lunedì 17 agosto 2015

MARK HAMBOURG - Beethoven, Bach, Mendelssohn/Liszt, Chopin, Moszkowski, Dvorak, Liszt, Falla - CD PEARL

Ci fu un tempo, tanti anni fa, a metà degli anni '90, che conobbi Piero Rattalino, che allora era una potenza e che era all'apice della sua fama in Italia.
Lo avevo avvicinato (assieme ad Emanuele Arciuli), rispondendo ad una rubrica di Piano Time, che all'epoca era la rivista musicale più importante in Italia, forse non dal  punto di vista dell'approfondimento musicale, specialmente discografico come Musica, ma tecnicamente parlando, dal punto di vista pianistico, era il massimo . Piero Rattalino era una specie di curatore, se ricordo bene. E aveva inaugurato una serie di CD storici, che è stata unica nel suo genere in Italia, e che non si è più vista: tutti pianisti storici, registrazioni di alcuni dei quali veramente rare, se non andando a spulciare oscuri siti americani.
Mi ricordo che a pranzo di un giorno d'estate che ero a Milano, non mi ricordo in quale occasione, ma c'era anche un'altra persona con noi (era la prima volta che mangiavo una pizza a mezzogiorno), mi offrì di curare una rubrica di storia della letteratura pianistica, su Piano Time. Il mio ambito era all'epoca ( e lo è rimasto) il romanticismo musicale negletto e il Biedermeier musicale (soprattutto pianistici). Mi ricordo che quel giorno avevo fatto man bassa di CD presso  un noto negozio di dischi di Milano - mi ricordo tra l'altro che avevo preso un CD con le sonate per piano e organo di Reubke, un altro con la sonata di Norbert Burgmuller + il suo concerto per pianoforte, e dei CD di Kuhlau, un altro dei miei pallini, più degli spartiti un po' rari di musica pianistica. Tra gli altri dischi che avevo preso c'è questo di cui parlo oggi, e mi ricordo cosa disse lui: "Ah, Mark Hambourg. Perchè l'hai preso? ".
"Mi interessa, perchè Lei, Maestro, ne parla in quel libro che mi ha autografato a Bari. Pianisti e Fortisti", risposi.
"Un terzo concerto da ricordare. Lo hai sentito?", disse lui.
"No".
"Sentilo".
Questo disco di Mark Hambourg  è uno dei dischi storici più belli che abbia.
Hambourg era un pianista virtuoso che apparteneva alla grande infornata di pianisti di valore che c'è stata agli inizi del secolo: mi sono chiesto come mai tanti pianisti grandissimi ci siano stati nello stesso periodo, e non mi so dare una risposta.
 Mark Hambourg era il figlio maggiore del pianista Michael Hambourg (allievo di Anton Rubinstein), ed era fratello del violoncellista Boris Hambourg e del violinista Jan Hambourg, con i quali suonava nel complesso da camera da loro formato, l' Hambourg Trio. Siccome suo padre era stato professore al Conservatorio di Mosca, Mark aveva proseguito i suoi studi con lui. La grande occasione gli venne tuttavia a Londra, dove gli Hambourg si trasferirono: infatti lì incontrò Paderewski, che avendo trovato in lui qualità particolari lo propose per una serie di concerti con cui si fece conoscere. Sempre Paderewski, che fu il suo mentore e protettore, lo mandò a studiare tre anni a Vienna con Theodor Leschetitzky. Qui allargò la sua cerchia di amicizie, fece il suo primo concerto da adulto nel 1895, mentre ancora studiava con Leschetitzky (Primo concerto di Chopin, con Hans Richter) e poi seppe cogliere la fortuna al volo, quando, dovendo soprassedere ad un concerto Sophie Menter, a Vienna, durante un festival brahmsiano, eseguì la Fantasia Ungherese di Liszt, con la direzione d'orchestra di Felix Weingartner, riportando uno straordinario successo. Alla cena successiva, cui partecipò anche Brahms, il grande compositore tedesco, propose un brindisi per lui.
Da allora gli si aprirono le porte dei grandi teatri e fece le prime tournées all'estero, in Australia e negli Stati Uniti, poi in Russia, Germania, Francia.
Nel 1896 eseguì in maniera strepitosa il Quarto Concerto di Anton Rubinstein sotto la direzione di Nikisch a capo dei Berliner, diventandone amico successivamente.
Fu famoso nel periodo antecedente alla Prima Guerra Mondiale, ma seppe così bene amministrarsi da dieventare nel decennio 1920-1930, uno dei pianisti più famosi in assoluto.
Fu amico oltre che di Nikisch, di Busoni e Rosenthal. E anche del pittore Felix Moscheles, figlio del compositore pianista virtuoso e didatta Ignaz Moscheles, di cui Mark suonò privatamente in occasione dell'ottantesimo compleanno dell'amico, il Concerto in sol minore di Moscheles.
Effettuò registrazioni per la HMV, quando incidevano dischi solo i più grandi.
E a questo numero di incisioni appartengono i brandi contenuti in questo straordinario CD della Pearl.
Innanzitutto il Terzo Concerto di Beethoven, inciso con la Malcolm Sargent Symphony Orchestra diretta dall'omonimo direttore. Si tratta di una incisione celebre, una delle incisioni più elettrizzanti, pianisticamente parlando, che abbia mai sentito, di quest'opera. Era uno dei suoi cavalli di battaglia: l'aveva interpretato persino sotto la direzione del compositore belga Eugène Ysaÿe.
Si ammira in esso la bellezza del suono, e una eleganza un po' demodé, oltre che  una grande tecnica (il direttore d'orchestra inglese Sir Henry Wood lo paragonò a Rubinstein e Busoni).  In onore di Felix Moscheles, utilizzò, per il primo movimento del concerto, come cadenza, quella di Ignaz Moscheles, bellissima e abbastanza fiorita.
La caratteristica di questo concerto, quella di cui parla Rattalino in Pianisti e Fortisti, è una sorta di energia elettrica, di verve eccitante che trasmette al brano: in sostanza varia la velocità all'interno al primo movimento, aumentando gradatamente ma sostanzialmente sia nel primo tema che nel secondo e mantenendo però inalterati i rapporti di forma in maniera da non far gridare allo scandalo, e anzi suscitando interesse ed apprezzamento. Io penso che quello che voleva dire Rattalino è che Hambourg utilizzasse in maniera sapiente la tecnica del rubato, cioè la capacità di aumentare o diminuire il valore della notazione diversamente da quanto indicato nel brano e tuttavia non scombinandone la forma generale e il tempo di base. Questa utilizzazione ricorrente ma sapiente del rubato, la si nota anche in altri due pezzi stupendamente eseguiti, cioè due notturni di Chopin (op.9/2 in Mi bem. magg. e op.55/1 in Fa minore): in essi, Hambourg utilizzava una forma di rubato molto simile a quello inteso da Chopin stesso, in cui mentre la mano sinistra suonava le battute al tempo segnato, la destra si permetteva di variarne il tempo con effetti di rubato.
Ma questo CD bellissimo della Pearl, contiene altre perle: assieme ad uno studio di Moszkowski (in sol bem. magg. op.24), alla famosissima e struggente Danza Slava di Dvorak (op.72/2 in mi minore), al Preludio d'organo BWV 532 di Bach trascritto per pianoforte da D'Albert, al Concerto Pathétique di Liszt, per due pianoforti, con suo figlio Michal, e la Fantasia Baetica di Falla, si nota una bellissima interpretazione di On Wings of Song, op.34/2 di Mendelssohn/Liszt.
Booklet stringato ma interessantissimo.
Note di Allan Evans.

Pietro De Palma



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