martedì 22 settembre 2015

Sebastian KNAUER/Ensemble Resonanz interpreta Franz SCHUBERT : Impromptus D.935, Sonate Oubliée D.916b, Adagio und Rondo Concertante D.487 - CD Berlin Classics




Accade spesso che quando un disco attragga la mia attenzione, lo compri. E poi magari mi scordi di sentirlo. E finisca in qualche scaffale. Salvo poi essere ritrovato per caso.
E’ quanto mi è accaduto oggi. Stavo cercando un disco di Costantino Mastroprimiano, ed invece, ecco che spunta uno della Berlin Classics, una etichetta sfiziosa tedesca.
Dico subito che i motivi per cui acquistai questo disco, un annetto fa, furono essenzialmente due: un’incisione di Knauer, un bel pianista tedesco, che sta facendo un’ottima carriera internazionale, e un’opera di Schubert assolutamente sconosciuta: infatti , l’incisione contenuta in questo disco, è una prima registrazione mondiale.
A dirla tutta, un altro disco molto intelligente, assai ben fatto, con una forte idea di fondo molto ben caratterizzata: come il disco di Nardi dedicato a Wagner, questo è dedicato a Schubert. Ma rifuggendo, le solite cose che tutti fanno, accanto ai 4 improvvisi D.935, mette la Sonata Oubliée (nome dato da Jorg demus) D.916b, e l’Adagio e Rondo Concertante D.487, in una versione arrangiata dallo stesso pianista per pianoforte e orchestra d’archi.
La cosa su cui ruota tutto il resto è la prima mondiale della Sonata Oubliée. Era da tempo che mi aspettavo che qualcuno la incidesse: personalmente pensavo che Jorg Demus, dopo averla studiata e pubblicata, la incidesse pure. Invece, quest’onore è toccato a Knauer, un pianista tedesco nato ad Amburgo nel 1971, vincitore di parecchi concorsi internazionali e che ha studiato con Kahl, Kammerling, Entremont, Schiff, Eschenbach, Weissenberg e Sandor.
La sonata, fu scoperta nel 1978: si tratta in pratica di due brani piuttosto lunghi in manoscritto, che furono scoperti per caso dentro una raccolta di schizzi del compositore per l’opera incompiuta Der Graf von Gleichen. La data di composizione, è quella di altri capolavori estremi della produzione pianistica (Improvvisi D.899 e D.935). Dopo approfonditi studi di Jorg Demus e Roland Soelder, si è arrivati alla conclusione che potrebbe trattarsi dei due movimenti estremi di una Sonata dimenticata e non pubblicata al tempo di Schubert, probabilmente perché il movimento centrale o i due movimenti centrali  attendeva (no) di essere ancora composti o perché furono abbandonati dall’autore perché egli non vi credeva più o sono andati perduti ( e magari attendono ancora di essere scoperti), oppure sono stati finora intesi come pezzi a se stanti. Fatto sta che questa sonata si porrebbe dopo la Sonata in Sol Magg D.894 e prima Sonata in Do minore D.958, nell’estate-autunno del 1827: si tratta di due brani, il primo in Do magg. D.916b e il secondo in do minore D.916c che assieme ad un Lied rimasto incompiuto (mancante della parte vocale) pure in Do magg. D.916a formano una triade composta nel 1827 (il frammento di lied è del maggio 1827).
I due movimenti sono un Allegretto e un Finale all’Ongarese, per un totale di 572 battute originali di Schubert. Va detto che il primo è in Forma sonata e si arresterebbe ad un certo punto, sei due studiosi non modificassero due battute transizionali e aggiungessero altre due di sana pianta. Il movimento finale invece ha avuto bisogno di un severo studio per essere capito. Comunque nelle note di presentazione, si afferma come, dopo l’edizione congiunta del 1978, sia Demus che Soelder sono giunti a sviluppi completamente differenti, e questo perché anche questo movimento finale ad un certo punto si arresta. Del resto questa è sempre la fine delle opere incompiute: che se finite da qualcuno, assumono il carattere di quel tale, che sarà magari diverso da altro finale composto da altra persona. Per Schubert il discorso è ancora più traballante, perché Schubert, come si sa, diversamente dai suoi contemporanei, adottava delle soluzioni armoniche lontanissime da quelle che un trattato armonico del tempo avrebbe suggerito. E quindi non sapremo mai per quale motivo egli avesse interrotto un accordo della ricapitolazione e se davvero la soluzione proposta congiuntamente da Demus e Soelder per questa edizione del 1978 potesse avere un senso.  Del resto le note, firmate da Knauer (che sposa quindi la tesi di Demus), recitano così: “The piece would then close in A flat major, seven closing bars having to be composed to give some credibility to the opening key of C minor! It is a fact, however, that a recapitulation modulates differently from an exposition, and so all we had to do was find the critical modulating bar. This is clearly bar 38: if at this point – otherwise than in this exposition – we enharmonically reinterpret B as C flat, the whole recapitulation is in C major that Schubert clearly intended! All that had to be inserted was a closing note. 282 bars are by Schubert  (or merely transposed), bar 204 was varied, and a closing note was added”.
Ora, come si evince, le tesi proposte possono avere un senso oppure no. E del resto io aggiungerei solo che se davvero fosse stato così facile terminare il brano, per quale motivo non ci avrebbe pensato  lo stesso Schubert? Forse che Demus avesse più logica armonica di Schubert? Che il Do bemolle sia l’enarmonico del Si è indubitabile, ma solo nell’ottica di una resa pianistica. Come molti insegnano, all’infuori del pianoforte, che ha i tasti prefissati e allora certi sofismi non possono farsi, non è proprio detto che SI e Do bemolle siano enarmonicamente la stessa cosa. E allora chi ci dice che Schubert non si fosse fermato perché aveva in mente una soluzione diversa che tuttavia non avrebbe avuto – per lui – sbocco?
Inoltre, Demus, per dare un senso formale e definitivo alla sonata, propone di utilizzare come movimento centrale, l’Allegretto in Do minore, che è pure del 1827. Propone. Il che significa che i due movimenti di sonata potrebbero essere accostati anche ad altro; e siccome si sa che il movimento centrale è il cuore dell’opera, è quello che la caratterizza, mettendo al centro un altro pezzo, si avrebbe una soluzione difforme. Io la penso diversamente è chiaro. E la penso per tutte le opere lasciate incompiute da Schubert (compresa la Sonata “Reliquie” in Do M).
Al di là di questo, Knauer è interprete sensibilissimo, e possiede una sensibilità schubertiana ragguardevole (direi anche mediata dall’aver studiato con interpreti schubertiani acclarati come Schiff e Eschenbach), che si nota nella stupenda esecuzione dei quattro Improvvisi D.935.
Altra cosa ragguardevole, ed io direi anche parecchio intelligente, è l’aver proposto, in una versione arrangiata dallo stesso esecutore, l’ Adagio e Rondo concertante D.487 ( che nella versione originale è per quartetto con pianoforte) come concerto per pianoforte e archi (come per es. quello di Mendelssohn). Partendo dal presupposto, parecchio sensato, che le entrate “Solo” e “Tutti”, chiaramente si riferissero ad entrate differenti del pianoforte rispetto agli archi e gli stessi potessero avere parti diverse, Knauer ha pensato in sostanza che la versione rimasta sia una trasposizione di un ‘opera che inizialmente Schubert aveva pensato per altra destinazione (come è accaduto spesso nell’Ottocento che una certa opera per pianoforte e orchestra venisse ridotta e trasposta per pianoforte e archi, per permetterne delle esecuzioni salottiere). E del resto le parti di piano e archi, ancora una volta divergono nel finale, in cui l’orchestra ha funzione meramente accompagnatoria del pianoforte, ma distinta. E così ha proposto una soluzione intrigante, ma plausibile, estendendo le parti di violino cello e viola (in sostanza un trio) ad un’orchestra di archi, e scegliendo un’applicazione meno invasiva di quella che Irving avrebbe proposto ( aggiungendo pure gli strumenti a fiato).
Ancora qui Knauer è interprete sensibilissimo.
Incisione notevole.

Pietro De Palma

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