mercoledì 15 luglio 2015

GEORGES ONSLOW - Franz Hünten : Klavierwerke Zu Vier Händen - Liu Xiao Ming/Horst Göbel - SIGNUM




A dispetto del  fatto che si chiamasse Onslow, non era inglese. Cioè lo era per metà.
Georges Onslow, per parte di padre inglese, nacque in Francia nel 1784, perché suo padre, Edward Onslow, di origini nobili, vi si era trasferito per sposare una nobildonna francese. La famigliola però non rimase vincolata alla Francia, perché allo scoppio della rivoluzione francese, Edward Onslow venne imprigionato e poi costretto all’esilio.

La condizione di disagio, conseguente all’esilio, per il giovane Georges-André-Louis,  fu compensata dal fatto di poter entrare a far parte e partecipare alla cultura cosmopolita che si respirava nelle corti d’Europa dove i nobili e i borghesi francesi erano riparati, costituendo delle enclaves di grande prestigio e ponendo le condizioni perché si creassero dei salotti culturali, in particolar modo musicali, se non delle scuole nazionali, in cui le nuove leve, venendo a contatto con grandi nomi del concertismo e della letteratura musicale dell’epoca, potevano veder incrementate le proprie possibilità di affermarsi nella vita musicale del tempo. Questo accadde a Georges Onslow che, riparato con i genitori ad Amburgo,  dove il padre aveva trovato asilo, prese lezioni dal grande compositore boemo Jan Ladislav Dussek, che era lì alla corte di Luigi Ferdinando di Prussia. Non contento della preparazione ricevuto, la accrebbe a Londra, prendendo lezioni da Johann Baptist Cramer.  Infine completò la sua preparazione tecnica, una volta ritornato in Francia durante il periodo napoleonico, con Rejcha uno dei grandi teorici della musica del tempo, che gli instillò l’amore per la forma.
Una preparazione tecnica di tutto rispetto, con alcune delle personalità più eminenti del suo tempo. Ma Onslow, non aveva solo questo; possedeva anche una inesauribile fantasia melodica, che ne fece il maggior compositore del suo tempo, tanto che qualcuno si spinse a definirlo “il Beethoven francese “: questo perché, non vi fu un genere musicale in cui non spaziò e in cui non abbe lasciato il segno. Soprattutto in campo cameristico, sfornando un numero impressionante di quartetti e quintetti per archi. Eppure…eppure per tanto tempo è stato dimenticato. Solo a partire dagli anni ’90 del XX secolo c’è stata una renaissance volta a riscoprirne l’opera ed il valore.
Probabilmente, complice fu anche la considerazione di illustri musicologi, tra cui William Newmann  e Walter Georgii.
Il disco proposto da me comprende due suoi lavori di grande fattura per cui Walter Georgii, un grande musicologo tedesco, si spinse a definirli i migliori lavori per pianoforte a quattro mani, assieme a quelli di Hummel, del tempo di Schubert (ovviamente tranne quelli dello stesso Schubert): le due Sonate per pf. a 4 mani in mi min. op.7 e in fa min. op.22.
Sono due sonate caratterizzate da una stupefacente vena melodica supportata da una pari freschezza. Opere già romantiche, sono melanconiche come suggerisce l’adozione di tonalità d’impianto in minore, senza però essere tristi.  Georgii aggiungeva, mettendo a confronto le opere di Onslow con quelle di Hummel (opp.52 & 92) che mentre le seconde erano più appariscenti e brillanti, quelle di Onslow “sorpassavano le sonate di Hummell  in serietà e profondità”.
Tuttavia i due lavori non appartengono allo stesso tempo, essendo infatti distanziate di dieci anni: mentre infatti la sonata in Mi min. è del 1810, quella in Fa min. fu pubblicata nel 1820. Le due sonate, pur distinguendosi dalla quasi totalità della produzione di Sonate concepite secondo la forma classica, per ricchezza tematica e per inaspettate modulazioni armoniche, sono diverse concettualmente tra di loro: la prima è infatti realizzata guardando ad un modello di sonata classica in 3 movimenti (2 movimenti estremi: Allegro espressivo e Agitato, ed un movimento centrale più lento: Romanza), la seconda si dimostra già più ardita, guardando all’evoluzione del concetto Sonata beethoveniano: è in quattro movimenti, di cui due estremi (Allegro),un Minuetto, ed un Largo, che curiosamente è molto ridotto nelle sue dimensioni, essendo molto più breve del precedente Minuetto.
Il Disco è completato dalle Variazioni di Franz Hunten, su Il barbiere di Siviglia di Rossini, op.17 per pf. a 4 mani.
Hunten fu un compositore tedesco di Musica da Salone: produsse una quantità impressionante di variazioni, fantasie, rondo, trascrizioni su temi d’opera, secondo le richieste della moda del tempo. Tuttavia, pur avendo vissuto un periodo effimero di popolarità in vita, ben presto, dopo la sua morte, fu dimenticato.
E’ un ambito completamente diverso rispetto alle due sonate di Onslow: se quelle contrastavano col repertorio da Salon Music, perché serie e profonde pur potendo essere suonate solo da pianisti virtuosi, le Variazioni di Hunten invece sono un vero e proprio lavoro da Salon Music: virtuosistiche, scintillanti, appariscenti, andavano nel verso della moda che voleva il compositore presentare delle trascrizioni su temi d’opera per essere accettato dai “salotti bene”. Si aprono  con una breve introduzione (Allegro moderato) che ha come sempre funzione di creare una certa tensione, dopo la quale c’è il Tema (Andante) seguito da 4 Variazioni, di cui le prime tre servono a mostrare la bravura dell’interprete, mentre la quarta, rallentando il ritmo, prepara il finale ad effetto dell’Allegretto.
Ottimi interpreti  i due pianisti: Horst Gobel fondatore dell’omonimo Trio, pianista tedesco poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato nell’Europa Centrale (notevole interprete beethoveniano) e la sua allieva Liu Xiao Ming, cinese di origine, che ha all’attivo altre incisioni, tra cui Moscheles.
Un disco veramente interessante, che si segnala per originalità di repertorio e per fini esecuzioni.
Pietro De Palma

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