martedì 8 settembre 2015

Jon Nakamatsu - The Dante Sonata & other works - CD Harmonia Mundi, 2006



La carriera di Jon Nakamatsu è relativamente recente.
Vincitore nel 1997 della Medaglia d’oro al Concorso Internazionale Van Cliburn, uno dei  5 più prestigiosi concorsi per pianoforte al mondo, primo americano a vincerlo dal 1981, ha cominciato una folgorante carriera internazionale, e oramai sono quasi  vent’anni  che è protagonista non solo in patria ma anche all’estero (in Italia si è esibito solo a Milano).

Tra i pianisti americani dell’ultima generazione è quello che io preferisco. Le ragioni sono essenzialmente due: è un pianista virtuoso della massima specie, ed è dotato tecnicamente in maniera sontuosa, cosicchè non è solo pianista pesante sui generis tale da suonare sempre le stesse cose che tutti i pianisti virtuosi suonano, come  il terzo concerto di Prokofiev, il terzo e la Rapsodia di Rachmaninov, il concerto di Ciaikowsky, ma è anche in grado di interpretare in maniera superlativa compositori più cerebrali (Chopin, Schumann), oltre che scandagliare composizioni più desuete, per pianoforte (Sonate di Woelfl), da camera ( Sonate per viola e pianoforte di Brahms), per pianoforte & orchestra (i due concerti per pianoforte di Lukas Foss, etc..). Insomma è un pianista intelligente. E sono sempre i pianisti intelligenti che fanno carriera.
Un disco esemplare (la copertina illustra un particolare del ciclo pittorico nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto, quello de Il Giudizio Universale di Luca Signorelli, e lo stesso CD riporta stampati motivi danteschi, in una edizione di alto prezzo) che illustra meglio di altre parole il suo modo di porsi, è quello lisztiano, inciso nel 2006 per Harmonia Mundi (tale etichetta ha con lui un contratto esclusivo) con Dante Sonata, i 3 Sonetti del Petrarca, il Mephisto-Waltz n.1, Impromptu e Walzer-Impromptu, Fruhlingsnacht e Widmung (trascrizioni da Schumann) e la Rapsodia Ungherese n.2, che fà capire quanto sia evoluto il pianista che vinse il Van Cliburn con una interpretazione stratosferica del Terzo di Rachmaninov, poi inciso nel 2001.
La Dante Sonata, "Apres una Lecture du dante" è interpretata come se fosse in trance, tanto il ritmo e la verve sono al massimo grado, attenendosi semplicemente alla partitura, senza aggiunte ed interpretazioni arbitrarie: scabra ed essenziale; così come i Sonetti del Petrarca, sono rispettosi dell’origine, e sono , come potrei dire, mistici: non so se riesca a farmi capire, ma in essi Nakamatsu  cerca di non accentuare laddove altri aggiungono. Un esempio è il Sonetto del Petraca n.104 dove le ottave palpitanti che si rincorrono, sono sommesse e non invece eroiche.
Insomma, se c’è un leit-motive che si rincorre nel disco, è proprio questo voler raccontare senza forzature, con leggiadria, come una pioggia di scintille, il Liszt che altri suonano in maniera bombastica. Questo Liszt così sensibile, così  intimo, è una scoperta. Il tutto senza però dimenticare la scrittura virtuosistica, che viene  resa al massimo grado, e nel tempo stesso senza cadere nei numerosi tranelli, quasi convincendo della sua semplicità, che non è però tale nella realtà. 
E’ Jon Nakamatsu che riesce nel difficilissimo compito di far sembrare una cosa difficile, facile. Per es. la Rapsodia Ungherese n.2, in cui la sua aderenza testuale e la sua tendenza a non renderla eccessivamente volgare, fa sì che il finale sia un anti-finale. Almeno iolo vedo così.
Tuttavia la bellezza di suono e la squisitezza, la sua maestria nelle mezze tinte è rappresentata dalle due trascrizioni da Schumann, entrambe bellissime.
Disco altamente da consigliare.

Pietro De Palma

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