venerdì 26 dicembre 2014

ALKAN: gli altri scopritori



Avevamo parlato di Ronald Smith e della sua dedizione alla riscoperta di Alkan, e del brano che per me sintetizza il meglio che abbia inciso di Alkan Ronald Smith, cioè i Tre Grandi Studi dell’op.76. Invero Ronald Smith incise anche l’altra grande opera di Alkan, ossia i Grandi Studi op.39, un’opera mastodontica che non trova eguali.
Se volessimo trovare delle pietre di paragone, le ultime che mi verrebbero in mente sono i 6 Studi Trascendentali da Paganini, 1^ versione e I Grandi Studi Trascendentali seconda versione di Liszt, da una parte e Gli Studi Trascendentali di Lyapunow dall’altra. Ma pur essendo pagine di virtuosismo assolutamente fuori dall’ordinario non possono ancora competere con queste pagine, perché pur nomandosi Studi, in realtà sono composizioni enormi ciascuna. Gli Studi così come li conosciamo noi, sono composizioni che generalmente durano poco tempo e sono versate a mettere in luce una specifica difficoltà tecnica sublimandola e facendone il cardine di una melodia: così Chopin, Henselt, Heller, Hummel, Tauber, Moscheles, etc..
Ma Alkan va oltre: ne fa una composizione a sé stante che, come minutaggio, si colloca oltre qualsiasi studio di altro autore gli venga paragonato. Basti dire che la Sinfonia e il Concerto per Pianoforte Solo, che sono dati dall’unione alcuni studi assieme, hanno come estensione e possenza , le dimensioni di una sinfonia o di un concerto, oltre che specifiche aspirazioni che ne imitino i vari movimenti. Insomma, Alkan è stato nel suo tempo un unicum, un autore che era oltre il tempo e lo spazio, che lo ha precorso. Ha realizzato a metà dell’Ottocento quello che Liszt realizzerà più tardi: un ponte sulla storia del futuro. Solo che Alkan , rimarrà come linguaggio assolutamente romantico, pur esasperando tecnica e dimensioni delle opere, mentre Liszt trasformerà la stessa materia sonora, abbandonando il linguaggio romantico e sperimentando nelle sue ultime opere un’anticipazione di quello dissonante della prima scuola di Vienna.
Smith incise tutta l’op. 39 e si deve dire, finchè è vissuto e finchè è rimasto vivo attraverso il suo lascito, l’op.39 di Alkan è stato per molti versi il suo testamento spirituale.
Vi è stato chi ha almeno tentato una propria strada, e qui vanno ricordati: Innanzitutto Bernard Ringeissen.
A metà degli anni 90 del XX secolo, l’Etichetta Marco Polo (che non esiste più e che era quella di Level più alto della NHC, marchio nipponico che aveva fondato anche Naxos) propose una quasi integrale di Alkan, affidandola a due interpreti: Laurent Martin e Bernard Ringeissen.
Il primo, tutto sommato misconosciuto, aveva partecipato a tutta una serie di concorsi internazionali, ma si era messo in luce ad un certo punto, dedicandosi alla riscoperta di autori negletti : appartiene cioè a quella branca di pianisti che a me piace molto, pianisti che non escono da grandi affermazioni di pubblico, ma che comunque cercano un proprio posto nella storia, dedicandosi alla riscoperta di qualcosa che senza di loro non avrebbe mentori; branca a cui appartengono parecchi (Arciuli, Prosseda, Bahrani, etc…), pur ovviamente nella distinzione delle rispettive carriere e dell’intelligenza che è alla base poi dell’affermazione di uno nei confronti di altri. Laurent Martin si è distinto per aver sondato l’opera di Alkan e Onslow, e aver riportato alla luce il Quintetto per pianoforte e archi di Castillon (assieme al Quartetto Satie) per la cui registrazione, anni fa fu premiato col Diapason d’Or.
Il secondo, era più conosciuto, e più anziano rispetto a Martin: Bernard Ringeissen. Studiò con Marguerite Long e Jacques Fevrier, riportando molti successi in importanti premi internazionali: il Casella di Napoli (assieme a Scopelliti), e il Ginevra, nel 1954; nel 1955 arrivò terzo al Concorso Internazionale Chopin di Varsavia, in una delle più famose edizioni (1° Harasiewicz, 2° Ashkenazy, 3° Ringeissen, 4° Fou T’song) e secondo assieme a Dmitrij Baškirov al  Long-Thibaud 8primo premio non assegnato); nel 1962 vinse il Concorso Internazionale di Rio de Janeiro. Insomma..ottime affermazioni internazionali.
Le interpretazioni dei due costituiscono ancora un unicum, perché, assieme, coprivano quasi l’intero corpus di Alkan per pianoforte solo (escludendo le opere senza numero d’opera). Tuttavia, parlo di Ringeissen e dell’op.39, si dava solo un’idea di come il tutto sarebbe stato se Ringeissen non fosse stato in età già avanzata all’epoca (una sessantina d’anni) per sostenere a pieno titolo e riuscire a valorizzare l’opera di Alkan e superare con nonchalance tutti i trabocchetti e le trappole che la scrittura ipervirtuosistica nascondono. Non parlo dell’op. 35, cioè dei Grandi Studi nei Toni maggiori, perché mi pare un discorso sostanzialmente simile: in particolare mi sembra che lo stesso approccio di Ringeissen all’op.39 (in particolare Le Festin d’Esope op.39 n.12, una summa dell’intera serie) possa essere paragonato all’op.35 (e che in questo caso  il settimo studio in Mi bem Magg. “L’Incendie au village voisin”). Buone esecuzioni ma nient’altro, che danno solo un’idea (ma almeno la danno!) di opere non sondate da altri: sono molto rallentate rispetto  quanto dovrebbero essere e questo tradisce una certa insicurezza nell’affrontare con necessario ardimento pagine che richiedono una certa dose di spavalderia e non invece timore reverenziale.
Il secondo interprete che ricordo qui, è di ben altra statura rispetto a Ringeissen, nell’ambito di esecuzioni di Alkan: parlo cioè di Alan Wiss, pianista americano che sono sicuro non dirà nulla a chi mi legge, ma che in America è un signor pianista. Ne parlai anni fa con il solo delle persone che conoscessi che lo aveva sentito e che ne parlava con rispetto: il mio amico Carlo Palese (insegna Pianoforte Principale a Lucca).
Alan Weiss incise un disco meraviglioso (anni ’80) per l’Etichetta Fidelio, con una sorta di biglietto da visita di Alkan (estratti da alcune sue opere, tra cui l’op.39 n.12 e La sonata per pianoforte Le 4 età): mi ricordo proprio l’op. 39 che eseguiva nel miglior modo possibile, la sonata per pianoforte che uscì dal dimenticatoio e varie altre pagine. Un disco bellissimo, ritengo una delle incisioni migliori a tutt’oggi. Ma Weiss è di un altro pianeta: ripeto, stranamente in Italia non è molto conosciuto, ma è un grande interprete: del resto arrivò secondo al Queen Elisabeth del Belgio nel 1978 e tre anni prima aveva vinto la Naumburg Piano Competition in Carnegie Hall. Insegna a Leuven in Belgio e a Utrecht in Olanda. Ha studiato con Firkusny e Saperton, pianoforte e chitarra con Segovia. Ha dato recital in formazioni da camera (cosa che fa tutt’oggi) con Rudolf Firkušný, Martha Argerich, Mischa Maisky, Ivry Gitlis, Pina Carmirelli, Dora Schwartzberg and Alissa Margulis, incidendo per Sony, Vox, Fidelio, D.G., Pavane. Insomma…
Poi…il vuoto.
Fino a quando Francesco Libetta non ripropose i primi due movimenti della Sonata di Alkan per pianoforte solo (soprattutto il primo), facendone dei cavalli di battaglia (ma quale altra considerazione avrebbe avuto se avesse inciso tutta la sonata!!!).
E finchè non ne ha riscoperto le opere trascendentali, il pianista campano…
Ma di questo parleremo la prossima volta.

Pietro De Palma

Nessun commento:

Posta un commento