giovedì 21 agosto 2014

Davvero completa la “Byron Janis The Complete RCA Collection” ?




Byron Janis è una leggenda vivente.
Il grande pianista, indimenticabile interprete di Rachmaninov, Liszt, Chopin, Schumann, che negli anni 60, era a trent’anni, all’apice della sua carriera, cominciata a soli 19 anni con il contratto per la RCA e proseguita con trionfali successi in America e poi oltreoceano, e che da parecchi anni è affetto da un’artrite alle mani che ne ha minato la carriera, costringendolo a cercare altre strade, per esempio la composizione, ha compiuto l’anno scorso 85 anni, e per l’occasione la SONY-RCA ha voluto celebrarlo con un cofanetto che raccoglie tutta la sua storia discografica con la RCA, dal 1947 al 1959. Per l’occasione sono state rimasterizzate per CD alcune vecchie tracce mai prima riversate su CD, tra cui una versione inedita di Quadri di un’esposizione di Mussogrsky, oltre a rimettere a disposizione dell’appassionato, tutta la storia discografica RCA di questo mostro dell’interpretazione. Ma per quale motivo la RCA non preferì dopo dodici anni continuare il suo rapporto con Janis? Bella domanda! Alcuni dicono a causa della vittoria di Van Cliburn al Tchaikowsky.
Tra i vari brani, oltre a Mussorgski, sonate di Beethoven, pezzi vari di Chopin tra cui la Sonata n.2, brani di Bach, la Totentanz di Liszt, di Rachmaninov i concerti nn.1-3, di Schumann il Concerto, la Burlesca di Strauss, oltre ad una bellissima incisione della Rapsody in Blue di Gershwin.
Non poteva mancare una miscellanea di pezzi da virtuoso, e ovviamente la Parafrasi sul Bel Danubio Blu di Schulz/Evler/Strauss. Perché ovviamente? Perché Janis studiò con Josef e Rosina Lhevinne prima, poi esordì con Toscanini e la NBC Orchestra all’età di 15 anni, e poi fu preso come allievo da Vladimir Horowitz, di cui fu il primo allievo in assoluto. E di Josef Lhevinne è ricordata, tra tutte le sue incisioni, innanzitutto la Parafrasi sul Walzer di Strauss. Insomma…il massimo!

La collezione della RCA, contiene anche un DVD di Peter Rosen dedicato alla storia della vita di Janis, The Byron Janis Story, che attingendo a documenti, emozionanti filmati e interviste rivelatrici dello stesso Janis, fa il punto sulla sua storia, e soprattutto sul suo apporto al ristabilimento almeno di ponti culturali tra USA e URSS durante la Guerra Fredda, nel 1960. Infatti lui fu il primo pianista americano ad essersi recato in URSS. Poi parla della sua scoperta di importanti manoscritti (in pratica pagine dimenticate di Chopin) e della sua carriera di compositore, il tutto condito dalla sua incredibile tenacia e resistenza all’artrite psoriasica che l’ha colpito all’età di trent’anni ad entrambe le mani ma che non gli ha impedito di continuare a mietere successi.
L’annuncio delle sue condizioni oramai gravi che gli impedivano di suonare come avrebbe voluto, venne dato dalla moglie dell’ ex – Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, Nancy Reagan, dopo un suo concerto alla Casa Bianca, nel 1985.
Devo dire che io ignoravo che Janis fosse stato colpito dalla grave patologia, ma un motivo doveva pur esserci se aveva lasciato inopinatamente le sale di incisione e i concerti. Un po’ quello che accadde anche a Gary Graffman (grande virtuoso americano) colpito da paralisi, a Leon Fleisher (altro grande pianista americano, colpito sempre da paralisi) e recentemente a Michael Ponti, uno dei più noti pianisti virtuosi americani per la sua sterminata discografia di opere pianistiche da far rabbrividire.
Ma ci ha pensato il mio amico Aldo Lotito, grandissimo collezionista, uno dei maggiori se non il maggiore del Sud Italia, a sanare la mia lacuna, regalandomi, per il mio cinquantesimo genetliaco, il DVD, che viene venduto anche separatamente.
Di Janis avevo le incisioni di Rachmaninov, i Concerti di Liszt ed il Terzo Concerto di Prokofiev  incisioni effettuate per la Mercury.
Ancor oggi quelle incisioni sono straordinarie per ampiezza di dinamica, perché originariamente furono effettuate con tre microfoni, che assicurava al tempo il massimo della resa sonora ed un’incredibile presenza, tanto che fu coniata l’espressione “living presence”. Inoltre furono al tempo in certo rivoluzionarie, perché furono effettuate con tecnici del suono americani inviati in URSS per catturare registrazioni con grandi direttori sovietici degli anni della Guerra fredda: per es. uno di essi fu Kirill Kondrashin.
Avendo maturato la volontà di procacciarmi questo box di 11 CD, ho notato per caso – e poi andando a cercare mi sono accorto che avevo ragione – che in questo cofanetto, annunciato come contenente l’integrale delle incisioni effettuate per la RCA, mancano delle cosette. Io non trovavo una bellissima incisione del 10^ Studio Trascendentale, ma anche il Sonetto del Petrarca 104 e la Consolazione n.5 di Liszt che sono stati già incisi: in particolare il primo brano cui ho fatto cenno, lo Studio Trascendentale fu inciso per la RCA Victor nel 1957, mentre gli altri due mi sono accorto che dovrei possederli da qualche parte perché furono inseriti nella collezione dei Pianisti del XX secolo della Philips. Invece del quarto brano mancante non sapevo nulla, ma su un sito americano ho scoperto che è uno dei Notturni di Chopin, uno dei più famosi, quello in Re bemolle maggiore op.27 n.2, preventivamente inciso su LP, ma mai più rimasterizzato su CD.
Perchè queste dimenticanze ? Booh.
Per il resto, un pezzo di storia in CD (e DVD).

Pietro De Palma

mercoledì 13 agosto 2014

“Glenn Gould : un mito del nostro secolo”





I Mondiali ’90 non videro l’affermazione solo di Totò Schillaci, con il quale rimediammo un terzo posto, ma furono forieri anche di altro: di notte, dopo le partite, RaiTre trasmise Glenn Gould: un mito del nostro secolo”.
Ci fu qualcuno di noi, intendo quelli a cui interessava rimanere alzati fino a tarda notte, ma d’estate non è difficile soprattutto se fà caldo, che rimase lì a gustarsi il ciclo di puntate dedicate al grande pianista canadese e presentate, ma meglio sarebbe dire “introdotte e commentate” da un musicologo italiano che allora era all’apice della sua fama: Piero Rattalino.
Tuttavia, quando ci furono i Mondiali di Italia ’90, io all’inizio non sapevo nulla della serie dedicata a Glenn Gould, per la qual cosa persi parecchie puntate.  La seguii in altro tempo, uno-due mesi dopo, quando fu convenientemente replicata ad un orario più consono, intorno alle 14,30, a causa dell'ondata di proteste che c'era stata. 
All’epoca riuscii a registrare alcune puntate, non tutte. Successivamente, non ricordo l’anno, ma si era verso il 1994-95 se ricordo bene, mi trovai per caso a sapere che sarebbero state trasmesse da RaiTre, a pomeriggio inoltrato, delle puntate che non erano state mai trasmesse, un’appendice di 3, dedicate alle Variazioni Goldberg e commentate da un Rattalino un poco più anziano: quelle le registrai.  Poi Francesco Libetta mi dette una serie di registrazioni di Glenn Gould senza il commento di Rattalino. Da qualche parte le ho a casa dei miei. Lì dovrebbero esserci anche delle registrazioni video di un programma che era trasmesso da RaiTre – di mattina d’estate – Raitre Tortuga, che trasmetteva, sempre con la presentazione di Rattalino (ma ricordo che c’erano  anche altri musicologi, tra cui Lorenzo Arruga), una serie di registrazioni d’epoca di Concerti Live o in studio, televisive, di celebri pianisti: Curzon, Gilels, Pollini, Ciani, Clidat, Weissenberg.
Quando fu trasmessa per la prima volta, durante i Mondiali di Italia ’90, la serie di Glenn Gould, registrò - dicevamo - una serie di indignate proteste: anche allora ci si indignava che la cultura, che sarebbe dovuta essere la matrice di cui RaiTre andava fiera, era relegata in seconda scena, e finiva per essere sempre l’ultima ruota del carro, sacrificata ad altri programmi. La Musica classica è sempre stata vista come una nicchia, riservata ad un pubblico colto, di classe medio-alta e quindi “non popolare”: il primo a sghettizzare la Musica classica, e nel caso suo, la musica pianistica, da questo falso clichè, era stato Maurizio Pollini, che aveva inaugurato una serie di concerti a prezzi popolari, per poter essere apprezzata anche da studenti e operai. Ma evidentemente, la tendenza a dimenticarsi della Musica relegandola in secondo, terzo o quarto piano, è rimasta nel tempo. Oggi con Rai 5, che è dedicata solo alla cultura, è possibile sentire dei concerti ad orari più normali, ma finchè non è stato inaugurato un canale tematico dedicato, come sappiamo, i musicofili hanno dovuto penare abbastanza.
Riporto degli estratti dall’articolo, dal titolo “C' E' GLENN GOULD AL PIANOFORTE, MA NESSUNO LO SENTE”, a firma Pietro Agosti apparso il 16 giugno 1990 su La Repubblica:
“Anche se pochi lo sanno, in questi giorni si sta consumando un piccolo delitto culturale. Raitre sta mandando in onda un programma eccezionale per almeno due aspetti. Il primo è la qualità delle riprese filmate. Il secondo il livello del commento che le accompagna e le introduce. Dov' è il delitto dunque, se così stanno le cose? Sta nel fatto che si tratta di un programma praticamente, e come vedremo anche teoricamente, invisibile. Ma andiamo con ordine. Il programma si chiama Un mito del nostro secolo, Glenn Gould. Glenn Gould è stato una delle più travolgenti personalità pianistiche del secolo. Un rivoluzionario lo definì a suo tempo Massimo Mila. Il suo modo di suonare il piano è stato giudicato ora eretico ora impareggiabile, comunque sono stati tutti d' accordo nel dire che nessuno, prima, aveva suonato come lui. Il pianista canadese morì nel 1982, a soli 50 anni… Di quest' uomo e di questo artista eccezionale, esiste per nostra fortuna un' abbondante documentazione filmata delle sue prove, nata da una co-produzione franco-canadese. Raitre acquistò a suo tempo il programma che, affidato alla cura di Rosaria Bronzetti e alle presentazioni del maestro Piero Rattalino, sta ora andando in onda. A questo punto bisogna chiedersi di nuovo: dov' è il delitto di cui si parlava all' inizio? Nel fatto che la direzione di Raitre, non essendoci misteri da svelare sulla scomparsa del pianista Glenn Gould, non trattandosi insomma d' un giallo, ha relegato le bellissime puntate del programma in orari ampiamente notturni, forse confidando nel fatto che ubriachi di calcio gli spettatori non se ne accorgano. Invece la cosa non è sfuggita (tra gli altri ha garbatamente protestato il critico di Repubblica Beniamino Placido). Soprattutto non è sfuggito che Raitre ha voluto per così dire raddoppiare le sue colpe. Annunciata per mezzanotte e mezza, una delle puntate è stata trasmessa all' una e un quarto del mattino. Una concezione delittuosa della cultura, una mancanza di rispetto per gli spettatori.”.
Agosti citava Beniamino Placido, illustre critico scomparso qualche anno fa: in sostanza caricava e reiterava quello che l'altro aveva scritto il 9 giugno, sempre su La Repubblica, in un articolo intitolato “CHE SFIDA RAGAZZI ASCOLTARE GOULD!” (cito l'ultima parte):





“…Guarda che la musica è una sintassi senza semantica. E' una architettura senza significato. Smettila di essere così cafone. Cerca di capire com' è fatta, come funziona. Smettila di chiederti cosa significa quella tal sinfonia: di Brahms, o di Beethoven. Obbedisco. Ubbidendo mi sono preparato ad ascoltare queste ventiquattro trasmissioni di Glenn Gould, presentato da Piero Rattalino, su RaiTre. Non ci poteva essere occasione migliore. Questo pianista canadese che abbandonò l' attività concertistica a trentadue anni e morì a cinquanta, nel 1982, è un genio, un mito del Novecento. Suona in modo evidentemente ispirato. Talvolta, addirittura invasato. Poi ci sono le spiegazioni di Piero Rattalino. Sono difficili, certo. Ma non meno difficili sono le dissertazioni sulla difesa a zona, che risuonano nell' onnipresente Processo ai Mondiali. Però il Processo ai Mondiali di Biscardi, e le altre centocinquanta trasmissioni di commento ai Mondiali vanno in onda in ore da cristiani. Quando la mente è ancora sveglia, il sensorio vigile, e con un po' di fatica si riesce a capire se la nostra squadra, che stasera debutta (RaiUno, 20.45) deve difendersi il patrio suolo a zona o a uomo. Cos' è meglio per la Patria? QUESTO CICLO SU GLENN GOULD va invece in onda dopo mezzanotte. Quando la mente è appannata, il sensorio spento. E la voglia di dormire è arrivata. Perché fa questo la nostra Rai-Tv? Perché fa questo RaiTre? Perché fa questo il suo bravissimo direttore Angelo Guglielmi? Forse una spiegazione c' è. La trovo nell' ultimo libro sulla musica che sto inutilmente leggendo. L' ha scritto un tal Peter Kivy. E' dedicato alla Musica Pura (Music alone. Philosophical Reflections on the Purely Musical Experience). E' stato pubblicato l' altr' ieri dalla Cornell University Press. NON VE LO CONSIGLIO. Ve lo riassumo. La musica esprime specie nei momenti più ardui del contrappunto nient' altro che la difficoltà, la complessità, l' impresa paradossale, la sfida affascinante del fare musica. E non fa la stessa cosa RaiTre? Mettendo Glenn Gould dopo mezzanotte pratica una sintassi senza semantica, senza significato. Ci fa capire, virtuosamente, che lei il suo dovere nei confronti della musica l' ha fatto. L' ha messa. Poi chi l' ha sentita, l' ha sentita. Chi s' è visto s' è visto. Non la capisco, non mi piace, questa musica di RaiTre.” Articolo divertente, sarcastico e che faceva riflettere. Ma tanto ! Di un Beniamino Placido al top, che sapeva cogliere da par suo la contradditorietà di una scelta televisiva.
Questo accadeva nel 1990. 
Col tempo, francamente, mi sono pure scocciato di rimanere fino a notte fonda, per assistere o registrare taluni concerti, perché, a causa dello sforamento ripetuto del palinsesto, il giovedì notte, per molto tempo, è avvenuto molto raramente che le trasmissioni iniziassero all’ora annunciata! E’ da dire anche che però le cose più ghiotte le ho beccate o le ho viste tanti anni fa (per esempio la serie completa delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven interpretate da Uto Ughi e Tàmas Vasary, di cui recentemente RAI 5 ha riproposto qualcosa, mi hanno detto).
Non capisco perché non vi sia più l’attenzione di una volta, anche sulle altre reti Rai, se non in occasione di eventi luttuosi o comunque rari, a trasmettere programmi di natura musicale: parlo degli appuntamenti che andavano su Raiuno il sabato mattina (presentati da Luigi Fait, se ricordo bene) o in prima serata,
addirittura, quando cominciò a trasmettere Raitre: vi ricordate la serie delle nove sinfonie di Beethoven affidate a Karajan coi Berliner? Vi ricordate tutta la serie di Leonard Bernstein? Vi ricordate le trasmissioni dedicate a Celibidache introdotte da Paola Isotta? O quelle dedicate solo ad Arturo Benedetti Michelangeli? O Lorenzo Arruga che introduceva le varie opere al pianoforte? O quelle introdotte da Roman Vlad? O la serie sul balletto introdotta da Vittoria Ottolenghi?
O anche i mitici concerti trasmessi da Rete 4, la domenica mattina, alle ore 10 ?

Certo è che, ad oggi Glenn Gould, oltre che essere stato proposto ovviamente dall’industria discografica in tutte le salse, è stato anche oggetto di un libro famoso della Adelphi (pubblicato parecchi anni fa) : L’ala del turbine intelligente; e di una pellicola cinematografica (presente attualmente in DVD): Trentadue piccoli film su Glenn Gould.

Glenn Gould: un mito del nostro secolo” fu proposto tre volte (dalle notizie che posseggo), ma può darsi che mi sia sfuggita qualche altra riproposizione. Per chi volesse, parecchie puntate (non so se tutte) di quel mitico programma, sono presenti e visionabili su Youtube, ma chi invece volesse possedere tangibilmente tutte le testimonianze video, può oggi realizzare il suo sogno, acquistando il cofanetto che la Sony Classical ha messo a disposizione sul mercato, un vero must: contiene tutte le registrazioni video, dal 1954 al 1977. Si basa su “Glenn Gould on Television – The Complete CBC Broadcast”, per oltre 19 ore di visione.

Siccome, ha un certo costo, consiglio chi fosse interessato, di stare all’erta e di approfittare delle varie offerte che vari negozi, soprattutto quelli grossi, fanno di tanto in tanto: io per esempio l’ho acquistato approfittando dello sconto del 40% su CD e DVD, applicato da un certo Mediastore nella mia città.

Comunque, l’opera, a mio parere, è fruibile di più da chi abbia dimestichezza già con l’opera dello scomparso pianista canadese, mentre chi non lo conosce, è meglio che si avvicini utilizzando gli apporti in video della serie televisiva, introdotti da Rattalino: questo perché, lui, didatta e storico della letteratura e della discografia pianistica, in ogni puntata si sofferma su un particolare aspetto di Glenn Gould, cose che al pianista già di un certo livello possono apparire inutili, ma che per quello alle prime armi o per il semplice appassionato, diventano spunti interessantissimi per conoscere il personaggio più compiutamente: per esempio, mi ricordo che in una delle primissime puntate, non ricordo se la prima o la seconda, parlava di Glenn Gould, paragonandolo a Liszt, per le sue doti declamatorie e mimiche, per la sua interpretazione visiva oltre che sonora di brani che, ascoltati solamente, perdono innegabilmente buona parte del loro fascino; oppure quando paragonava la sua mano a quella di Chopin, spiegando il perché o il per come di tante cose.


Pietro De Palma