodiya di 10 CD dedicato ai grandi interpreti russi,  e stereo in versione russa. C’è tuttavia anche un concerto live riportato da Dynamic IDIS; rimarchevoli incisioni degli Studi sono quelle anche di Arrau (PHILIPS), Bolet (DECCA). Recentemente anche Chamayou li ha incisi (non male: SONY).
Per la Sonata la discografia è sterminata, ma le incisioni più rimarchevoli che conosca sono quelle di WILD at ’30 (IVORY) da urlo!!!; e quella già ricordata in video di Van Cliburn; poi ci sono nell’ordine Richter (già ricordato), Horowitz (CBS-SONY), Fiorentino (Appian), Sofronitzky (Brilliant), Clifford Curzon e Alfred Brendel (Decca); Pollini, Pogorelich, Argerich, Pletnev (DGG); Hamelin (Hyperion); Cortot (EMI);  Recentemente ho sentito e mi son piaciute molto le interpretazioni in disco di Yund Li e Anna Kravtchenko (quanta strada ha fatto da quando anni fa si esibiva con la madre in concerto!), entrambe DGG; Hough (Hyperion) è molto buona. Leggendarie anche quelle di Gilels e Berman (IDIS): comunque la più bella Sonata di Berman ed una delle più belle in assoluto era visibile (non so se ancora) su Youtube, se non sbaglio il concerto di Bonn del 1977.
Per quanto infine riguarda le trascrizioni, parafrasi,  etc.., le più belle interpretazioni che io conosca sono: quelle di Duchable (Emi), Arrau (Philips); di Bolet esisteva un bellissimo CD Ensanyo esaurito con le trascrizioni dal Rigoletto, Lucia di Lammermoor. Anni fa uscì in Francia un bel disco di Bellucci (ristampato qualche anno fa: Bellucci discograficamente da qualche anno si è fermato. Per esempio la sua integrale di Beethoven e di Liszt, arrivata al terzo disco). Francesco (Libetta) incise un doppio CD della Accademia, ma non so se sia ancora disponibile, con l’integrale delle trascrizioni da opere : mancava qualcosa (non riportò nell’editing la trascrizione dal Simon Boccanegra, che mi fece ascoltare a casa e che penso sarebbe stata una delle cose migliori di quel doppio) tra cui il Divertissement dalla Niobe di Pacini che diciamolo pure, non è che abbia molto dal punto di vista musicale! Francesco, grandissimo virtuoso, e grandissima mente, lo capì e non si cimentò: ritengo che proprio per l’estrema pochezza della musicalità, quel pezzo è molto difficile da eseguire. E’ da dire che Francesco al di là di tutto è anche un collezionista non da poco: mi ricordo una volta che in auto (lo andai a trovare a Nardò dove abitava anni fa) mi volle interrogare proponendomi, in viaggio,  delle cose di Michalowski che conoscevo (avevo il disco della APR: The Piano G & Ts - Volume 1) tra cui Soirées de Vienne - Valse Caprice No.6 di Schubert/Liszt, e soprattutto il Waltz No.6 in Re bemolle maggiore op.64/1 di Chopin “Minute Waltz” (di cui Michalowski fece due incisioni), e perse: ci rimase di stucco, che conoscessi anche Michalowski! Ma d’altronde conoscere un pianista che collezioni anche Michalowski non è cosa da poco!
Poi ci sono le interpretazioni, bellissime,  della Sonata di Liszt, interpretate da Maria Grinberg (grandissima pianista russa, l’equivalente secondo alcuni di Richter al femminile: Denon) e André Watts (Emi) (me ne stavo dimenticando).
Segnalo, nell’edizione integrale delle incisioni di Sergio Fiorentino approntata dalla APR, straordinaria è bene dirlo, una incisione da urlo, della Grande Fantasia su La Clochette di Liszt. A questo proposito, ricordo che tempo fa è uscito un disco, che posseggo, di Maurizio Baglini, Decca: pezzi strafamosi, ben eseguiti, in cui riesce a piacere; unica nota dolente è proprio il pezzo sulla Clochette, che è un pezzo virtuosisticamente delirante e poco conosciuto: Baglini  perde nel confronto con l’incisione di Sergio Fiorentino (APR), perchè un minuto e 40 secondi in meno, in un pezzo che lui fa durare quindici e Fiorentino tredici, fanno la differenza. E’ sempre il rischio di cimentarsi con pezzi che hanno dalla loro solo il virtuosismo esasperato, o che hanno poco musicalmente parlando. E’ come se uno suoni Herz come se fosse Chopin. Non so se rendo l’idea.

Altri interpreti storici che hanno inciso Liszt, sono stati: Emil Von Sauer (allievo di Liszt): I 2 Concerti per pianoforte, di rilevanza storica (più parecchi altri pezzi), in un cofanetto di 3 CD della Marston; Egon Petri (Appian); Shura Cherkassy e John Ogdon (DGG)
Infine voglio segnalare per il resto le incisioni di Howard (che ha suonato tutto ma proprio tutto Liszt, anche se non sempre con esiti soddisfacenti (Hyperion); e le interpretazioni di Horowitz, per quanto riguarda per es. lo Scherzo & Marcia (CBS-SONY), la Tarantella di Bravura dalla Muta di Portici : Czyffra (Emi), e Frederic Lamond (Naxos), interpretazioni entrambe rilevantissime. E’ un pezzo che ho sentito eseguire in pubblico con grande verve da Pasquale Iannone : peccato però che non l’abbia incisa.
Un altro grande interprete contemporaneo, in Italia, è Enrico Pace. Di Enrico, che conobbi anni fa una sera a Rimini, e con cui passai una serata indimenticabile (è una persona simpaticissima: mi ricordo i doppi e tripli sensi, da sbellicarsi dalle risate!), ho sentito recentissimamente la sua incisione, molto notevole, delle Reminiscences de Don Juan; è appena uscita la sua incisione de Gli Anni di pellegrinaggio primo libro (ma non l'ho ancora sentita, anche se è facile prevedere che sarà notevole). Molto giovane è Vincenzo Maltempo, ma in continua ascesa: anni fa ho sentito un suo CD con una notevolissima incisione delle Reminiscenze dalla Norma e mi ricordo di aver sentito anche la sua esecuzione notevolissima della Tarantella di Bravura dalla Muta di Portici. Purtroppo Pasquale Iannone non ha ancora pensato di incidere la sua versione che è notevolissima (ascoltata in concerto dal vivo).  Poi c’è Daniel Rivera (e qualcosa arriva di tanto in tanto). E poi, ovviamente, Aldo Ciccolini, i cui dischi sono universalmente noti (EMI). Ah, dimenticavo: gravissimo! Dovrei fustigarmi a morte! C’è il bellissimo CD di Maurizio Pollini dedicato a Liszt (DGG): soprattutto la Sonata. Un Liszt molto nero (c’è Unstern, e la Lugubre gondola, assieme a qualcos’altro che non ricordo: ma Unstern, vale da solo quel disco), ma come tutti i dischi di Pollini (o quasi) da prendere.
E’ doveroso anche ricordare che anni fa sono stati riscoperti dei brani per pianoforte, e pianoforte e orchestra non conosciuti: uno lo incise Emanuele Arciuli, un mio amico (e testimone di nozze civili) che ha ricevuto il Premio Abbiati due anni fa se ricordo bene: Paralipomenes A La Divina Commedia, da Années De Pelerinage [Deuxième année : Italie. Prima versione, inedita], CD Stradivarius  STR 33417. Successivamente Leslie Howard incise tutto. Tuttavia, non per partigianeria, l’incisione di Emanuele era bellissima (e fu molto apprezzata al tempo dalla critica specializzata).
Sempre almeno una quindicina d’anni fa furono riscoperti il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra e il De Profundis (versione precedente della Totentanz) sempre per piano e orchestra: sono rintracciabili su CD ASV (Steve Mayer, Pf – Tamas Vasary, Dir.)
Riferimento finale è ad un grandissimo pianista russo, che conobbi tanti anni fa (suonò in una sala dove c’erano solo dieci persone, io ero uno dei dieci; un altro l’avrebbe fatto? E dette il meglio!) e che è scomparso qualche anno fa : Nikolai Petrov. Secondo al Van Cliburn e al Regina Elisabetta di Bruxelles, pur essendo un signor pianista, non è stato conosciuto ai più. Tuttavia la sua incisone dei Sei Studi da Paganini, prima versione, si badi bene, è la più bella che abbia mai sentito (Melodiya) ed è molto apprezzata. Altra bell'interpretazione, ma della versione più conosciuta, è quella di Marc-André Hamelin (Hyperion).
Mancano tantissime altre cose, ma nessuno ha detto che questa carrellata fosse esaustiva. 

Pietro De Palma