domenica 12 luglio 2015

Les Annales du Clavier: ouvres pour clavier écrites en Europe entre 1808 et 1812 (Dussek,Tomášek) - Pierre Bouyer - ARION - 3 LP



Dalla Germania (Disco 1) si passa alla Boemia(Disco 2), inglobata al tempo nell'Impero Austro-ungarico, con Dussek e la sua sonata L'Invocation, l'ultima sua sonata e quindi il suo canto nel cigno in questo genere. E' la sua opera più straordinaria, ricchissima dal punto di vista melodico, piena , vorrei dire letteralmente zeppa di temi musicali che si amalgamano, si confondono, si compenetrano al resto, drammatica, struggente. Per altri riferimenti rimando ai miei articoli su Dussek pubblicati in questo blog (Dussek è uno dei miei compositori preferiti). In questo caso, essendo una sonata con un piglio volutamente declamatorio, come per es. La Didone abbandonata op.50 n.3 di Clementi, la concisione ed una eccessiva velocità nuocciono al tutto, come pure un'estrema lentezza. Direi che la migliore incisione in commercio sia quella di Hanuš Bartoň, pianista cecoslovacco che venti anni fa realizzò delle buone incisioni con una sconosciuta etichetta cecoslovacca, di difficile reperimento, la
Studio Matouš. Ancora meglio quella di Firkusny, ma solo su LP Tornabout di difficile reperimento (se non nei negozi specializzati). Tuttavia la migliore che io conosca e secondo me quella che si adatta meglio ad uno stile classico che è virtuosistico ma già preromantico, con influenze dirette su Beethoven, è quella del pianista Severin Von Eckardstein:



Nel Disco 2 sono riportate anche composizioni di un altro compositore boemo, molto meno noto: Václav Jan Křtitel Tomášek. Anche per questo, il cofanetto è prezioso: infatti, Tomášek è un compositore assai poco toccato da incisioni (ora e in passato), perchè assai poco noto. Le ragioni possono essere molteplici, anche se io ritengo che quella predominante che ha influenzato le altre, è che Tomášek sia stato al tempo, un insegnante di successo nelle famiglie aristocratiche, più che un virtuoso concertista: probabilmente, questo è da mettere in relazione col fatto che egli non avesse doti ginniche da gran virtuoso, e che non avesse studiato e non si fosse perfezionato con grandi maestri, ma che invero fosse un autodidatta. Nondimeno ebbe grandi allievi, primi fra tutti Jan Vaclav Vorisek, compositore biedermeier di cui parleremo un giorno, e Dreyschock, pianista grande virtuoso dell'epoca e compositore romantico. Questo perchè in sostanza lo stile e le opere di Tomášek, pur collocandosi in quel genere classico di fine settecento, vorrei dire arcadico, non è rigoroso nelle scelte e nel linguaggio armonico, per preferenza di tonalità di base minori anzichè maggiori, e quindi è già preromantico. Direi che assieme a Pinto, Dussek, Clementi e Vorisek, è un compositoreavanti coi tempi.
Tuttavia Tomášek a differenza di Lessel, che esamineremo prossimamente, che compose molto ma di cui è rimasto poco (ma è anche vero che molti manoscritti sono alla Biblioteca Musicale di Vienna), compose in vita poche opere per pianoforte: sei Sonate, Egloghe, Rapsodie, Dityrambi.
Nel disco di Bouyer sono eseguite 3 Egloghe: la n.1 in Si bemolle, la n.2 in Fa e la n.5 in mi minore: sono pezzi in cui si fà dello sperimentalismo, un po' come i frammenti di Beethoven.
La prima egloga è abbastanza bruttina ( e non so perchè sia stata scelta): è una ripetizione di accordi e ottave, che ha ritmo, ma nulla di più. Più belle la seconda e la terza, che accando a passaggi virtuosistici, presentano melodie caratteristiche (in particolare la terza, con un motivo che potremmo dire anticipatore di Mendelssohn, che ricorda il corno e il flauto).
Delle 6 composte sono presentate  5 Rapsodie, quindi quasi tutte: sono i pezzi maggiormente rappresentativi dello stile del compositore, e anticipano delle sonorità e delle espressioni che saranno proprie di compositori posteriori: la rapsodia in Do M. op.41/2 evoca per es. Schubert, la Rapsodia n.3 è uno studio sugli arpeggi, la n.5 in Si bem min. è uno studio in ottave, l'op. 41 n.6 è un'altra esplosione di melodie che anticipano Scubert, proponendo un motivo bellissimo in Si bem. Magg.
                  
                                                                                         2 - continua

Pietro De Palma

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