sabato 21 marzo 2015

Rostropovich-Oistrach-Richter-Karajan-Orchestra Filamonica di Berlino: Triplo Concerto di Beethoven - EMI

Composto nello stesso periodo più o meno della Terza Sinfonia, del Quarto Concerto in Sol op.58 e dell'Appassionata op.57, tra il 1803 e il 1804, Il Tripel Konzert fu composto per la prima volta in questa accezione strumentale, che testimonia come dovesse essere destinato in origine ad esecutori dilettanti, e pubblicato solo tre anni più tardi nerl 1807 come op.56. In quanto destinato in origine alla esecuzione di dilettanti, si pensò di dedicarlo all'Arciduca Rodolfo che si dilettava al fortepiano, che lo eseguì infatti nel 1805. Tuttavia nell'accezione finale, l'opera fu dedicata al Principe Joseph von Lobkowitz, come altre, d'altronde.
Si potrebbe pensare che fosse un'opera che desse ai tre strumenti pari opportunità di esprimersi : in realtà, tra i tre, è il violoncello, quello che ha la parte più impegnativa, e necessita quindi di chi non sia proprio un dilettante, cosa che del resto avvenne nell'esecuzione privata con l'Arciduca, in quanto al violoncello stava il grande Anton Kraft, uno dei più grandi violoncellisti del suo tempo, per di più amico personale di Beethoven (era per lui che Beethoven aveva composto il concerto).
L'opera è un unicum anche perchè in essa il compositore rinuncia all'elaborazione del materiale sinfonico fino ad allora seguito, soprattutto lo sviluppo, preferendo un semplice alternarsi di temi, puntando sull'effetto, sulla pura bellezza della melodia, ritornando ad un tipo di genere, quello concertante, che era sintomo di eleganza, ma anche di ritorno al passato. Qui non ci sono le drammatiche contrapposizioni fra tutti e solo che sono una delle caratteristiche del concerto tipicamente ottocentesco, e nello stesso sviluppo sono assenti le tensioni drammatiche tipiche del Beethoven che conosciamo. Però, nonostante tutto ciò, e nonostante la parte principale strumentale concertistica è svolta dal violoncello, negli ultimi anni c'è stata una ripresa di questo concerto e delle sue esecuzioni, per troppo tempo invece ignorato dagli strumentisti di valore, proprio per le parti troppo semplici svolte dagli strumenti che quindi non danno possibilità agli esecutori di mettersi in mostra.
Già alla fine degli anni '60 si deve forse la più grande incisione del secolo,  una EDIZIONE STRAORDINARIA, affidata a forse quattro dei più grandi strumentisti della loro generazione, per singolo strumento, tre russi ed un tedesco: M.Rostropovich al violoncello, D. Oistrach al violino e S. Richter al pianoforte, mentre a dirigere l' Orchestra Filarmonica di Berlino fu H. von Karajan, che la EMI mise a punto, consegnandoci senza dubbio, l'edizione di riferimento: l'afflato e la collaborazione cameristica dei tre russi, la loro reciproca conoscenza e il voler fare musica sono a livelli altissimi, e lo si sente continuamente, sintetizzata e assorbita nell'enfasi della compagine orchestrale dal Karajan più grande in assoluto, perfetto nel modellare e rimodellare continuamente la materia sonora.
Quasi a riaffermare nell'ascoltattore che sta ascoltando Beethoven, talora enfatizza la resa sonora di un'orchestra che non è enorme (l'organico previsto è  formato oltre che da pianoforte, violoncello e violino, anche da flauto, 2 clarinetti, 2 oboi, 2 corni, 2 fagotti, 2 trombe, timpani e archi).
In un certo senso, siccome Karajan e le sue orchestre, partecipavano alle partiture quasi come se fossero un tutt'uno, qui l'orchestra non è solo il grembo materno che accoglie gli strumentisti e dialoga con loro, ma è come se fosse un solista opposto agli altri. E quindi, anche se l'opera, nella sua idea portante non sarebbe voluta essere concepita come un concerto per strumento solista ed orchestra, qui, in questa edizione di lusso, è come se lo diventi, e non è tanto una Sinfonia concertante, quanto invece un vero e proprio concerto solistico in cui i tre strumenti (soprattutto il violoncello tra i tre) e lo strumento orchestra, dialogano, ribattono, si isolano, per poi ritornare a fare musica all'unisono. In un'esperienza sonora che non esito a definire memorabile, trascinante e unica.
Le edizioni rinvenibili sono diverse: oltre quella originale in LP
ce n'è una in CD (quella che ho io), di qualche anno fa, che  è una sorta di monumento a Richter, riunendo nello stesso CD, il Triplo e La Tempesta, Sonata op.31/2 per pianoforte, di Beethoven;
ma ve n'è un'altra anche che riunisce al Triplo, anche il Doppio concerto per violoncello e violino, e il Concerto per violino e orchestra di Brahms (Cleveland Orchestra e George Szell sul podio direttoriale): in questo caso ad essere onorato è il violinista David Oistrach.


Su Youtube si trova un estratto del Concerto, pari al secondo e al terzo movimento, eseguito da questa insolita ma straordinaria formazione, anche se suona al Conservatorio di Mosca e a dirigerli non c'è Karajan ma Kondrashin, che era direttore per certi versi più vicino e più di casa. Se quindi c'è un'atmosfera più cameristica, più di famiglia, manca il piglio karajaniano dell'esecuzione, nonostante Kondrashin sia stato anche lui un grandissimo direttore.




Pietro De Palma

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