martedì 6 gennaio 2015

Vincenzo Maltempo

Ecco, parlavamo di un pianista campano.
E' nato a Benevento, bellissima città, patria di Arechi e amata dai papi. E questo pianista un po' di un principe longobardo ha il profilo.
Ma al di là delle origini, Vincenzo Maltempo, è forse il più grande pianista dell'ultima generazione, il più dotato, tecnicamente e cerebralmente.
Studi pianistici a Santa Cecilia, affermazione al Premio Venezia nel 2006 (che lo lancia), la frequenza ai corsi di Imola con Risaliti che ne affina la tecnica, tutto concorre a che Maltempo precorra le tappe.
Aldo Lotito, un mio amico intimo, mi invitò ad andare a trovare Maltempo a casa sua, anni fa (periodo natalizio) ma ero impegnato: mi ricordo che mi chiamò al telefono, mentre stavo sentendo un LP che avevo fortunosamente trovato tempo prima,della Genesis, con  Variazioni di Herz e di Hunten, suonate da Franck Cooper, che è ora un affermato musicologo americano, ma fu un tempo pianista. Mi ricordo che lui commentò dall'altra parte del filo.
Francesco Libetta, mio amico e testimone di nozze, lo invitò anni fa a Miami in Florida, e suonò con lui in duo pianistico a Rimini, nel 2009, alla Sagra Malatestiana (ma hanno suonato anche nel 2013 a Lecce) e di questo concerto,  nel sito di Maltempo è disponibile la Trascrizione per pianoforte a quattro mani dell'Ouverture dal Guglielmo Tell di Rossini/Gottschalk:
http://www.vincenzomaltempo.com/portfolio/g-rossinil-m-gottschalk-guillaume-tell-overture-f-libettav-maltempo/.
Ora Francesco, già affermato, suona opere meno estreme dal punto di vista virtuosistico di quelle che suonava vent'anni fa (mi ricordo che il Saltarello di Alkan glielo feci arrivare - quello che Igor Roma suona in una sua trascrizione ad una velocità impossibile - facendo da mediatore tra Piero Rattalino e lui, una volta che stavo a Milano; un'altra volta gli detti una copia di uno spartito che ho io, Il Ruggito del Leone, un brano  di tecnica thalberghiana, di De Kontski, che lui suonò a Londra; un'altra ancora gli procurai lo spartito della trascrizione di Sgambati della Melodie d'Orphée da Gluck, che non so se abbia mai suonato), mentre lui, Maltempo, è il profeta del virtuosismo che tenta l'impossibile.
Maltempo suona a Osaka l'integrale degli Studi nei toni minori di Alkan

Un tempo era un'impresa da leoni, titanica, che faceva comunque parlare di sè, quando sentivi di qualcuno che aveva inciso il Concerto per pianoforte solo o la Sinfonia di Alkan (pezzi formati da più studi dell'op.39 uniti tra loro): mi ricordo Egon Petri, Raymond Lewenthal, e pochi altri. Beh, Vincenzo Maltempo non solo ha inciso la splendida e ancora poco conosciuta Sonata, non solo ha inciso il Concerto e la Sinfonia,  ma ha anche inciso altri studi dell'op.39, addirittura eseguendoli in Concerto, in un'unica serata a Osaka, in Giappone, dopo averli registrati privatamente a casa di un mio amico (visti di profilo, devo dire che sarei tentato di scambiarli di persona!).
Non solo ha inciso le Trascrizioni da Concerto di Vianna da Motta, uno dei pupilli di Liszt, ma si è provato a interpretare alcune delle pagine più affascinanti, nell'ambito delle trascrizioni lisztiane: da Le Reminiscenze dalla Norma, eseguite con una tecnica scintillante che ha del sorprendente, senza timori reverenziali, alla Tarantella di Bravura su La Muta di Portici di Auber, brano di un virtuosismo sfrenato, che diventa ad ogni passo sempre più orgiastico, che esegue non lasciandosi influenzare dal lascito di Czyffra, ed anzi non lanciandosi in un confronto che sarebbe stato improbabile, ma interpretandolo in maniera disincantata quasi snob, eppure lasciando inalterate ma superandole brillantemente tutte le asperità del brano, che Frederic Lamond aveva evidenziato, incidendole già anziano, quando più giovane le aveva addirittura eseguite in concerto a Milano nella Sala Verdi, e neanche lasciandosi tentare dall'interpretarle troppo elegantemente, come invece ha fatto Francesco Libetta, in un disco Arkadia, dove nel finale quasi finiva in pianissimo, laddove deve arrivare - secondo me - l'esplosione catartica ( altra bella esecuzione, che sarebbe stata ben altra se il pianoforte usato fosse stato veramente all'altezza, fu quella di Pasquale Iannone, anni fa a Bari, alla Libreria De Gemmis); alla Totentanz per pianoforte solo di Liszt, che esgue con tecnica stentorea e monumentale.
Recentemente ha inciso un Cd che non mancherò di procurarmi, con la terza sonata di Schumann, l'op.14, molto bella e molto difficile, una sonata che ha avuto più di una riflessione e versione
 (le opere più tormentate sono sempre le più "sentite"). Francamente avrei tanto voluto ascoltare in disco, una cosa che ho invece visto su youtube, cioè la Polonaise Mélancolique, che ritengo sia tra le cose più belle che gli abbia sentito suonare.
Pianista intelligentissimo, fine compositore (sue due trascrizioni da concerto), è anche abile estensore di note su opere da lui interpetate: consiglio di leggere la sua introduzione in pdf su alcune opere di Alkan, per rendersi conto di chi io stia introducendo:
www.vincenzomaltempo.com/wp-content/uploads/2014/10/Alkan-%E2%80%93-Grande-Sonate-Symphonie-pour-Piano-solo.pdf
Peccato che alcuni dei suoi video, presentati nel suo sito, siano mancanti della parte video nella loro parte finale, perchè sarebbero stati una vera goduria dei sensi.
Un augurio da parte mia per un interprete che sta diventando sempre più grande e il mio incitamento a non lasciarsi scoraggiare dalle imprese che solo lui (uno dei pochi) potrebbe affrontare, in concerto: parlo della seconda versione degli Studi Trascentali di Liszt e della prima di quelli di Liszt da Paganini (questa da me ascoltata in concerto a Bari, alla ex sala della Fondazione Piccinni, in via Garruba, eseguita, venti-venticinque anni fa, da quel mostro sacro che fu Nikolai Petrov, davanti a non più di dieci astanti, rimasti lì ostinatamente, mentre altri erano andati già via, pensando che il ritardo del pianista dovuto a motivi di traffico si sarebbe risolto in un annullamento del concerto, che invece ebbe luogo).
Tempo fa in un'occasione, parlando con della gente, ho detto una cosa, che poi mi sono accorto,  non era del tutto vera: dissi che Maltempo e Libetta, pur avendo più volte suonato assieme, pur essendo amici (ritengo), pur avendo Maltempo suonato anche composizioni di Libetta, pur essendo virtuosi di eccellenza, erano sostanzialmente diversi. In sostanza dissi che Maltempo era un pianista romantico mentre Libetta era più lirico, più classicista . Dal punto di vista del repertorio è indubbiamente vero: Francesco è più votato alle opere di gusto seicentesco e settecentesco, con incursioni  nel repertorio classicista , e arrivando, dopo Czerny a Hummel, a Chopin, a un certo Liszt, al decadentismo di fine ottocento inizio novecento, molto vicino al suo ideale di eleganza e raffinatezza; Vincenzo a opere più squisitamente romantiche. Però...entrambi sono molto simili, nel modo in cui affrontano il pezzo, non minimamente indugiando sul volume di suono, ma anzi tendendo a ottenere un fraseggio dalle sonorità molto nette, precise, pulite, senza eccedere col pedale di risonanza, anzi usandolo il meno possibile. In quello Maltempo si dimostra molto più classicista, anzi, molto più scarlattiano, di quanto non appaia a primo acchito.

Pietro De Palma



2 commenti:

  1. Ma perché il nome "Conversando con Silvia"? Grazie per quest'introduzione alla musica di Vincenzo Maltempo. Anch'io ho blog sulla musica e sui libri (CMLibri). E sono anche su Google+ e su altre reti sociali come Facebook, Twitter, eccetera.

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  2. Ho appena postato un articolo con la risposta al tuo quesito

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