mercoledì 14 maggio 2014

Piero Rattalino : Chopin racconta Chopin

Piero Rattalino, classe 1931, è secondo me uno dei più grandi divulgatori musicali italiani, per quanto attiene al repertorio classico; e uno dei più grandi musicologi.
Oltre ad aver firmato innumerevoli serie radiofoniche, e un must ahimè mai più mandato in onda, almeno sui tre canali RAI, cioè la serie di trasmissioni dedicate a Glenn Gould, dopo esser stato docente per tanti anni di pianoforte a Milano, e poi (e lo è ancora) in alcune accademie italiane, ha soprattutto consegnato ad un pubblico attento (e poi anche affezionato) una serie di opere assai apprezzate.
Io, che Rattalino l’ho conosciuto e frequentato parecchi anni fa, posso dire che trattasi di una persona estremamente affascinante dal punto di vista intellettuale e altamente stimolante.
Mi attraeva di lui non solo la sua cultura musicale, ma anche  l’aneddotica di cui faceva sfoggio: mi ricordo per esempio, tanti anni fa, a margine di una conferenza concerto da lui tenuta, di un suo aneddoto su Muzio Clementi, veramente spassoso (e rivelatore di certi meccanismi della società dell’epoca).
Rattalino ha scritto molto in Italia (ho parecchi suoi libri autografati), ma io di lui riconosco sostanzialmente due periodi mediati da uno di mezzo: il primo periodo, quello dei grandi capolavori di critica discografica e storia della letteratura pianistica (La Storia del Pianoforte, Da Clementi a Pollini, La Sonata Romantica, Le sonate per pianoforte di Beethoven: Guida all’ascolto, Il Concerto per pianoforte da Haydn a Gershwin), un periodo di mezzo (Le scuole pianistiche, Schumann critico, Fryderyk Chopin: ritratto d’autore, Liszt o Il giardino d’Armida, Da Bunin a Plantè), il secondo periodo caratterizzato dai ritratti dei grandi pianisti (già tratteggiati ma in maniera sintetica in altre opere), e da lavori sia di natura prettamente tecnica (Manuale tecnico del pianista concertista, per es, oppure Il linguaggio della Musica.) sia divulgativo-aneddotica (Memoriale di “Pura Siccome”: La storia di Violetta, o La vera storia di Amadeus). A quest’ultimo periodo direi che appartiene anche Sergej Prokofiev: La vita, la poetica, lo stile. E’come se raccontasse davanti al fuoco una sua storia: che non è la sua, ma è come se lo fosse. Facendo leva anche sulla forza del sentimento e dell’escursus personale.
Tutto questo è presente nella sua ultima fatica: Chopin racconta Chopin.
E’ bene dire che chi cerca le descrizioni tecnico analitiche dei lavori chopiniani qui non troverà la propria meta: sarebbe meglio se si apparentasse al fondamentale studio di Belotti. No. Questo libro è una storia di Chopin raccontata da lui stesso: secondo me, Rattalino riprende qui il discorso che già aveva cominciato in Storia di Wolfango Amedeo Mozart scritta da lui medesimo.
Questa tendenza a rivelare gli aspetti più nascosti di Chopin si era già espresso nell’altro libro scritto su Chopin e pubblicato  parecchi anni fa: Fryderyk Chopin: ritratto d’autore. Tuttavia lì il soggetto parlante era lui, Piero Rattalino e l’oggetto.. Chopin; qui la cosa cambia: Rattalino si fa Chopin, si identifica o meglio si trasmuta nel genio polacco che racconta in prima persona la sua vita: in questo modo, l’aneddotica, che altrove poteva anche lasciare l’amaro in bocca, qui diventa rivelazione, confessione personale. Chopin parla, discorre della sua vita e di quella degli altri, dei suoi concorrenti nella vita musicale dell’epoca e dei suoi maestri, discorre di donne e di sentimenti. E in questo modo è come se ci facesse partecipi di un grande affresco della società e della vita di quel tempo: di questo Rattalino è maestro.
Più una ricreazione “Rattalino-dipendente” della realtà o una “Chopin-dipendente”?
Non lo so dire; certo è, che Rattalino ci mette molto di sé: da L’Ente lirico va in trasferta, Rattalino ne ha fatta di strada. Già quel libro illustrava con i suoi tratti molto graffianti (e spassosi nel paradosso, talora) la sua vita di direttore artistico itinerante. Ora passa all’estremo: si cala nella vita di un altro.
Certo è che non aggiunge nulla al mito di Chopin genio e compositore e non toglie nulla alla sua verve affabulatrice di divulgatore musicale.
A me è piaciuto.
Ma se proprio uno mi chiedesse di associare un libro al suo nome, direi senza dubbio: La Storia del pianoforte o Da Clementi a Pollini: sono i libri della mia giovinezza. Solo una cosa rimprovero a Rattalino, e glielo dissi tanti anni fa: il fatto che proprio lui, che ha scritto tanto e continua a farlo, non abbia mai pensato a realizzare un'opera che analizzasse compiuamente o cercasse di farlo, il Biedermeier pianistico. Non so chi mai potrebbe riuscirci con le stesse capacità sue. Forse una sola persona, ma a cui non interessa, credo.
Peccato.

Pietro De Palma        

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