domenica 25 gennaio 2015

Piero Rattalino: Da Clementi a Pollini: duecento anni con i grandi pianisti



Piero Rattalino:  Da Clementi a Pollini: duecento anni con i grandi pianisti - Ricordi/Giunti Martello - 2^ edizione: Giugno 1984 - pagg. 476

Man mano che andavo avanti, che acquistavo dischi e leggevo, mi venne spontanea anche la curiosità di saperne di più degli interpreti, almeno di quelli importanti: internet non esisteva, le enciclopedie non mi dicevano abbastanza e così un giorno, mi ricordo ancora, nel negozio storico di RICORDI a Bari, nel settore dedicato ai libri, presi in mano un volume che attrasse la mia attenzione (copertina bianca con una banda turchese):  Da Clementi a Pollini, duecento anni con i grandi pianisti ,di Piero Rattalino.
Così nacque la mia passione per la storia dell’interpretazione in disco.
Devo dire in tutta sincerità che, se non avessi letto questo libro, non avrei mai sentito parlare di quei pianisti che avrebbero attratto la mia attenzione: Malcuzynski, Levitzki, De Pachman, Rosenthal, Lhevinne, Czyffra, Schnabel, etc.. Pollini lo conoscevo, certamente, e Clementi anche, ma gli altri.. Lo presi in mano, come si fa sempre, lo aprii, ne sfogliai qualche pagina e mi cadde lo sguardo su quello che diceva su Arrau, che era un pianista di cui avevo appena acquistato l’integrale delle incisioni lisztiane. Così lo acquistai. Costava diciottomila lire. Edizione 1984.
E’ stato il secondo volume fondamentale di Rattalino, oltre quello di cui ho parlato l’ultima volta, cioè Storia del pianoforte. I due volumi costituiscono i due capisaldi su cui si è fondato il suo magistero: l’interpretazione di un brano di un determinato compositore, la storia dell’interpretazione anche discografica. Direi che il secondo, cioè quello che tratta questo volume, è il suo peculiare.
Non so se prima di lui nei Conservatori, si insegnasse  Storia dell’interpretazione pianistica, ma anche posto che vi fosse, è indubitabile che il contributo più ragguardevole è stato fornito dalle sue pubblicazioni e dai suoi corsi in quanto docente, un po’ come Didattica della Musica deve moltissimo a Carlo Delfrati (che ho conosciuto personalmente molti anni fa, a casa di una comune amica, che presiedeva la SIEM a Bari, e che poi ho accompagnato in visita per il borgo antico: si può dire che gli abbia salvato la Canon che portava appesa al collo!!! Persona davvero stupenda e “alla mano”).
Il volume è articolato fondamentalmente in tre parti: la prima (Il suono silente) tratta di Compositori (Mozart, Clementi, Concertisti Biedermeier, Moscheles , Chopin, Mendelssohn) e Interpreti al pianoforte (Moscheles, Liszt , Clara Schumann, Carl  Tausig,  Brahms, Anton Rubinstein, e si chiude con Hans von Bulow); la seconda (Il suono catturato) tratta di tutti gli interpreti al pianoforte dalla seconda metà (grosso modo) del XIX secolo (Teresa Carreno) all’inizio del XX (Rachmaninov) che oltre che grandi virtuosi e concertisti, furono anche compositori (tra questi De Pachman, Lhevinne, Rosenthal, Paderewski, Michalowski, Leschetitzki, Godowski, Stavenhagen, Eugene d’Albert, Busoni e altri) di cui parla accennando a qualcosa in particolare, oppure addirittura riservandogli un paragrafo, quando si sia trattato di un grande interprete che ha lasciato un segno nella storia, che quindi possa essere preso in considerazione e valutato (quando non anche prime testimonianze discografiche); una terza (Il suono imprigionato) in cui tratta solo di interpreti al pianoforte del XX secolo (interpreti che si siano distinti per l’interpretazione ma che solo accidentalmente sono stati anche compositori).
L’importanza del volume è indiscussa. Di più: esso è stata (e direi che è ancora) la base di tutta la storia dell’interpretazione pianistica in Italia. 

Nel novero delle opere monografiche di Rattalino dedicate all’interpretazione 
(Da Clementi a Pollini, duecento anni con i grandi pianisti , e Pianisti e fortisti. Viaggio pellegrino tra gli interpreti alla tastiera. Da... Bunin a Planté ), la prima è quella che sembra essere stata concepita nelle varie parti attingendo da suoi appunti ed inserendo idee originali; l’altro volume mi dette invece, quando fu pubblicato, la sensazione che i singoli paragrafi fossero stati originati da articoli scritti dall'autore per varie testate e poi riuniti nel volume da un filo comune.

Posso dire con certezza, che, almeno per me, si tratta di un volume memorabile, in cui per la prima volta nell’epoca, venivano riunite in un unico volume tutte le trattazioni su pianisti anche storici. Il merito di Rattalino sta nell’aver raccolto tutta una mole significativa di dati sui vari pianisti, e reso in maniera sintetica un’analisi delle loro interpretazioni discografiche, quando dell’interprete esista una discografia anche parziale, o anche dei loro giri concertistici, quando si tratti di interpreti storicizzati, di cui non esistano rimembranze discografiche. Un lavoro enorme. Per di più sintetizzato mirabilmente,  in maniera da non perdere il filo del discorso, e far sì al tempo stesso che dati, notizie, aneddoti, cusiosità tendano a formare un’idea critica di un determinato interprete.
Il volume è alla base di tutti i libri che lo stesso autore ha scritto dopo, sempre a riguardo della storia dell’interpretazione pianistica, e in cui invece si è soffermato in maniera più esaustiva su quegli argomenti che qui, invece, ha trattato in maniera sintetica.

Se vogliamo l’unica critica che possa essere mossa a questo volume riguarda la terza parte, cioè in sostanza gli interpreti ancora in vita, e quelli del XX secolo, cioè del tempo dell’autore, in quanto le prime due parti, riguardando fatti e persone già storicizzati, non presentano tanti problemi di inquadramento e di critica: sono quelli e basta, e molte pubblicazioni li riguardano; ma nella terza parte, laddove Rattalino parla diffusamente di interpreti del nostro tempo, la sua vena critica trova estimatori e non: in particolare non ho mai capito per quale motivo abbia parlato assai poco di valenti pianisti italiani come Ciccolini o ancor di più di veri e propri miti, come Sergio Fiorentino, pianista stimatissimo dai pianisti (ne conosco parecchi che lo idolatrano) che non viene per nulla citato nel volume; anche Earl Wild, vera e propria leggenda americana, non merita neanche una citazione, come pure Gary Grafmann, Leon Fleisher,  mentre una sola citazione ha Rudolf Firkusny.  La sensazione è che l’autore classifichi e dia l’onore del palco a quei pianisti che per lui hanno il merito di essersi distinti in qualcosa e che lui abbia sentito, non fidandosi di quello che dicono altri: tutto ciò però ha una valenza positiva ma una anche negativa. Per cui il volume, pur avendo in maggioranza una credibilità riconosciuta ( laddove parli di soggetti già passati a miglior vita), ne ha, nel restante spazio, una minore, cioè direi che vada preso con le molle, esprimendo lui pur sempre un giudizio soggettivo e come tale suscettibile di non assoluta oggettività.
Purtuttavia è un volume necessario nella biblioteca dell’appassionato e del discofilo amante dell’interpretazione pianistica.

Pietro De Palma

P.S.
Son passati trent'anni dalla pubblicazione di questo storico volume. La domanda che vorremmo tanto fare al M° Rattalino è la seguente: perchè M° non pensa ad un nuovo volume, nella forma di questo, in cui riunire tutti, veramente tutti i grandi pianisti del XX secolo, anche quelli di cui Lei non parlò al tempo? Sarebbe un riconoscimento a chi non è più, e sarebbe davvero un'opera che rimarrebbe nella memoria collettiva, come lo è questa, che, a distanza di trent'anni, è in tanta parte ancora attuale.

5 commenti:

  1. Signor Pietro, la seguo sempre con piacere. Da appassionato lettore, le faccio memoria della collana "Le guide Zecchini" (Zecchini editore) che comprende dei fantastici strumenti di supporto per gli amanti del genere. Segnalo, tra questi, anche la "Guida alla musica pianistica" di Rattalino, mi par rivista dallo stesso, insieme anche ai due volumi di Claudio Bolzan, pianista e storico vittoriese, "Guida alla musica da concerto" e "Guida alla musica da camera". Cordiali saluti. Alberto

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  2. Il link al sito web dedicato: http://www.zecchini.com/collane.php?id=27

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  3. Dico "mi par rivista dallo stesso" non avendo come base le precedenti pubblicazioni. Conoscendolo immediatamente a partire da questo volume, non posso che confermarne l'eccezionalità nei contenuti.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Di Zecchini ho qualcosa, ma nell'ambito degli interpreti: Richter, mi pare Le guide no, perchè, avendo molti testi anche stranieri, non mi paiono indispensabili. Vedrò di vedere di cosa si tratta comunque e poi dirò la mia. Oggi come oggi, direi che le cose più interessanti che Rattalino abbia fatto arrivano al 1997; dopo, sostanzialmente si è ripetuto, tranne il volume su Prokofiev (Zecchini Editore) che è notevole (non ho ancora preso quello dedicato a Shostakovich). Per es. nei volumi dedicati agli interpreti, che sono degli ampliamenti, ritengo che siano andati a finire anche i lunghi articoli che via via ha scritto a riguardo degli stessi su MUSICA, rivista che è pubblicata da Zecchini. Se mi legge, allora non si perda il prossimo articolo che dedicherò a Rattalino che prende in esame la sua opera prima (esaurita)

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