martedì 29 aprile 2014

Andrea Gherzi : La sonata per pianoforte nel 1700 e 1800, Zecchini, Varese, 2009


Si tratta, a parere mio,  di uno dei contributi più interessanti degli ultimi vent’anni, per quanto attiene la critica musicale. 
 Quest’opera di Andrea Gherzi, nata come tesi di laurea (si sente il tono, e lo riconosce lui stesso nella prefazione) e poi gonfiatasi attraverso mille esperienze diverse, eredita da esse la scorrevolezza e la colloquialità, il voler parlare in maniera dotta senza far pesare la propria conoscenza, e nel tempo stesso il senso delle proporzioni, non dimenticando nulla, o cercando di non farlo, e nel tempo stesso condensando il tutto entro un guscio ben definito: ne vien fuori un’opera a tutto tondo che delinea il percorso storico e musicale di una forma nel passato assai studiata e usata ed oggi assai poco utilizzata: la Sonata per pianoforte.
A partire dal 1700 e per tutto il 1800, parlando cioè dei due secoli d’oro di questa forma di musica pianistica, Gherzi intrattiene il lettore con un discorso che ha toni sempre piuttosto sostenuti, e che scorre attraverso tutti i compositori maggiori (ma anche minori del tempo considerato). In sostanza, l’autore utilizza la forma narrativa, che ha fatto la fortuna dei libri rattaliniani,  esempio che mi viene più immediato per quest’opera, e realizza una forma di analisi meditata e comparata, che può andar bene agli studiosi di materia musicale, e nello stesso tempo, per il tono mai tecnicista, a quelli che vi si dilettano in quanto semplici appassionati.
Un libro, insomma, che mi sento di poter definire molto utile, tanto più che viene a colmare una lacuna nel panorama italiano, dedicata proprio a questo tipo di critica musicale: infatti, l’ultimo libro, veramente completo, e di un genere molto vicino a questo e si può dire di questo degno padre, è La Storia del Pianoforte di Piero Rattalino, opera che data 1982, se non mi sbaglio. Nel suo ambito, l’opera di Gherzi, direi, è soprattutto interessante per il lettore italiano che non abbia avuto la possibilità di rapportarsi con grandi testi della critica musicale, soprattutto straniera, non più disponibili in commercio, anche in relazione al fatto che l’autore dimostra di averli studiati o comunque letti : per es. i due volumi importantissimi di William S. Newman: The Sonata in the Classic Era eThe Sonata since Beethoven; le opere di Charles Rosen, quelle di Platinga, Einstein; ma anche quelle di Rattalino, Pestelli, e anche quella di Palazzolo, che si analizzerà più in là.
Solo un dubbio mi è rimasto: non capisco perché l’autore non spieghi perché ritenga interessante, in una nota a pag. 182, che le due compositrici Fanny Mendelssohn (sorella di Felix) e Clara Wieck (moglie di Schumann) possano aver composto la loro unica Sonata per pianoforte, nella tonalità di Sol minore. Se ho capito quello che Andrea Gherzi deve aver pensato, forse lui può aver notato il curioso legame che esiste tra le due sonate da loro composte e i propri rimandi maschili ( Fanny – Felix, Clara – Robert).
Il legame molto forte tra fratello e sorella (Felix – Fanny Mendelssohn) potrebbe essersi tradotto nell’adozione di una comune tonalità di impianto : Sonata in sol minore op.105 di Felix e Sonata in Sol minore di Fanny; e anche Clara Wieck Schumann potrebbe aver scritto una Sonata in Sol minore legandosi idealmente a Robert: Sonata in Sol minore – Sonata in Sol minore op.22.
La cosa per Clara, tuttavia, diventerebbe più complessa, secondo me: ho sempre pensato che quella tonalità di’impianto abbia significato una sorta di legame comune fra Clara, Robert Schumann (Sonata op.22) e l’amico fraterno, facente parte del circolo dei Davidsbundler (di cui faceva parte la stessa Clara Wieck) , Ludwig Schunke (Grande Sonata op.3); forse una dedica a Ludwig (prematuramente scomparso nel 1834), tenendo conto che nelle opere di Schumann e di Schunke vi sono continui rimandi incrociati (per es. tra la Sonata di Schunke e il Concerto di Schumann, per pianoforte): per essere più precisi, la Sonata di Schunke è del 1832, quella di Schumann è del 1839 (ma 1° e 3° movimento come notato anche da Gherzi sono del 1833, e il Finale del 1835), mentre l’opera di Clara è del 1842. E la cosa assume valore ancor più incisivo, se si tien conto del fatto che la Sonata op.3 di Schunke, del 1832, fosse stata dedicata proprio a..Robert Schumann (che a sua volta aveva dedicato all’amico la sua Toccata op.7).
Per quanto riguarda, invece, un possibile legame che unisca poi le due compositrici, non saprei a cosa pensare; se dovessi invece cercare di unire Robert Schumann a Felix Mendelssohn, un legame però  lo troverei: se la mia memoria non erra, Felix Mendelssohn fu uno dei Davidsbundler  ammesso in seguito al gruppo, coll'appellativo di Felix Meritis.  
Il libro io l'ho trovato molto ben scritto ed interessantissimo: è sicuramente una fonte preziosa di rimandi per chi come me è curioso di conoscenza e, ovviamente, è ancor più interessante per chi non si limiti a leggerlo, ma poi vada a ricercare discograficamente le opere da lui citate, cosicchè possa formarsi un'idea personale.  
Poichè  i libri debbono servire ad ampliare la conoscenza soprattutto per chi non sia passivo nel riceverla ma si industri ad accrescerla. 
Anche attraverso altre forme multimediali.

PIETRO DE PALMA

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