domenica 30 agosto 2015

Severin Einsenberger : Chopin, Schumann, Brahms/Friedman. Brahms, Scarlatti/Tausig, Schubert/Liszt - CD OPAL

Among those prominent pianists who attained their artistic maturity under Theodor Leschetizky (1830-1915) one finds the name of Severin Eisenberger, a distant figure who once was among the commanding keyboard masters to perform throughout Central Europe and the United States.
Così cominciano le note di Allan Evans che firma il booklet dell'unico disco ad oggi che ricordi la figura di Severin Einsenberger, un maestro dimenticato.
Nato in un quartiere una voltra ebraico, nel sobborgo Padgorze di Cracovia, dove erano già nati Ignaz Friedman e Josef Hofmann  ( Piero Rattalino in "Da Clementi a Pollini" ricorda questa coincidenza, ma, non avendo trattato Eisenberger, non ne ha fatto menzione ), studiò in patria con Flora Grzywinska, un'insegnante di pianoforte molto stimata da Friedman; poi si perfezionò a Berlino con Heinrich Ehrlich che assieme a Leschetizky era stato allievo preferito di Czerny. Sebbene Czerny sia ora ricordato soprattutto per le sue raccolte di  studi, e per le Sonate e composizioni a quattro e sei mani, Czerny, in quanto allievo di Beethoven, possedeva informazioni di prima mano circa l'interpretazione delle opere pianistiche del compositore di Bonn:
"Quanto al mio modo di suonare di Beethoven, ho ragione di credere che suono opere del maestro bene e correttamente. Dovrei farlo, come dirò a voi. Ho un intenso sentimento nei loro confronti e le modalità della mia interpretazione, perché molte cose che li riguardano sono state tramandate a me in modo autoritario. Ehrlich fu allievo preferito di Czerny. . . Ci sono casi in cui so che anche i testi a stampa devono essere leggermente modificati. Perché? Perché mi ha detto Ehrlich quello che Czerny gli disse e Beethoven disse a sua volta a Czerny. Questo è vero circa il modo di utilizzare il pedale  e altri dettagli di interpretazione. "
Inizialmente Eisenberger avrebbe voluto fare il direttore d'orchestra; se invece fu pianista, lo si deve al fatto che fu, in una occasione così impressionato dall'aver sentito Ossip Gabrilowitsch, che ritornò con forza al pianoforte.
Eisenberger appartiene ad un mondo dimenticato: è uno di quei personaggi che erano già leggenda, ai tempi di Rosenthal o Lhevinne o Horowitz. Basti dire che Eisenberger sentì in più occasioni dal vivo suonare Brahms, Hans Von Bulow, Eugen d'Albert, Anton Rubinstein (quest'ultimo elogiò la tecnica della mano sinistra di Eisenberger). Suonò il Concerto di Grieg, con Grieg a dirigere l'orchestra (Pearl CD 9933).
Studiò anche con Leschetizky, di cui parlò sempre con riverenza. A casa di Leschetizky pare che avesse fatto conoscenza con Ossip Gabrilowitsch, che diventò  un suo amico carissimo .
Pur avendo composto una sinfonia, una sonata per pianoforte e dei Lieder, si convinse di non avere la stoffa del compositore e quindi tornò a suonare.
Fu testimone di storici eventi: presente agli storici concerti di Berlino di Busoni, e andò a sentire Rachmaninov esibirsi in un suo Trio élégiaque; assistette ad una esibizione  solistica di Sarasate, e sentì suonare dal vivo Reisenauer e Schnabel; si ricordava benissimo i recital beethoveniani sentiti per mano di Risler, e l'interpretazione del Trio Arciduca di Beethoven da parte di D'Albert. Fu assieme a Schnabel, maestro di Lili Kraus.
Fu ritenuto un grande interprete di Beethoven e Chopin, ma delle sue famose interpretazioni non esistevano registrazioni, perchè non si sa come, Eisenberger non registrò mai nulla. Ma un giorno, dopo la sua morte avvenuta nel 1945, la sua vedova ricevette una scatola per mano del custode della loro casa di Manhattan: egli disse di aver ricevuto l'ordine dal pianista di non buttarla, perchè conteneva registrazioni dei suoi concerti radiofonici, anche se non era entusiasta di esse in quanto aveva ravvisato degli errori. Comunque ad oggi, esse sono le uniche testimonianze dell'arte di Eisenberger. Allan Evans le elenca. Esse sono:
BEETHOVEN: Concerto # 2, # 3, # 4, # 5, Fantasia Corale (apertura del pianoforte solista manca in quanto l'ingegnere del suono pensava che la parte cominciasse con il tutti! )
BRAHMS: Concerto # 1
MOZART: Concerto # 20 (K.466) e # 24 (K.491), con parti mancanti
SAINT-SAENS: Variazioni su un tema di Beethoven per 2 pianoforti (incompleta)
SCHUMANN: Concerto
TCHAIKOVSKY: Piano Trio
Disprezzava i pianisti della nuova generazione che suonavano veloce, non soffermandosi, sull'interpretazione, sulla musicalità.
Ritengo che proprio per la sua linea di discendenza attraverso  Heinrich Ehrlich e Leschetizky da Beethoven attraverso Czerny, le interpretazioni di opere di Beethoven da parte di Eisenberger, potrebbero gettare una nuova luce sulla storia dell'interpretazione. Tuttavia è da dire che probabilmente, il fatto che non siano state ancora riversate è nel fatto che esse sono piene di riverberi, fruscii, distorsioni del suono tali da infastidire l'ascolto dei più. Anche le registrazioni del CD Opal che presento oggi, sono così. Un po' come i rulli di cera di Hofmann, riportati recentemente in disco dalla Marston.
Comunque sia l'interpretazione del secondo concerto di Chopin (Live : 14 maggio 1938, con l'Orchestra del Conservatoreio di Cincinnati diretta da Alexander von Kreisler) è da rimarcare, perchè Eisenberger interpreta Chopin come oggi non lo interpreta più nessuno. E' un po' quello che dissi un giorno a proposito delle interpretazioni chopiniane di Askenase, che aveva erditato il modo di suonare Chopin attraverso la madre, allieva di Mikuli a sua volta allievo prediletto di Chopin: è una maniera di accentuare le note e di usare il pedale, di rallentare e di accelerare, insomma la maniera di interpretare Chopin è all'antica maniera.
Mi ricordo quello che mi disse una volta Francesco Libetta, a casa mia. Era venuto a pranzo, e prima di sederci a tavola aveva voluto ascoltare qualcosa che avessi, che lui non conoscesse. Gli proposi questo disco della Opal: trasecolò. Non conosceva Eisenberger. Volle sentire due volte il disco: la cosa che più lo interessò fu proprio Chopin (perchè Libetta è uno dei pianisti di oggi che più sono vicini ai pianisti di ieri).
Quello che rapisce in questa interpretazione del Secondo Concerto di Chopin, è la tecnica del rubato e della fioritura della mano destra, sicuramente una eredità di Leschetizky, di quella che doveva essere per lui l'ornamentazione; e il modo di interpretare il tempo di mazurka (che è in certo modo presente nel terzo movimento), un modo che riporta Eisenberger, attraverso la sua prima insegnante (anche di Friedman), Flora Grzywinska, al modo con cui Chopin suonava: usando oltre al già citato rubato, anche un modo di interpretare il tempo e un legato poi scomparsi. Maniera chopiniana che venne congelata nelle mazurke incise da Friedman.
Del resto questo modo antico di suonare le mazurke lo si trova ancora in certe vecchie registrazioni di De Pachman, come dice Evans altrove, mi pare a proposito di altra edizione pure interessantissima, ma della Arbiter: Masters of Chopin (Friedman, Tiegerman, Eisenberger, Barda).
Interessanti anche una Rapsodia di Brahms (Brahms fu sempre un suo mito, per sua stessa ammissione), il Capriccio di Scarlatti/Tausig, che una volta era molto suonato dai virtuosi (ricordo l'interpretazione di Godowsky) e una Soirée de Vienne di Schubert/Liszt.
Interessantissime come sempre le note di Allan Evans.
Disco per fissati della storia dell'interpretazione pianistica, non per audiofili.

Pietro De Palma







  

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