martedì 27 gennaio 2015

Stefan Askenase: The Complete 1950s Chopin Recordings - DGG - 7 CD



Askenase chi è? Il pianista russo poi diventato anche direttore d‘ orchestra? No, quello è Ashkenazy.
Il primo impatto che si ha con Askenase, nel caso che uno sappia chi sia stato e abbia ascoltato i suoi dischi, è proprio questo: un errore dovuto ad un nome troppo simile con altro. Ma Askenase era altro, davvero altro.
Stefan, questo il suo nome, era nato a Leopoli nel 1896. Studiò dapprima con la madre, allieva di Karol Mikuli (l’allievo prediletto di Chopin) ereditando una prassi stilistica nell’esecuzione chopiniana che si potrebbe pensare derivasse da Chopin stesso. Studiò dopo con Ksawera Zacharyasiewicz (allieva di Franz Xaver Wolfgang Mozart) e successivamente prima con Emil von Sauer a Vienna, uno degli allievi di Liszt e infine con Joseph Marx (pianista, compositore e insegnante famosissimo all’epoca).
Girò il mondo come concertista e fu membro di giuria dello Chopin di Varsavia. Ebbe due famosissime allieve: Martha Argerich e Mitsuko Uchida.
Incise l’integrale di Chopin (assoluto riferimento) ed eseguì in concerto l’intero corpus delle sonate di Beethoven. 
Morì a Colonia nel 1985.

La DGG 10 anni fa gli ha dedicato un bellissimo cofanetto con tutte le sue incisioni degli anni ’50: 14 Waltzes, Sonate nn.2 &3, Integrale Notturni e Prelusi, 8 Polacche, i 2 Concerti per pianoforte, Rondo à la Krakowiak, Scherzo n.2, Berceuse, Barcorolle, Improvviso n.4, mazurke op.41 & op.50/3, Terza Ballata, di F. Chopin;  alcune romanze senza parole di Mendelssohn;  Liebestraum n.3 e Valse Oubliée n.1, di Liszt; Waltzes da D.365 & 779, Laendler da D.145, di Schubert; Sonata K.570, di Mozart; 4 Polke, di Smetana.
Come si vede autori prettamente ottocenteschi e opere molto classiche: è facile ricavare che si tratti di un interprete di vecchio stile.
Karol Mikuli
Del resto le frequentazioni da giovane lo avevano messo in relazione, attraverso la madre con la tradizione prettamente chopiniana, quella che si richiamava direttamente attraverso Mikuli a Chopin stesso; e attraverso la sua insegnante a Franz Xaver Amadeus Mozart, l’ultimo dei figli di Mozart, allievo a sua volta di Salieri e Hummel, e compositore Biedermeier, che compose poco ma quel compose, influenzato da Hummel, anticipò direttamente Chopin e Liszt; infine le lezioni con Sauer e Marx gli diedero la pienezza della tecnica. Si può dire che fosse completo, ma non si mosse mai nel repertorio novecentesco: rimase confinato, quasi una sorta di empireo alla tradizione ottocentesca.
Tra le cose più belle del cofanetto, i Notturni di Chopin (ritengo sia una delle più belle integrali assolute dei Notturni), ispirati per tocco, fraseggio ed eleganza. Ricorda per certi versi Arthur Rubinstein. Anzi, all’inizio della carriera,  i due furono paragonati, non tanto perché avessero somiglianze di interpretazione, quanto per la modernità con cui parevano suonare rispetto a quelli che li avevano preceduti, De Pachman per esempio.
Vladimir De Pachman
Se i Notturni rapiscono per bellezza di tocco e ricchezza di sfumature (aveva una dotatissima mano sinistra) e suprema eleganza, in cui si ravvisa la tradizione chopiniana attraverso Mikuli ma non tanto la tecnica lisztiana che pure gli era stata inculcata da Sauer, altri lavori chopiniani ci richiamano la sua sensibilità e le sfumature della sua passionalità polacca. Forse, abituati a pianisti dopo gli anni ’50 (queste incisioni chopiniane sono di quegli anni) che colgono in Chopin la complessità dei piani sonori, ampliando la dinamica delle sue composizioni, quasi che egli pur avendo composto solo per pianoforte (con l’esclusione di qualche lavoro per musica da camera) avesse purtuttavia trasceso le possibilità dello strumento quasi come Liszt, trattandolo come una sorta di orchestra in miniatura, potremmo rimanere con l’amaro in bocca.
Ma Askenase è un pianista di vecchio stampo, introdotto a interpretare Chopin alla vecchia maniera, quella dell’Ottocento. Potremmo dire che egli paragonato a Chopin è quello che fu Kempff rispetto a Beethoven o direi io Backhaus o Katchen rispetto a Brahms: un interprete di riferimento.
Ma notiamo anche un’altra cosa, e questo lo possiamo vedere nella selezione dei brani, attraverso i vari autori proposti: i brani non sono mai espressione di virtuosismo lisztiano o superlisztiano, né vi sono brani chopiniani di virtuosismo puro, per esempio gli Studi. E questa è una cosa che si nota, e che appare in tutta la sua importanza se si analizzano le altre incisioni di Askenase, anche di Chopin: mancano pezzi virtusosistici puri. Questo è forse l’effetto del fatto che Askenase aveva delle mani piccole: invitato più volte a incidere gli Studi di Chopin, declinò sempre l’invito (avendo paura a confrontarsi con un repertorio che non giudicava essere il suo). E risalta ancor di più se notiamo che la sua allieva più famosa, Martha Argerich, si può dire tutto tranne che non sia versata al repertorio virtuosistico. Quindi, per Askenase, il virtuosismo non fu di casa anche per ragioni fisiologiche. E’ comunque accertato che di Sauer non accennava mai, facendo comprendere come non avesse da lui appreso cose che lo facessero inorgoglire (tranne forse la gestualità). Invece adorava Ignaz Friedman e lo diceva, non perché lo avesse frequentato ma probabilmente solo per la suprema eleganza delle sue Mazurke, che egli aveva ascoltato, Mazurke che egli pure incise ma in maniera assai parca.
E’ rimasta la sua arte .
Si può dire che il suo testamento, almeno quello racchiuso in questo cofanetto, si può cogliere in una esecuzione, di una eleganza suprema e di bellezza e finezza trascendentali: il Notturno in Do diesis minore op. post. di Chopin. In cui fa cogliere gli accenni e i legami tematici con un'altra opera  dell’autore, il Concerto  op.21, e la tristezza infinita di un ricordo mai sopito.

P.D.P.

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