lunedì 26 gennaio 2015

William S. Newman. BEETHOVEN ON BEETHOVEN. Playing His Piano Music His Way



William S. Newman. BEETHOVEN ON BEETHOVEN. Playing His Piano Music His Way - New York - W. W.Norton, 1988. 336 pp.


Molti anni fa, spesso, quando volevo “cambiare aria” perché depresso, andavo a Milano, in concomitanza di qualche festività, oppure di qualche concerto di mio amico (Francesco Libetta), e giravo per chiese, musei, negozi di dischi (uno in particolare, quello in Via Nirone), giacchè avevo (ho) parenti e amici (Silvia Limongelli, che insegna al Conservatorio di Milano pianoforte principale; Carlo Palese - che insegna Pianoforte principale a Lucca - e la moglie, ora trasferiti a Livorno), che andavo a trovare.
Un bel giorno, mentre giravo dalle parti di Parco Sempione, di ritorno da una mia escursione alla Libreria del Giallo ( che non esiste più), capitai per caso davanti ad un negozio che mi parve essere una libreria in lingua inglese, “The English Bookshop” (esiste ancora). Entrai e parlando col personale, capii che ero capitato nel posto giusto: era parecchio tempo che avrei voluto acquistare dei libri di musica in inglese, e non sapevo come fare. Così, per provare, ne acquistai (cioè, ne ordinai uno, che poi mi sarebbe arrivato a casa via contrassegno).
Lo avevo visto a casa di una persona, tempo addietro. Mi incuriosiva, perché era di William S. Newman, un musicologo americano, uno dei più grandi del XX secolo, scomparso quindici anni fa, autore di un lavoro mastodontico e pluripremiato, History of the Sonata Idea, realizzato in tre fasi e in tre volumi distinti:  The Sonata in the Baroque Era, The Sonata in the Classical Era eThe Sonata Since Beethoven (di questi tre volumi, io posseggo il secondo).
Ma, il volume che ordinai, e che posseggo, era un altro studio, uno sull’opera pianistica beethoveniana: BEETHOVEN ON BEETHOVEN. Playing His Piano, Music His Way.
E’ un volume di 336 pagine (comprende l’appendice di tutte le opere per pianoforte di Beethoven), articolato in 10 capitoli: Orientations, Source Manuscripts and Editions;  Beethoven and The Piano: His Options, Preferences, Pianism, and Playing; Tempo: Rate and Flexibility; Articulation: The Demarcation and Characterization of Beethoven’s Musical Ideas;  The Incise and Phrase as Guides to Rhythmic Grouping and Dynamic Direction; Realizing Beethoven’s Ornamentation; Further Expressive Factors; Some Broad, Structural Considerations; Keyboard Techniques as Both Clues and Consequences.
Già l’enorme biografia (18 pagine!!!!) indica come il volume non sia stato approntato in poco tempo, ma invece abbia avuto una gestazione piuttosto lunga. Inoltre il volume, che sembrerebbe essere solo uno studio su Beethoven pianistico, è invece anche uno studio comparato con altri autori più conosciuti (Czerny, Ries, CPE Bach) e con alcuni meno (Türk). Comunque sia si nota subito l’enorme numero di esempi musicali e di materiale che viene discusso.
Il problema, è che si tratta di uno studio essenzialmente per specialisti, che lascia poco spazio alla trattazione sistematica e molto invece alla caratterizzazione tecnico-teorica, anche esorbitante, tanto che spesso diventa quasi fine a se stessa e tediosa. Tuttavia l’interesse e gli argomenti trattati sono notevoli.
Curiosamente si può notare che stranamente dall’appendice dell’elenco delle opere pianistiche beethoveniane mancano: l’intero corpus dei  70 Lieder (in cui vi è parte pianistica), 16 sets di variazioni per pianoforte con flauto ad libitum (opp.105 & 107), vari brevi pezzi per pianoforte tra cui le Bagatelle WoO 45, le Marce op.45 e altre danze per pianoforte e la quasi totalità degli arrangiamenti pianistici di Beethoven. Mancano cioè molti dei pezzi giovanili di Beethoven. Che non sono stati presi in esame.
Nonostante tutto, e nonostante vari problemi di interpretazione (e per il lettore medio anche di comprensione, perché c’è molta teoria e analisi musicale), e nonostante alcuni passi ambigui, laddove dice che Beethoven adorava soprattutto i fortepiani Stein e Streicher s,  poi dice che adorava il Broadwood e si rifiutava che fosse toccato da altri, e insomma non si capisce cosa veramente adorasse e se preferisse davvero gli Stein e gli Streicher al resto, il volume è un must.
Quello che si ricava è un’asserzione che sembrerebbe ovvia ma non lo è, cioè che se si vuole capire la musica di compositori dei tempi che furono (tra cui Beethoven) bisognerebbe farlo andando a studiare le trattazioni teoriche degli studiosi del passato, perché la musica fu costruita su quei trattati teorici ,e non su altri (quelli  del ‘900). In altre parole: bisogna analizzare la musica del passato con gli strumenti del passato e non con quelli attuali perché si potrebbe arrivare a conclusioni errate o quantomeno problematiche.
Per farlo, come detto, l’autore utilizza un enorme volume di raffronti e di esempi, anche con altre opere dello stesso Beethoven.
Interessantissimi sono i capitoli dedicati all’ornamentazione, all’uso dei pedali, del tocco pianistico e metronomi; ma veramente tutti i capitoli hanno una loro importanza.
Lo ribadisco: è un saggio per specialisti, ma…è un signor saggio.

P.D.P.

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