martedì 30 settembre 2014

Ricordi di gioventù: Schneiderhan, Oistrach, Zhukov, Richter...

Quando ero giovane, sentivo LPs. E siccome non mi bastavano quelli che trovavo nei negozi Ricordi, Messaggerie Musicali e quant'altro (Discorama, Ranieri, e altri, oggi tutti scomparsi... a Bari), sentivo il bisogno di spaziare e di procurarmi nuovi stimoli altrove. Uno di questi posti mitici era l'Associazione Italia - URSS di Roma, in Piazza dell'Esedra.
I CD c'erano già, ma sui vecchi LP si trovavano cose che ancora non erano state riversate (e parecchio non lo è stato più). Mi ricordo quando salivo quelle scale ed entravo in quell'appartamento con una bandiera rossa con  la falce e il martello su una parete e su un'altra c'era il ritratto di Lenin se non ricordo male. Siccome mi piaceva, chiedevo che mettessero l'inno nazionale sovietico. E così, pur con difficoltà, si creò un certo discorso, fatto di sillabe, apprezzamenti e altro. Non si parlava di politica (non ero comunista) ma delle glorie russe: gli scacchisti e i musicisti.
Il settore riservato ai dischi in vinile non era molto grande, sicuramente molto, molto, molto meno di quanto nello stesso periodo esponeva Ricordi a Bari; ma...i pezzi erano uno meglio dell'altro! Con avidità, come un troll che trovi il tesoro dei Nibelunghi, scartabellavo le varie copertine, alla ricerca di quello che potesse interessarmi. Mi ricordo un Lp che acquistai di Rodion Schedrin, che conteneva l'Oratorio (badate bene, l'Oratorio) "Lenin vive nei cuori della gente", quasi una blasfemia, quasi che Lenin fosse diventato Dio; ed un altro, dello stesso autore, con il suo Concerto per Pianoforte eseguito da Nikolai Petrov. O un cofanetto con tesori della musica per violoncello e pianoforte di compositori russi dell'Ottocento (c'era Anton Rubinstein, ma anche altra gente di cui non avevo mai sentito parlare).
Devo dire che in realtà andavo alla ricerca dei miti sovietici: Niehaus, Richter, Oborin, Gilels, Oistrach. E di tutta una serie di concertisti di valore venuti dopo : Mogilevskj, Zhukov, Petrov.
Di Richter mi ricordo che trovai le Sonate di Schubert D.575, 625, 894, 958,959,960; di Zhukov, i Concerti nn.2 -3 e Fantasia da Concerto di Tciaikowsky,
i Concerti di Medtner e Balakirew; di Mogilevskj, un disco di Chopin, idem per Niehaus. Di Petrov, Liszt. E molto altro: parecchio anche con Oistrach. E dischi con Lazar Berman.
Stamattina ne ho trovato uno con scritte in cirillico e lo stemma tipico dei dischi della Melodiya, di David Oistrach e Frieda Bauer: il Gran Duo per violino e pianoforte e la Fantasia D.934 di Schubert.
Devo dire che nel Duo, i due eccellevano: non credo di aver mai sentito niente di meglio.Ma la Fantasia..beh su quello ho qualche riserva.
La Fantasia è un'opera che appartiene all'ultimo periodo schubertiano, un lavoro di grande cantabilità (come è prassi in Schubert) ma anche grande melanconia. L'esecuzione di Oistrach (la Bauer era ottima accompagnatrice ma null'altro) è tecnicamente ineccepibile, ma, al di là della dedizione e della professionalità, risulta a mio parere vuota, soprattutto perchè non riesce a cantare, ad abbandonarsi. Il fatto è che il secondo movimento presenta una serie di variazioni su un lied "Sei mir gegrusst" (un po' come aveva fatto tempo prima con il Quintetto con piano "La Trota"in cui presentava della variazioni su "Die Forelle): già il lied è intensamente passionale, figurarsi la resa del duo! Devo dire che la mia critica è partigiana, perchè questo brano è uno di quelli che prediligo nella musica cameristica di Schubert, e perciò sono esigente: mi piacque molto l'interpretazione che ne dette la Mullova tempo fa (la sentii anni fa in concerto con Katia Labeque, una nota pianista che suonava in coppia con la sorella: i pezzi del Recital li ho ritrovati in un CD fatto dalle stessi interpreti, bellissimo),
e mi piace ancora parecchio ascoltare la grande interpretazione cantabile, appassionata e distesa che ne dette Wolfgang Schneiderhan, un grande violinista austriaco che incise decadi fa per DGG (la sua interpretazione era contenuta in un cofanetto Privilege). Il fatto è che Schneiderhan era austriaco e quindi è come se suonasse la musica di un compositore nazionale: quando cavava le note e le melodie dal suo violino, si abbandonava ed è come se cantasse lui stesso Schubert.
Peccato che si sia persa memoria di questo grande violinista! Non so, ma ho come la sensazione che se non avesse aderito al Partito Nazista dopo l'Anschluss, oggi sarebbe più ricordato. Ma, che avesse aderito entusiasticamente o no al Partito Nazista (magari per calcolo opportunistico) a noi cosa importa? Qui si parla di interpretazioni, non di credi politici. Eppure ancor oggi Cortot è ricordato: pochi sanno che aderì entusiasticamente al governo collaborazionista del Maresciallo Petain!
Il disco con la sua interpretazione, faceva il paio con le sonatine e il Gran Duo. Devo dire in tutta onestà che, se l'interpretazione delle sonatine era perfetta (come lo è a parere mio quella di Gidon Kremer: lavori leggieri, i primi di marca haydniana) così, nel Gran Duo, lasciava qualche titubanza (non esecutiva, ma interpretativa). Nel cofanetto, che è stato uno dei più utilizzati quando avevo una ventina d'anni, c'erano anche i lavori per trio affidati ad un mitico trio italiano, il Trio di Trieste (Zanettovich, Baldovino, De Rosa).


Pietro De Palma

sabato 20 settembre 2014

Francesco Libetta : Strauss, Godowsky, Debussy, Liszt / La Roque d'Anthéron. Un film de Bruno Mosaingeon (DVD Naïve)

Francesco quando registrò la sua performance al Festival de la Roque d'Antheron, che si tiene ogni estate in Francia, aveva 34 anni: era a quel tempo al massimo della sua attività mediatica.
Dopo che era esploso in Italia nei primi anni '90 come puro virtuoso del pianoforte, senza esser passato per le varie accademie - che offrono sì grandi insegnanti e grandi prospettive ma solo a patto di esservi inseriti e di farne parte - ma solo avendo frequentato e avendo preso lezioni da importanti piansiti e docenti italiani e francesi, dopo il diploma in Italia, Francesco Libetta cominciò a farsi sentire e vedere altrove: Francesco Libetta ha studiato in Italia con Vittoria De Donno, Igino Ettorre e Gino Marinuzzi, in Francia con Jacques Castérède. A Parigi ha seguito i corsi di Pierre Boulez, Tristan Murail e Pierre-Laurent Aimard presso l'IRCAM. A Mosca ha seguito lezioni di direzione d'orchestra con Gennadi Roshdestvenskij .
Cominciò alla fine degli anni '90, parallelamente al suo consolidamento nelle sale da concerto italiane (soprattutto a Milano) in quanto solista e altrove anche come direttore di Festival (Festival di Rabbi dedicato ad Arturo Benedetti Michelangeli), un passa parola, fatto non solo di parole sussurrate ma anche di cassette video (VHS) che venivano prestate o inviate anche oltre oceano (Youtube non era ancora nato). Così, le sue performances stratosferiche che gli avevano valso l'attenzione dei media (ma non quella dei critici discografici: è un vecchio discorso quello secondo cui tipi come Francesco Libetta, o Aldo Ciccolini o Sergio Fiorentino, molto conosciuti e apprezzati all'estero, non hanno mai ricevuto molta considerazione da parte della critica discografica italiana specializzata), soprattutto a riguardo dell'interpretazione di tutti gli Studi sugli Stusi di Chopin/Godowsky, eseguiti in concerto dal vivo, alla sala Giuseppe Verdi di Milano, nell'ambito delle Serate Musicali, in due appuntamenti distinti, a distanza di un anno l'uno dall'altro (7 bis concessi nell'ambito del primo: io c'ero, assieme a Silvia Limongelli, Emanuele Arciuli, Piero Rattalino e altra gente; ma c'ero anche al secondo, in compagnia quella sera sempre di Silvia; mi ricordo che dopo il concerto, incontrai vicino al camerino di Francesco, Roberto Corlianò, che insegnava in quegli anni a Cremona, e che conoscevo già, avendo vissuto a Bari: su youtube ci sono delle sue registrazioni video, tra cui quella notevole sul Mosè di Thalberg-era il suo cavallo di battaglia - e qualche sua trascrizione, mi pare una dalla Traviata) intorno alla metà degli anni '90 ( 1995/1996, se non ricordo male).
In una intervista, Francesco rivelò che fu Marco Falossi ad aver registrato una VHS e averla fatta arrivare a Piero Rattalino (penso che si riferisse al secondo concerto, perchè mi ricordo che Rattalino non c'era, mentre era presente al primo) e come da lì avesse fatto il giro del mondo. Fu tramite essa stessa, che Ivan Davis in America fece il nome di Libetta a Gisela Brodsky organizzatrice dei concerti Discovery di Miami (Ivan davis insegnava alla Miami University) e poi Bruno Masaingeon lo conobbe. Tutto nacque da quei due fortunatissimi concerti.
Io Francesco l'avevo conosciuto per caso, tempo addietro, andando ad un suo concerto al Circolo Unione di Bari (mi ricordo che eseguì il Primo tempo della Sonata di Alkan e lo Studio di Ligeti "l'Escalier du diable" fra le altre cose) e poi diventando amici, fu lui a farmi conoscere Gabriele Rota, che insegnava Lettura della partitura al Conservatorio di Bari (ora è Docente del Conservatorio di Milano) e che stava cominciando a incidere dischi di pianoforte a quattro mani con Tiziana Moneta (in seguito solo per La Bottega Discantica): a quel tempo suonava musica da camera e componeva (compone tuttora) musica polifonica. Francesco e Gabriele furono, al tempo, miei testimoni di nozze.
La conoscenza si era allargata, e molto spesso ero andato a trovare Francesco a Nardò, dove abitava (ogni volta che andavo a trovarlo non potevo non andare a trovare suo nonno, che a sua volta faceva di tutto per farmi ingoiare un fortissimo nocino che faceva lui), e ovviamente a sentire suoi concerti. Prima di Milano aveva già inciso un CD con una serie di ninnoli (ha mantenuto questa tendenza, che è una derivazione del suo amore dei grandi pianisti di fine ottocento - inizio novecento: De Pachman, Friedman, Levitzky, Rosenthal, Risler, Michalowski, etc..).
Comunque sia quelle due fortunatissime serate a Milano lo fecero improvvisamente conoscere dappertutto.
Nel 2000 fu invitato a Miami a suonare dal vivo al Festival omonimo, e la sua fama si diffuse in America, dove iniziò ad incidere per la VAI. Infine nel 2002 avvenne la sia consacrazione in Francia.
Dal suo concerto a La Roque d'Antheron, filmato e montato da Mosaingeon (lo storico amico di Glenn Gould), fu tratto un celeberrimo DVD, distribuito da Naive, e messo in vendita dal 2003.
Quel DVD ovviamente lo posseggo ( e ne posseggo molti altri della stessa serie "Les Pianos de la Nuit", esaurita, ma di cui di tanto in tanto si trovano ancora alcune copie: Berezovsky, Ėliso Virsaladze, etc..). Quando fu messo in vendita, riportò un grandissimo successo: meritò il Diapason d'Or e lo Choc de Le Monde de la Musique che sono i 2 riconoscimenti più importanti discografici in Francia e alcuni dei più noti del mondo, a testimoniare la grande qualità interpretativa (e anche tecnica) di quel DVD.
Il contenuto del DVD Naive DR2101, era quantomai impegnativo:
Standchen opus 17 Number 2 (R Strauss arr. Gieseking). Till Eulenspiegel opus 28 (R Strauss arr. Edouard Risler). Etude Number 47. Etude Number 22. Etude Number 28 (Chopin / Godowsky). L'isle joyeuse (Debussy). Rondo in E flat major (Hummel). L'Escalier du diable (Liszt). Etude en form de valse opus 52 Number 6 (Saint-Saens). Pas de deux from The Sleeping Beaty (Tchaikovsky). Les Quatre ages (Alkan). La nymphe de Diane from Sylvia (Delibes).
Alcuni di questi brani li avevo già ascoltati in concerti pubblici (vd. sopra), altri Francesco li aveva già incisi (Hummel: Rondo Favori in Mi bem. Magg.), altri ancora li avevo già sentiti in audizioni private: mi ricordo per es. il Till Eulenspiegel opus 28 (di R. Strauss arr. Edouard Risler), difficilissimo, che Francesco mi aveva fatto sentire nella sua casa di un tempo a Nardò, un pomeriggio d'inverno che ero andato a trovarlo, sul pianoforte di Arturo Benedetti Michelangeli, cedutogli dalla moglie del pianista bresciano. Altri ancora li avrei sentiti altre volte da allora: per es. l'Etude en form de valse opus 52 Number 6 di Saint-Saens, difficile, molto difficile, ma di una materia sonora talmente indefinita che è molto facile banalizzare: Francesco invece  lo suona superbamente, perchè possiede una sensibilità ed una raffinatezza altissime. L'unico neo, se proprio dovessi trovarne, è che molto spesso si lascia rapire da un eccesso di raffinatezza: così per esempio nel finale della Tarantella di Bravura su la Muta di Portici di Liszt (incisa in un CD Arkadia), che dovrebbe essere orgiastico nella sua esplosione finale (vd. Czyffra) e che invece con Francesco si introflette.
Sempre al 2003 risale un altro superbo video di Libetta, montato da lui e prodotto dall'etichetta statunitense VAI, "Libetta in Lecce - The Art of Virtuoso", risultato in altre parole della registrazione di un suo concerto tenuto al Teatro Paisiello di Lecce, in data 22 marzo 2002.
Il concerto live originale precede di qualche mese l'esibizione in Francia ma la sua pubblicazione e diffusione fu posteriore. Il programma è diverso, da quello di Naive, ma non per questo meno interessante. Si tratta di un insieme di brani, alcuni prettamente pianistici (Beethoven, Chopin, Brahms, Debussy, Saint-Saens) riservati quasi tutti  alla seconda parte, altri di derivazione chiaramente ballettistica. Noto le Variazioni su Paganini di Brahms, che Francesco ha suonato in concerti all'estero varie volte, ma che in Italia poche volte ho sentito, brano di grande virtuosimo che solo i grandi virtuosi hanno, e la Polacca op.53 di Chopin, che Francesco eseguiva dilatandola al massimo, ma non facendo perdere nulla del suo fascino (o semmai accrescendolo). La Polacca l'ho sentita parecchie volte. Molti anni fa, al Politeama di Lecce, la suonò assieme ad una esecuzione davvero strabiliante del Capriccio Spagnolo di Moritz Moszkowski. L'esempio di Francesco era (è ancora) l'esecuzione di Josef Hofmann congelata in disco, e devo dire onestamente, si avvicina moltissimo. Peccato che non l'abbia ancora inciso, con quel senso delle proporzioni e quel minutaggio sbalorditivo che non ha eguali nei tempi moderni (tranne l'esecuzione pure strabiliante, ma di quella c'è mi pare un video su youtube, di Stephen Hough, un altro grandissimo virtuoso contemporaneo, allievo di Cherkassky, passato anche lui per l'amore delle raffinatezze fine secolo).
La VHS di cui propongo le immagini avanti e retro, è stata rieditata recentemente in DVD.



La dedica, personale, mi fu fatta in occasione del mio quarantesimo compleanno, undici anni fa.

Part 1

1. Opening Credits

2. Commentary -
Giuseppe Pastore, musicologist
Beethoven (17701827):
Sonata No. 18 in E-flat,
Op. 31, No. 3
3. I Allegro
4. II Scherzo Allegretto vivace
5. III Menuetto Moderato e grazioso
6. IV Presto con fuoco
7. Commentary -
Fredy Franzutti, choreographer
8. Delibes (18361891):
Passepied
9. Chaminade (1857-1944):
Les Sylvains
10. Schubert (1797-1828):
Ballet Music from Rosamunde (transcription by Godowsky)
1 Ravel (18751937):
La Valse
(transcription by the composer)
12. Commentary -
Pasquale Romano, count 




Pietro De Palma

Part 2

13. Chopin (1810-1849):
Souvenir de Paganini
14. Chopin: Tarantelle
15. Chopin: Mazurka in A minor (1841)
16. Commentary -
Elvira Romano, teacher
17. Commentary -
Anna Palmieri, bookseller
Brahms (1833-1897):
Variations on a Theme by
Paganini in A minor, Op. 35
18. Book I
19. Book II

Encores
20. Debussy (1862-1918):
Claire de lune
21. Saint-Saëns (1835-1921):
Le Cygne (The Swan)
(transcription by Godowsky)
22. Chopin:
Polonaise in A-flat, Op. 53
23. Closing Credits 


sabato 6 settembre 2014

Dina Ugorskaja - Schumann ( Gesänge der Frühe op. 133, 7 Fughetten op. 126, Kreisleriana op.16, Geistervariationen, WoO 24) - BR Klassik)



Quando avevo 16 anni sentivo esclusivamente musica classica: mi rinchiudevo nella mia stanza e sentivo Schumann, soprattutto lo Schumann pianistico, anche se anche quello cameristico lo collezionavo (e i suoi Quartetti nel 1980 non è che fossero così conosciuti, discograficamente parlando!).
Tra i brani di Schumann che prediligevo (che prediligo, ma gli LP che sentivo in quegli anni, li sento rarissimamente, in quanto sono custoditi a casa dei miei ) c’erano le Waldszenen, Kreisleriana, Studi Sinfonici, Toccata e le 3 sonate. Col tempo, però cominciai a sentire soprattutto le sue ultime composizioni, concepite quando cominciarono i suoi problemi neurologici.
I brani dei quattro anni estremi della sua stagione creativa, 1850-1854, rappresentano, a parere mio, il massimo, se non a livello prettamente tecnico, a quello spirituale, che Schumann abbia mai composto.
Basta sentire le tre sonate per violino e pianoforte, per capire cosa voglia dire: le prime due piene di pathos e di espressività, e la terza che ne è una quintessenza, composta nel 1853. Ma le tre sonate per violino e pianoforte, sono diventate patrimonio delle sale da concerto tardivamente (la terza delle tre è ancora poco conosciuta bisogna dirlo, ed è quella che delle tre mi piace di più!). Degli ultimi anni, la composizione che in un certo senso è stata sempre parecchio conosciuta è stata il Concerto per Violoncello ed Orchestra, propria del 1850, che nel tempo è stata riconosciuta come una delle composizioni per violoncello solista più importanti in assoluto, anche perchè interpretata da alcuni grandi violoncellisti tra cui Janigro, Casals, Fournier, Rostropovich.
Ma ce ne sono tante altre che varrebbe la pena che fossero parimenti conosciute e apprezzate.
In un certo senso, perciò, il disco che recentemente ha inciso Dina Ugorskaja per la BR Klassik, restituisce all’appassionato un pezzo di storia di musicale non da poco.
Dina Ugorskaja, figlia di Anatol Ugorsky (il patronimico è chiaramente un indizio rivelatore anche prima che si conosca la paternità), suona con espressività e slancio le pagine che compongono il quadro che ha voluto rappresentare. Và detto che al di là dell’interpretazione che è magnifica (le sue Gesange der Fruhe sono molto meglio di quelle incise da Pollini per la DGG anni fa! Però avrei che fossero di nuovo messe a disposizione del mercato le incisioni live non autorizzate, che una serie di CD offrì alla fine degli anni ’80 inizio ’90: se non sbaglio in uno di essi c’era una registrazione live delle Gesange der Fruhe suonate da Pollini, molto meglio di quella più tardi allestita per la DGG), quello che mi ha particolarmente soddisfatto, è stata la profonda intelligenza che si coglie, nella proposizione dei brani, tutti dell’estrema stagione creativa, tranne la giovanile Kreisleriana op.16, che però trova una certa spiegazione della sua presenza nella sostanza delle pagine che la compongono, dei quadretti, delle pagine. In questo senso anche le Waldszenen sarebbero andate bene (meglio forse) o anche gli Studi Sinfonici ( o anche meglio le 5 Variazioni postume), per completare il disco in cui trovano spazio le citate Gesange der Fruhe op.133 (1853), le 7 Fughetten op. 126 (1853) e soprattutto le Geister Variationen in Mi bem Maggiore WoO 24 (1854), che sono l’ultimo brano scritto da Schumann prima della fine, la testimonianza delle visioni angeliche e demoniache che aveva.
Le allucinazioni sonore e visive sono state messe in relazione con la sifilide che aveva contratto da giovane (in certo senso ebbe una sorte comune a Schubert) o con l’affezione di un meningioma che fu trovato alla base del cranio, durante l’autopsia seguita alla sua morte: il meningioma in particolare, ha fra le sue manifestazioni, proprio le allucinazioni.
Sono brani di struggente bellezza che finalmente qualcuno salva dall’oblio e dalle sole integrali pianistiche di Schumann, in cui qualche volta si trovavano (ma non sempre).
Il disco è uno dei più belli che abbia sentito negli ultimi tempi. 
Francamente anche la Ugorskaja è una donna estremamente affascinante (ha un naso greco, ma che conferisce al suo viso un’espressione tutta sua). Devo dire che lo stesso scegliere per la foto di copertina il profilo, che mette in risalto il suo naso (che sicuramente altre interpreti non avrebbero fatto), ma anche i delicatissimi lineamenti,  puliti, quasi ottocenteschi, è un’altra testimonianza dell’intelligenza di questa pianista, che negli ultimi anni si è progressivamente affermata, dopo esser andata via coi genitori dall’URSS nel 1990.
Se devo proprio andare a beccare il pelo nell’uovo, devo dire che per affinità stilistica questo disco sarebbe stato semplicemente perfetto se, al posto della Kreisleriana op.16 pur suonata magnificamente, la Ugorskaja avesse inserito gli Etüden (Variationen) über ein Beethoven-Thema WoO 31, sì degli anni 1831-1832 ma che hanno evidentissime somiglianze stilistiche con gli ultimi brani composti.
Il fatto è che Schumann, nell’estrema sua stagione creativa, spesso componeva come originali delle musiche che gli affioravano in mente, ma che avevano ponti con le prime sue composizioni. Basti sentire gli arpeggi del  4^ Gesang, Bewegt, e chi abbia sentito le bellissime Variazioni sull’Allegretto di Beethoven (poche incisioni, ma tra le poche quella di Katsaris!) farà il collegamento ideale.
Il disco di Dina Ugorskaja lo consiglio vivamente, anche se è di alto prezzo (20 euro). E’ uno dei due regali che mi son voluto fare in occasione di un anniversario che mi concerne (ahimè ho raggiunto i 51 anni!). L’altro è un disco sempre di alto prezzo di cui parlerò prossimamente, in cui Saleem  Ashkar e Riccardo Chailly interpretano i due concerti di Mendelssohn per pianoforte e orchestra.

Pietro De Palma