sabato 19 settembre 2015

Un disco di sfolgorante bellezza. Gregorio Nardi interpreta Richard Wagner - Cofanetto Limen (CD + DVD)



Gregorio Nardi ha intrapreso un  altro cammino iniziatico.
Il pianista fiorentino ha deciso di raccontare Wagner, e lo ha fatto attraverso trascrizioni pianistiche di brani delle sue opere, e lavori pianistici noti, meno noti o addirittura sconosciuti del compositore tedesco.
Perché abbiamo parlato di cammino iniziatico? Perché questo non è un escursus attraverso brani di facile presa e notorietà lampante (Isolde’s Liebestod, per es.), ma un’immersione in quello che normalmente non è suonato o suonato poco.
Un altro disco di nicchia, insomma. Nell’ambito di una produzione discografica che  da sempre è stata rivolta alla scoperta e alla valorizzazione del repertorio meno conosciuto ma non per questo meno interessante. Stavolta è la volta di Wagner. Che, come sappiamo tutti, non è Rossini, Donizetti, Bellini o Verdi. Wagner da sempre in Italia è amato dai cultori, dagli appassionati, non certo dalla massa. E questo disco scandaglia per di più il Wagner meno conosciuto, che sia il Wagner delle trascrizioni, o che sia quello delle sue pagine più intime.
Nardi però credo che sia al di là del mero tentativo di fare cultura. Per come lo conosco io, non gli interessa molto che lo si riconosca un interprete colto: che lo sia è un fatto indiscusso, ma ciò che a lui interessa non è tanto l’operazione culturale in sé quanto fare qualcosa che lo appaghi, che lo appaghi intimamente, che possa essere riconosciuto in ogni momento come una parte di sé. E che queste musiche lo abbiano conquistato, lo si vede e lo si sente.
Intanto notiamo la struttura dell’incisione: è formata da una serie di trascrizioni pianistiche di arie tratte da sue opere, elaborate da straordinari nomi della storia della musica, noti e meno noti, cui si aggiungono dei brani pianistici originali di Wagner già noti. Questo blocco comincia e finisce con due trascrizioni lisztiane: Elsa’s Brautgang ed Elsa’s Traum, entrambe prese dal Lohengrin.
Nardi ama Liszt. Ha vinto anni fa un grande concorso internazionale dedicato a Liszt (quello di Utrecht), ha inciso parecchie opere di Liszt e sempre di Liszt ha recentemente pubblicato la cronaca del soggiorno fiorentino alla fine degli anni trenta del diciannovesimo secolo. Ma in questo caso la scelta di due trascrizioni del compositore ungherese, risponde non soltanto alla necessità di rendere omaggio al principale sostenitore della musica di Wagner, peraltro suo suocero, visto che Wagner aveva sposato la figlia di Liszt, Cosima, ma credo anche ad una precisa volontà didascalica: infatti, diversamente da quello che ci si aspetterebbe, l’ordine delle due trascrizioni nel disco è contrario rispetto all’ordine delle relative arie nell’opera. Mi spiego meglio: Elsa’s Brautgang (la processione nuziale di Elsa) con cui comincia il disco, è una trascrizione dell’omonima aria presente nella Scena IV dell’ Atto II, mentre Elsa’s Traum attiene al Sogno di Elsa, presente nella Scena I dell’Atto I: perché quest’inversione? Perché non iniziare con il sogno e poi suonare la processione nuziale, come sarebbe stato più logico? Perché io credo, il Sogno di Elsa, che è un’aria in forma di lied, e che è rispettata nella trascrizione lisztiana, oltre che essere una trascrizione come l’altra (e come tutte le restanti di autori diversi), ha anche un’altra funzione: deve raccontare qualcosa.
A Nardi piace raccontare. Non gli interessa l’esplosione di virtuosismo fine a se stesso quanto il virtuosismo mediato, quello che serva a narrare una storia, riuscendo a scandagliarne il messaggio nascosto. Ecco allora Elsa’s Traum, in sostanza un quasi notturno. Che fa da apri-pista al successivo blocco di pagine, tutte inedite, del Wagner che nessuno conosce, un Wagner incredibilmente denso e sintetico, che in brevi e folgoranti pagine, riesce a raccontare forse meglio di quanto abbia fatto con un’intera opera. Qui troviamo un’altra delle caratteristiche di Nardi: la curiosità, rivolta verso tutto quello che altri hanno incredibilmente messo da parte, tacciando di nullità pagine che invece lui, l’Indiana Jones del panorama musicale pianistico, riesce incredibilmente a valorizzare e far splendere di luce propria grazie alla sua incredibile personalità, sensibilità e attitudine all’analisi testuale minuziosa.
Di questa straordinaria sensibilità volta anche alla valorizzazione di repertori quantomai desueti, godono tutte le trascrizioni proposte in questo disco, dalle due di Godowski a quella di Tausig, dalle due di Stradal a quella di Klindworth, da quella dimenticata di Alfredo Jaell a quella sconosciuta di Giuseppe Buonamici. Nardi, al quale interessa nell’ambito dei repertori di valore dimenticati, ancor più quelli relativi a compositori fiorentini, coglie ancora una volta l’occasione per narrare una storia nella storia, interpretando di Giuseppe Buonamici, allievo di Liszt, di Rheinberger e di Von Bulow, la trascrizione del Vorspiel dritter Aufzug (Preludio dell’Atto terzo) del Parsifal: l’accordo iniziale che lascia sgomenti, sembrando dissonante, introduce ad un brano di rarefatta bellezza, riportando alle magiche atmosfere di inizio secolo di Mahler e soprattutto Schoenberg, il giovane Schoenberg, quello decadente di Verklärte Nacht (Notte trasfigurata).
Soprattutto quattro brani direi che Nardi ponga all’attenzione dell’ascoltatore, nell’ambito del ventaglio più ampio proposto: al di là dei due Godowski tratti dal Tannhäuser (Pilgerchor e Gebet der Elisabeth), tra cui è famoso il Pilgerchor ( citato nell’ouverture trascritta da Liszt e interpretata per esempio da Bolet), e al di là della trascrizione di Tausig (invece di scegliere quella  più d’effetto, La Cavalcata delle Valchirie, opta per la trascrizione più intima, quella su Siegmund’s Liebesgesang da Die Walküre, Atto I), interessantissime sono le trascrizioni di Jaell (Liebesduett, da Tristan und Isolde), di Klindworth (Gesang der Rheintöchter dal Götterdämmerung ) e le due di Stradal (Im Treibhaus e Schmerzen da Wesendonck-Lieder) anche perché del tutto sconosciute. Tra queste, segnalo quella di Klindworth, trasognata, che si muove tra più piani sonori e le due interessantissime di Stradal: dalle sue 5 Gedichte für eine Frauenstimme WWV 91, Nardi interpreta la n.3, Im Treibhaus; e la n.4, Schmerzen.
Queste due bellissime trascrizioni (che una volta superano gli originali wagneriani, i Wesendonck-Lieder, composti sulle liriche di Mathilde Wesendonck, amica, musa e forse amante di Wagner quando ancora era sposato con Minna Planer), non sono tanto pianistiche quanto sinfoniche: in esse August Stradal, allievo di Liszt e  Leschetizky, ma anche di Bruckner, fonde la tecnica pianistica con il cromatismo orchestrale, creando delle pagine iper-espressive. Con cui Nardi, sensibilissimo interprete va a nozze. Interessantissime anche dal punto di vista compositivo, le due trascrizioni di Stradal, si mantengono molto vicine all’originale wagneriano; tuttavia, Stradal per raccontare lo stato d’animo, tende a dare alla melodia impostata dalla mano sinistra una cupezza maggiore, abbassandone il registro, mentre per aumentare il contrasto, lo innalza nella parte affidata alla mano destra. Se questo tipo di trattamento è comune sia in Im Treibhaus che in Schmerzen (ricordiamo che Wagner stesso concepì Im Treibhaus, assieme a Träume, come due studi per Tristan und Isolde), è però da rilevare come nel secondo, Schmerzen, dalla melodia inconfondibilmente struggente (Schmerzen significa dolori), Stradal invertì quella che è la comune prassi ( di affidare la melodia al basso, e il gioco virtuosistico alla mano destra), affidando invece la melodia in ottave alla mano destra e a quella sinistra, addirittura dei salti di ottava (un’eredità degli studi con due dei più grandi maestri di tecnica dell’Ottocento: Liszt e Leschetizky).
Interprete straordinario, Gregorio Nardi, in possesso di una tecnica solidissima (ultimo allievo di Kempff, oltre che allievo dei nonni Rio Nardi e Gregoria Gobbi, allievi a loro volta di Giuseppe Buonamici), riesce ad analizzare ogni singolo pezzo, traendone il significato più recondito. Con la sua capacità di spremere le verità musicali contenutevi, Nardi racconta una storia, due storie, tante storie, una per ciascun brano proposto, entrando al contempo nel mondo del compositore e carpendone l’intima essenza. 
Il suo stile affabulatore e la sua profonda cultura si esprimono anche  nelle note meditate e narrate, a riguardo di quattro pezzi di Wagner di cui lui si fa mediatore, incidendoli ( in prima mondiale 3, inediti): Notenbrief fur Mathilde Wesendonk (conosciuto); Fragment (inedito); Schlaf, Kindchen, schlafe (inedito); Romeo und Julie (inedito). Nardi li presenta e poi li interpreta: una sorta di conferenza-concerto. Tra i quattro brani, tutti interessanti e brevi, segnalo l’ultimo, Romeo und Julie, una sorta di omaggio d’amore composto in occasione del 33° compleanno di Cosima, che a me pare, nell’inflessione, più che un Albumblatt, un Notturno vero e proprio.
Un cofanetto (CD + DVD) che non può mancare nello scaffale dell’ascoltatore colto, tanto più che i cofanetti Limen, ultimamente, coniugano anche un’idea molto vicina a quella dell’arte litografica: ciascun cofanetto è numerato (nell’ambito di una serie prestabilita di copie) e all’occorrenza può essere corredato di dedica dell’interprete stesso. Come dire che ogni cofanetto è un’opera a sé.
E questo lo è davvero.

Pietro De Palma

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