sabato 12 luglio 2014

LAZAR BERMAN : The Deutsche Grammophon Recordings (10 CD).



Da una decina di giorni è disponibile il cofanetto con tutte le incisioni effettuate per la DGG da Lazar Berman.
Innanzitutto bisogna dire che alcune incisioni per parecchio tempo sono state disponibili nella serie Galleria (per es. i Concerti di Liszt con Carlo Maria Giulini e se non sbaglio le Corelli), a medio prezzo; e in altre serie. Però le altre..NO, le altre non lo erano. Anzi si può dire, senza sbagliare, che alcune  delle incisioni contenute in questo cofanetto erano da parecchi anni introvabili: parlo della ottava sonata di Prokof’ev, i Momenti Musicali, e di alcuni dei preludi di Shostakovich.  Io ho in vinile alcune delle incisioni qui presenti, ma non le getto sicuramente via: il vinile è il vinile: s’impolvera, si raschia, ma..se conservato bene rende un suono "caldo" che il CD non rende del tutto.
Il Cofanetto parrebbe avere solo un’unica defaillance, grave. Non contiene infatti la  Sonata in Si minore, “Venezia e Napoli” (supplemento al 2^ anno di pellegrinaggio) e il Mephisto Waltz N.1 di Liszt, anche se dette incisioni furono un tempo disponibili in LP (DGG 2530 766). Tuttavia, questa è una falsa considerazione, giacchè le incisioni sopra riportate di Berman, non furono approntate da DGG ma erano delle incisioni Melodiya riproposte da DGG in Occidente.
In altro modo, mi vien da dire, che stranamente, la DGG mette  a disposizione del pubblico italiano, questo bellissimo cofanetto. Oramai, infatti, mi sono abituato a vedere cose belle gravitare più in mercati esteri, che non in quello italiano: parlo per esempio del cofanetto The Liszt Legacy (CD ADD 0289 477 9527 8 GM) contenente incisioni di Benno Moiseiwitsch, Raymond Lewenthal, Egon Petri, Alicia de Larrocha, Claudio Arrau, alcune di esse assolutamente introvabili (parlo di Lewenthal ovviamente).
E così saluto con molto favore la pubblicazione in Italia del cofanetto di Berman, che mette a disposizione degli appassionati, cose veramente straordinarie: fra tutte, i Momenti Musicali di Rachmaninov: il quarto in Mi minore era sovente proposto come bis, e, tra gli allievi di Berman, c’è (/era) sempre chi lo ripropone (/va); una bellissima Seconda sonata di Prokofiev accanto alla colossale n.8;  il concerto di Ciaikoski, il n.1, quello con Karajan (di cui parla se non sbaglio Rattalino, citando un aneddoto in “Da Clementi a Pollini”); un estratto di scene da Giulietta e Romeo di Prokofiev; e, ovviamente, la migliore incisione in assoluto de Années de Pèlerinage.
Tutte incisioni rimarchevoli, beninteso. L’unica che non mi ha mai veramente convinto è quella dei due concerti di Liszt, con Carlo Maria Giulini: il direttore italiano, grandissimo è bene dirlo, si è contraddistinto nella sua maturità artistica , per la dilatazione dei tempi. Se questo può andare bene per alcune sinfonie o per taluni lavori sacri, certamente nel caso di Liszt e del Liszt giovanile del Concerto n.1 (è vero che fu terminato più tardi, ma è anche vero che la concezione è del 1830), stride considerevolmente, tanto più che nel primo concerto la parte solistica è in un certo senso sovrastante quella orchestrale, che, come in molti concerti biedermeier, si limita a fornire solo gli appoggi perchè il pianoforte possa in tutti i sensi dire la sua.
Così, se il Concerto n.2 ( concerto che ha momenti al calor bianco) risale nella concezione al 1839-40, un biennio significativo in Liszt in quanto vedono la luce i capolavori virtuostici, ha dei momenti lirici che mancano al primo, molto più contratto e nervoso, e vede quindi sostanzialmente un afflato comune ai due artisti, proprio il primo concerto, sintesi estrema del virtuosismo del  Liszt diciannovenne, quello del 1830 (terminato una ventina d'anni dopo circa e poi sottoposto a revisione in seguito), è quello dei due in cui si avverte come un certo attrito, che non noto nel secondo.
Chi si aspetta un'interpretazione simile a quella di Richter/Kondrashin dell'inizio degli anni '60 a Londra, è bene dire che forse sarà un tantinello deluso. Se invece ci si aspetta dal matrimonio Giulini/Berman il confronto di due colossi, in cui entrambi, nelle proprie sfere, riescono a far valere le proprie caratteristiche a fronte di un affresco d'insieme mirabile (peso del'orchestra sullo stesso piano di quello del pianoforte), allora si rimarrà soddisfatti.
Io, da Bermaniano incallito, vorrei tanto che un bel giorno uscisse una qualche incisione live, dei concerti di Liszt (sempre che esistesse, ovviamente!).
E rimpiango che non ci sia stata la volontà di far maturare altri incontri (sensazionali) di Lazar Berman con Abbado o con Bernstein o Karajan, direttori che forse, più di altri, per loro caratteristiche peculiari, meglio hanno dialogato con lui. 
Oltre a questo, cosa dire? E' uno dei cofanetti migliori che abbia visto negli ultimi tempi! Peccato solo che i CD, rispettando il minutaggio dei singoli LP, di cui sono la copia fedele, siano tanti e di esigua durata (anche se costano davvero nulla)! E che le note del libretto, a firma di Luca Chierici, pur incisive nella loro sostanza, non c'entrino nulla con le incisioni presentate, perchè illustranti altre opere interpretate da Berman, qui non presenti (Skrjabin, Schumann, Schubert, Liszt)!
Un clamoroso auto-goal, di chi ha curato questa edizione DGG, mi verrebbe da dire in tempo di Mondiali di calcio, come quello dell'assenza della seconda sonata di Prokofiev nella copertina del cofanetto.

Pietro De Palma

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