domenica 2 agosto 2015

p mf f. Pianoforte Marco Falossi Fantasie (Horowitz, Blumenfeld, Busoni, Saint-Saens, Massenet, Ljadow, Liszt, Falossi) - CD Velut Luna

Facendo ordine, cercando di trovare nuovo spazio per i miei CD che sono diventati una marea, mentre lo spazio di casa utilizzabile è sempre quello, ecco che è spuntato da sotto una pila, un disco che neanche pensavo di avere. Mi son chiesto: ma dove mai l'avrò acquistato? Ho una certa memoria per i CD che acquisto, per cui mi son convinto prima e mi son ricordato poi, che me l'hanno regalato. Ma cosa? Un disco di Marco Falossi.
Marco Falossi? E chi è mai Marco Falossi?
E' un pianista, che compie 50 anni quest'anno (se non li ha già compiuti), nato nella provincia di Firenze, ma formatosi a Milano e diplomato con Piero Rattalino. Non mi pare che abbia vinto molto: mi pare di aver letto il T.I.M. di Roma, un Concorso che aveva messo su Luigi Fait. Ma al di là di cosa abbia vinto, se insegni e dove, Falossi è conosciuto per le sue doti di pianista supervirtuoso, un pianista "da circo" insomma, dove "da circo" non è affatto un termine spregiativo ma sta a indicare un pianista dalle doti funamboliche: del resto anche Czyffra lavorò in un circo come pianista in cui dava modo al pubblico di ammirare le sue non comuni doti!
Tuttavia Falossi non solo è un eclettico pianista ma anche  un eclettico compositore. E qui uso l'aggettivo eclettico in maniera riduttiva: è un compositore assai difficile a collocarsi.
Mi ricordo che tanti anni fa, quando andavo a Milano sia per incontrare amici che seguire dei concerti (ehm...comprare libri, dischi e quant'altro), quando si parlava di musica classica, i discorsi cadevano anche su quelli che erano in quei tempi i pianisti di cui si parlava di più: si parlava di Kamenz (che partecipò a quattro o cinque Concorsi Busoni senza arrivare mai a vincerne uno) che dopo tanti anni è diventato oggi un gran bel pianista; si parlava di Baglini, di Bellucci (mah, non mi hanno mai del tutto convinto, non so perchè, anche se tanti impazziscono per loro: sarà...); si parlava di Igor Roma; ma si parlava anche di Falossi. E qualcuno scherzava su di lui.
Son passati venticinque anni quasi. E mi trovo davanti questo disco di Falossi, che dovrebbe essere stato pubblicato una decina d'anni fa e ha per titolo un acrostico: pmff, cioè pianoforte marco falossi fantasie.
Un disco di fantasie? Una gran parte, certo. Per di più, tutte quelle che vengono indicate come fantasie sono state composte da lui, mentre i pezzi restanti sono trascrizioni e opere originali, di:
Sousa/Horowitz (Stars and Stripes Forever), Blumenfeld (Suite Lyrique op.32 n.9), Busoni (Trascrizione della Toccata e Fuga in Re min. di Bach), Saint-Saens/Godowsky (Il Cigno), Anonimo (Santa Lucia), Massenet (Improvviso n.1), Ljadow (Tre preludi op.11 n.1, op.31 n.2 e op.40 n.3), Mendelssohn/Liszt (Marcia Nuziale).
Le sue Fantasie, se uno si aspetta che siano al modo di quelle di Liszt o di Czyffra, faranno rimanere un po' stupiti: mentre infatti alcune sono fantasie su un tema base che è riconoscibilissimo, altre, personalmente, più che fantasie, più che trascrizioni, mi paiono delle permutazioni, come certi pezzi di Schumann, sviluppati non sulla base del motivo originale quanto di quello che lui aveva trasformato idealmente; un po' come la differenza che esiste tra un cubista ed un astrattista. L'idea alla base è la stessa.
Tuttavia il disco è godibilissimo: il tempo passa e non ti accorgi neanche che sia trascorso. Merito anche della scelta attuata dei pezzi da proporre, mai tediosi anzi stuzzicanti e spumeggianti.
Un'unico critica devo fare e riguarda solo la trascrizione di The Stars and Stripes Forever di Sousa/Horowitz: pur essendo suonata assai bene (in taluni punti si notano delle incertezze,ma..tutto si condona perchè è una trascrizione horowitziana) ed eguagliando il tempo di Horowitz ( 3 minuti e 50 secondi) non è come l'originale: Horowitz ci metteva del suo, era ancora più frivola e bandistica, di quanto non appaia suonata da Falossi (che a me piace molto più di quella di Lang Lang, che non è di Horowitz ma è una sua ritrascrizione). E quindi è una interpretazione unica.
Gli unici che vi siano andati vicini mi pare che possano essere solo due (Lang Lang è orribile!): Arcadi Volodos, in una fantastica ripresa della TV polacca: interpretazione di un virtuosismo sovrumano
e Francesco Libetta in una portentosa esecuzione al Miami Festival nel novembre 2001, nella commemorazione dell'attacco al  World Trade Center avvenuto due mesi prima: interpretazione più elegante.

E pensare che l'aveva imparata in soli due giorni..

Pietro De Palma


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