mercoledì 9 luglio 2014

LA PRODUZIONE di DUSSEK PER TASTIERA: Le Sonate e i Concerti







Ritorniamo a parlare di Dussek, per dire che Stayer ha inciso un altro CD bellissimo, questa volta con la CAPRICCIO, un Cd di circa vent'anni fa (1995), ma veramente notevole: conteneva i Concerti per pianoforte in Sol minore op. 49, in Si bem. Magg. op.22 e a completare il CD, il Tableau “Marie Antoinette” op.23.
Notevolissima secondo me l’interpretazione del concerto in sol minore, che è reso con una tecnica indiavolata ed una cantabilità ad alti livelli (che io mi ricordi e che abbia sentito, i soli CD che potrei mettergli accanto, sarebbero quelli di Rudolf Serkin /G.Ormandy coi Concerti per pf. di Mendelssohn e il Capriccio Brillante, della CBS/SONY; e i 2 Concerti di Hummel op. 85 & op.89 con Steven Hough/B.Thompson, della Chandos (sempre di musica del genere, si intende).
Il Tableau Marie Antoinette, si spiega con il fatto che Dussek era uno dei musicisti della corte del Re di Francia, protetto da Maria Antonietta: con la Rivoluzione Francese, scappò dalla Francia e si rifugiò come molti altri esuli prima a Londra, e poi alla corte del Principe Luigi Ferdinando di Prussia (che morì a Saafeld nel 1807, combattendo contro Napoleone), il suo ultimo grande protettore ed amico: fra l’altro il principe di Prussia era anche un finissimo compositore ben più che dilettante (e secondo alcuni, di qualità espressive forse anche superiori a Dussek stesso), che ci ha lasciato veramente poco però: della sua produzione si fece interprete il Gobel Trio Berlin, per la Thorofon, dischi bellissimi, e interpretazioni all’altezza (Horst Gobel tra l’altro è pianista estremamente raffinato, grande beethoveniano): erano CD coi alcuni Trii, un Laghetto Varié un Notturno op.8, e, se non ricordo male, anche un Rondò per pianoforte e orchestra.
Al di là di Staier, abbiamo le interpretazioni degli anni ’70 di Frederick Marvin, reincise su CD Dorian (di difficile reperimento credo ), ma provenienti da matrici Genesis Records: Marvin fu lo riscopritore (negli anni ’70) di Dussek. Erano gli anni, in cui erano pubblicati grandi e importanti saggi sulla musica pianistica (ad esempio quelli di William S. Newmann) e notevoli opere monografiche, tra cui una su Dussek. Marvin si assunse l’onere di togliere la polvere di dosso dai suoi spartiti; ma, secondo me, era troppo americano per poter tentare un’operazione di questa portata.  Se si sentono i 3 CD pubblicati dalla Dorian, la sensazione è, che a parte una indiscutibile tecnica di base, essa fosse inappropriata per incidere Dussek: troppo concettualmente vicina al periodo romantico, stacchi di tempo troppo lunghi, riflessioni schumanniane più che dussekiane, forse anche pianoforti non adatti (forse senza forse, secondo me): l’esempio più lampante è come interpreti la Sonata op.77 “L’Invocation”. Beninteso, può tentare di capire ciò che voglio dire solo chi possegga almeno l’incisione, su vecchio LP Vox Turnabout, di questa sonata, eseguita, anzi no, "interpretata" da Rudolf Firkusny, un grandissimo, di cui parleremo prossimamente: straordinaria incisione, piena di contabilità, di fluidità digitale e melodica, di spigliata brillantezza, direi quasi, di riferimento.
                    
                                                                                                            2 - continua

Pietro De Palma

Nessun commento:

Posta un commento