domenica 26 luglio 2015

Gregorio Nardi : CON LISZT A FIRENZE. Vol. I : Il soggiorno di Franz Liszt e Marie d’Agoult negli anni 1838/1839 - LoGisma Editore, Firenze, 2015, pagg. 368




Il 10 giugno scorso, a Firenze, in Palazzo Pitti, è stato presentato il libro recentissimo, di Gregorio Nardi:  CON LISZT A FIRENZE. Volume I - Il soggiorno di Franz Liszt e Marie d’Agoult negli anni 1838/1839, di  LoGisma editore.
Ero stato invitato, ma per impegni scolastici non son potuto andare, anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo; il M° Nardi comunque, gentilissimo come sempre, ha fatto in modo che mi venisse recapitato il volume a casa mia.
E quindi mi sembra per lo meno doveroso parlarne.
Intanto sgombriamo il campo: si tratta di un’opera assolutamente sperimentale, che vuole togliere il velo ad un periodo, che non è solo quello di un legame affettivo e sentimentale, da cui nacquero 2 figli (Cosima e Daniel, nacquero in Italia; Blandine, in Svizzera), ma soprattutto un periodo fecondissimo per gli stimoli che Liszt recepì e trasformò in composizioni destinate ad essere i fondamenti della sua arte.
E sgombriamo il campo da un’altra falsa possibilità : il libro non è un saggio di analisi musicale, ma è essenzialmente un testo di Storia della Letteratura Musicale.
Come tanti altri, potrebbero dire alcuni…
No! Questa storia del soggiorno lisztiano in Italia e a Firenze in particolare, assieme a Marie d’Agoult è qualcosa di unico: infatti, a differenza di chi scrivendo un saggio su qualcuno o qualcosa, utilizza fonti già acclarate, qui le fonti vengono create ad hoc. E’ questa la particolarità del saggio: nasce da una ricerca personale, in archivi e altri testi, e crea per la prima volta un resoconto abbastanza rivelatore di quella che fu la discesa di Liszt in Italia. Grazie a Nardi, seguiamo Liszt e Marie nei vari concerti che lui effettuò a Firenze, in teatri ormai scomparsi (Teatro Standish in via Cavour; Cocomero,l'attuale Niccolini); lo seguiremo all'Imperiale e alla Reale Corte presso la Sala delle Colonne, al secondo piano di Palazzo Pitti; ci troveremo ad ammirarlo seguendo le tracce di programmi originali. Grazie ad una serie innumerevole di documenti (tra i quali anche contratti , ricevute dei pagamenti, liste di ospiti, lettere, articoli di giornali dell’epoca) ci sentiremo anche noi invitati assieme a lui presso le grandi famiglie nobiliari dell’epoca (i Martellini, i Poniatowski, gli Orloff, i Bonaparte),  e saremo invitati dalla Corte del granduca Leopoldo II; visiteremo con lui le case, gli alberghi, i musei, i monumenti, i caffè; conosceremo i suoi contatti (scrittori e artisti), tra i quali Hortense Allart, Gino Capponi, Lorenzo Bartolini, Adolf von Stürler.
Nardi è fiorentino doc (tra l’altro è anche il nipote per parte di madre, che ne è la figlia, di Piero Bargellini, il sindaco di Firenze durante il disastroso alluvione del 1966) e quindi ha ristretto la sua indagine al soggiorno fiorentino, importantissimo, perché a Firenze nacquero alcuni capolavori pianistici, tra cui Il Pensieroso e sette trascrizioni da Lieder dello Schwanengesang, e perché proprio negli anni 1837-38 nascono le opere pianistiche più deliranti di Liszt, espressioni di un virtuosismo che quasi supera le possibilità umane: a Firenze vennero rifiniti per esempio i Douze Grandes Etudes, prima della loro pubblicazione.
Il libro prende le mosse dall’indagine di Chiappari sul soggiorno fiorentino di Liszt e dalle lettere pubblicate della Marchesa Martellini, compendiandole con una serie di rilievi effettuati su archivi, carteggi, giornali d’epoca, fiorentini e non, su volumi, studi e saggi di altri compositori oltre che avvalendosi di spartiti e partiture che vengono sovente analizzati con semplicità di espressione, sì da farli comprendere a ogni lettore.
Lo studio di Nardi su Liszt può essere inteso come una sorta di omaggio al nonno Rio Nardi, allievo di Buonamici che aveva conosciuto personalmente Liszt, e che conduceva il fanciullo Gregorio per la città: l’autore riporta che una volta suo nonno si fermò davanti ad un palazzo, ed indicandolo al nipote, disse che lì era stato Liszt. L’attaccamento di Gregorio Nardi nei confronti dei nonni è palese, e lo mette continuamente in risalto quando ne parla: non c’è solo l’amore del nipote, ma anche la stima verso chi gli ha aperto un mondo dinanzi. C’è tuttavia anche una sorta di orgoglio cittadino, il sentirsi un figlio di Firenze e il voler omaggiare la città scoprendone le memorie nascoste.
Scorrendo le pagine si trovano centinaia di nomi conosciutissimi, conosciuti, meno conosciuti e assolutamente sconosciuti, ma di tutti Nardi dà notizie, fossero anche il sellaio o il barbiere, per amore di completezza: così troviamo nobili piccoli e grandi, i Martellini grandi mecenati della cultura del tempo, maggiordomi della vedova del Granduca di Toscana, Ferdinando III di Lorena (che ricordiamo era un Asburgo), al cui palazzo si tenevano grandi feste e salotti culturali di primissimo piano, oltre che concerti che accomunavano la cultura del tempo italiana povera di stimoli musicali d’oltralpe (come riconobbe lo stesso Liszt) alla grande cultura viennese, portando Firenze tra le grandi capitali musicali del tempo; compositori fiorentini (Giorgetti, Casamorata, Picchianti) e compositori riparati a Firenze (Leidesdorf, Doehler, Oginski, Schoberlechner); compositori di casa a Firenze (Rossini), e compositori in visita a Firenze (Pixis, Cramer); giudizi di compositori famosi  e di famosi critici (Schumann, Chopin, Heine, etc..), aneddoti, storie, ricordi, tutto in un’amalgama straordinariamente densa e nel tempo stesso fluida, scorrevole per chi legge, e approfondita per chi lo intenda consultare.
La sua estrema cura dei particolari lo ha portato talvolta a dedicare spazio a personaggi che francamente non è che siano stati elementi di spicco nella storia della musica: per es. quando parla della figlia adottiva di Pixis, tale Francilla Pixis, cantante lirica, citando aneddoti gustosi, come quello di uno Chopin giovane sospettato dal vecchio Pixis, seduttore della protetta, e giudizi mordaci, citandola in almeno tredici pagine ( non citando quelle in cui inserisce note che a lei si rifanno, ma in particolare a pagg. 186-192).
Il fine tuttavia se apparentemente sembra esser quello dichiarato, “Il soggiorno di Franz Liszt e Marie d’Agoult negli anni 1838-39”, in realtà è altro: Nardi usa il soggiorno lisztiano a Firenze come cavallo di Troia per inquadrare storicamente e soprattutto musicalmente la società del tempo, vorrei dire la Firenze di quegli anni, spingendosi a dare al lettore indizi anche sui luoghi. Il suo precipuo interesse, è soprattutto quello di parlare di quei compositori, assolutamente sconosciuti ai più, oggetto delle sue ricerche e da lui inseriti nei suoi programmi da concerto (e prossimamente anche dischi), di quella Firenze del tempo, che accolse il famosissimo compositore ungherese di cui mezza Europa parlava: vuol parlare innanzitutto di  Casamorata (autore delle 3 Romanze, con cui comincia secondo Nardi il romanticismo pianistico italiano, anticipandolo di 8 anni, giacchè prima che se ne occupasse lui, veniva assegnato normalmente come inizio al Notturno op.24 di Theodor Doehler), che abitò peraltro nello stesso palazzo in cui risiede Nardi e che è attualmente una delle Case della Memoria (appartenuto già ai Verrazzano, e acquistato a metà del XX secolo dal nonno materno Piero Bargellini), ma anche di Leidesdorf, di Schoberlechner e Doehler.
E’ un saggio, che – secondo me - ha una genesi lunga: non è un qualcosa nato per uno scherzo del destino, ma lungamente pensato, agognato vorrei dire. Che spiega anche certi percorsi artistici di Nardi. Mi spiego.
Qual è stato l’esordio discografico di Gregorio Nardi, tanti anni fa? Un Disco Dynamic con la prima incisione mondiale di Réminiscences des Puritains.
Io ho sempre pensato che la scelta fosse caduta su quest’opera, perché era inedita e perché probabilmente gli piaceva ( e penso che chiunque abbia riflettuto come me, prima di leggere questo libro, deve aver almeno pensato le cose ho pensato io). Invece no. Lo spiega il saggio: Rèminiscences des Puritains fu una delle cose che Liszt suonò ( assieme alla Trascrizione dell’Ouverture da Il Guglielmo Tell di Rossini, al Grand Galop Chromatique, e ad una “sua Fantasia composta sulla famosa Orgia di Rossini”) a Firenze nella sua prima Soirée fiorentina al Teatro Standish, una piccola sala privata, in un palazzo di Via San Leopoldo (ora Via Cavour), al numero civico 94, l’8 novembre 1838 (pag. 110 e seguenti).
Nardi identifica proprio Rèminiscences e non l’Hexameron, che era stato già suonato da lui in pubblico, perché Liszt, quando suonava composizioni di altri, per una forma di correttezza li citava sempre, ed invece, in questa occasione, non citò nessuno. Quindi.. Réminiscences! Ecco perché Gregorio Nardi, vincitore di un rinomato Concorso internazionale dedicato a Liszt (quello di Utrecht), innamorato di Liszt, e innamorato di Firenze, e molto legato al ricordo dei suoi nonni, a loro volta legati a Liszt da chi l’aveva conosciuto personalmente, le incise!
Spiega anche una cosa che pochi sanno: Liszt suonava le sue Fantasie non come ora si presentano e vengono proposte, ma distinte per sezioni. Nardi cita a pag. 178 l’esempio della Grande Fantasia sulla Lucia di Lammermoor, pubblicata da Liszt in due parti distinte. E non doveva essere prassi seguita da lui soltanto e del resto sappiamo che in molti casi, nell'Ottocento, nel caso di quei compositori famosi che avevano più editori, capitava che le stesse opere venissero pubblicate con titolazioni diverse. Gregorio Nardi rivela come anche Rèminiscences des Puritains fosse spesso suonata divise in due sezioni ( e spesso alternativamente Liszt presentava non necessariamente entrambe, ma l’una o l’altra), e di come questa pratica dovrebbe essere, per amore di filologia, recuperata
Moltissime altre cose figurano in questo straordinario pezzo di storia fiorentina, tra cui per es. la visita dello Zarevich Alexander,  futuro Zar Alessandro II di Russia al Granduca di Toscana, e i festeggiamenti (tra cui qualcosa anche suonato da Liszt); e persino l’impegno di  Liszt per l’erezione a Bonn, del monumento dedicato a Beethoven. E il fatto che Liszt avesse suonato assieme a Pixis un Duo sugli Ugonotti di Meyerbeer dello stesso Pixis.
Insomma, un volume che regala meraviglie di ogni genere e che aiuta a conoscere un po’ meglio un compositore fondamentale per l’evoluzione della musica ottocentesca, attraverso le famiglie nobili con cui lui ebbe rapporti (Bonaparte, Poniatowski, Martellini, Orloff), i pittori che lo ritrassero, Adolf von Stürler in primis, le fioraie che solevano attrarre l’interesse di Marie d’Agoult, le osterie e le caffetterie dove era possibile trovare la coppia, i vizi di Liszt (Bacco e tabacco) e le sua mania del vestire elegantemente. E ovviamente le personalità del mondo musicale e culturale con cui i due amanti vennero in contatto.

Pietro De Palma






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