sabato 24 ottobre 2015

AKI KURODA - Burgmüller: Complete études - Cofanetto Limen (CD + DVD)



Johann Friedrich Franz Burgmüller (1806 - 1874) fu un pianista e compositore tedesco, nato a Ratisbona in una famiglia di musicisti: infatti sia il padre che il fratello lo furono. Se suo padre fu direttore di teatro musicale a Weimar, molto più famoso fu il fratello Norbert (la cui Sonata op.8 in Fa minore è stata negli ultimi tempi incisa spesso).
Friedrich Burgmüller studiò con Ludwig Spohr  e Moritz Hauptmann. Nel 1832 si trasferì a Parigi, dove rimase fino alla sua morte.  Qui diventò apprezzato docente di pianoforte e compositore, adottando lo stile parigino, e scrivendo molti pezzi brillanti e salottieri, tra cui Ballate, Notturni, Valzer e fantasie d’opera. Fu criticato da Schumann per la sua produzione dedicata ad una fascia media di pianisti: non a caso il suo solo pezzo recensito positivamente fu uno dedicato a Liszt. Acquistò fama (che detiene ancora) per la composizione di tre famose raccolte di studi usati dagli allievi di pianoforte.

Tra le sue raccolte di Etudes, dedicate  e destinate a pianisti in erba, spiccano soprattutto i 24 Studi progressivi e facili op.100, la sua raccolta più famosa. Più esigenti sono i 18 Studi op.109 (chiamati “Suite seguente” agli Studi op.100)  e ancor di più i 12 Studi op.105.
Devo dire che pur conoscendo la musica, ma non essendo pianista, degli studi di Burgmüller conoscevo bene solo la raccolta più famosa, i 24 studi dell’op.100, anche perché molti anni fa avevo acquistato presso un noto negozio di Milano, un cofanetto di 3 CD di una piccola ma interessantissima etichetta tedesca, la Studio 74, che conteneva raccolte di studi dedicati ai ragazzi, e tra queste – oltre a Czerny, Heller Mendelssohn, Tchaikowsky, Gretchaninoff, Bartok, Tajcevic. Kelemen, Stojanoff e Kabalewski – c’era appunto quella op.100 di Burgmüller. Solo che Karl-Heinrich Daehn li interpretava sotto un profilo virtuosistico, “da concerto” vorrei dire, più che sotto uno "scolastico".
Qualche anno fa la Limen, una casa discografica che ho scoperto da qualche tempo, da quando ho sentito alcune incisioni di Gregorio Nardi, ha dedicato proprio un cofanetto a Johann Friedrich Franz Burgmüller, e ad eseguire il tutto è stata chiamata la pianista giapponese Aki Kuroda, una pianista parecchio conosciuta per le sue performances e collaborazioni nell’ambito della musica contemporanea. Ma perché proprio Burgmüller? La Kuroda lo spiega in inglese, nella breve introduzione: siccome da giovane ha suonato proprio Burgmüller, come tanti studenti nipponici, ora ha voluto rivisitare l’opera, eseguendo l’integrale delle sue tre raccolte ( compendiandole con altri due pezzi). Ne esce un’interpretazione assolutamente fedele allo spirito del compositore, con un evidente intento didascalico e didattico, che emerge primariamente nell’op.100: ciascun studio è stato probabilmente pensato e realizzato, avendo in mente la destinazione d’uso finale, cioè che una tale raccolta di studi potesse diventare un utile forma di raffronto con l’interpretazione di ciascun  allievo di medio corso.
Del resto una voce mi aveva accennato al fatto che la Kuroda avesse potuto pensare questa registrazione come una sorta di riferimento didattico ad uso della PTNA (Piano Teachers’ National Association) giapponese, un’organizzazione non profit che riunisce docenti di pianoforte, facente riferimento al Ministero dell’Educazione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia, una sorta di Super Ministero. E io credo, dopo aver visto e sentito l’esibizione, che questa voce poi non fosse così lontana dal vero.

E’ da dire che mentre gli Studi dell’op.100 sono brani in cui mancano certe figurazioni virtuosistiche della piena maturità, come ad es. le ottave, in quelli dell’op.105 c’è un po’ tutto, mentre gli Studi dell’op.109 si pongono a metà, come livello di difficoltà, tra le due raccolte citate.
Prendiamo in esame uno studio, nelle tre raccolte diverse: per es. il n.2.
Il n.2 dell’op.100, Arabeske, è uno studio che si dovrebbe suonare molto veloce, e come un arabesco, i cui suoni dovrebbero essere brillanti. Potrei dire che sia uno studio sulle scale, e siccome la velocità comincia da subito, è difficoltoso per l’impostazione più che altro dei livelli di suono e per l’esecuzione regolare. Però è pur sempre un pezzo abbordabile che non ha figurazioni virtuosistiche ardimentose. Lo studio n.2 dell’op.109, Les Perles, più difficile, è uno studio sulle scale con la mano destra, e come gli altri dell’op.109, dedicati ad Heller, anche questo come gli altri può intendersi come una pratica preparatoria ai Preludi e ai Walzer di Chopin. Infine lo studio n.2 dell’op.105 è uno studio molto difficile sui salti che devono essere precisi come gli accordi staccati, ripetuti e veloci, per tutta la tastiera. Vertiginoso.
Insomma, c’è un bello stacco dall’op.100 alle altre due raccolte! Ora, cosa dire della Kuroda? Qui viene il bello! Sentendo la prima raccolta, mi era parso che suonasse come per descrivere il movimento, quasi come un tutorial per eseguirlo bene. Ed  ero rimasto, lo devo dire, stupito. Ma poi, continuandola a sentire nelle altre due raccolte, ho cambiato diametralmente giudizio, confermato e anzi ampliato dalla Fantasia sull’Ernani di Verdi e dal Valzer su Giselle
Mi sbaglierò, ma nei pezzi della prima raccolta, laddove bisogna talora superare la facilità, per non farlo sembrare un pezzettino per bambini, per assurdo mi è sembrato come se la facilità e la semplicità del pezzo avessero in qualche modo assurdo limitato la scioltezza della pianista nipponica: ad esempio, in Arabeske, mi sarei aspettato una velocità maggiore maggiore. Laddove invece i pezzi abbisognano di velocità, virtuosismo e brillantezza, la pianista nipponica è veramente a suo agio, e diventa - lo devo dire - irresistibile. 

La raccolta dell’op.105, che è una raccolta veramente virtuosistica e dove parecchi studi potrebbero essere tranquillamente suonati in concerto, sotto le dita della Kuroda risplende di luce propria: ad es. lo studio n.1 in cui arpeggi , ottave e salti la fanno da padrone. Ancor maggiormente emblematica la Fantasia op.93 sull’Ernani, convenzionale nella struttura (Fantasia, Tema, Variazioni, Cavatina e Finale), che è quella di tanti pezzi ottocenteschi à la page su temi d’opera, ma estremamente virtuosistica con un po’ di tutto assieme: qui si sentono persino, nella sezione a mani incrociate, echi delle Variazioni sulla Semiramide di Thalberg.  
Aki Kuroda è chiaramente una pianista dalla tecnica estremamente brillante, vorrei dire à la Kalkbrenner, con passi di agilità, e di polso eseguiti magnificamente, ed una tendenza alla sensibilità innata per il bel suono, per il “belcanto”. Che si conferma nel Souvenir de Ratisbonne op.67 (Burgmuller nacque a Ratisbona), nel Pas de Deux , il pezzo più famoso forse di Burgmüller, composto per Giselle, che Kuroda esegue in maniera leggiadra.
Sarebbe perfetta, a mio parere, per eseguire dei pezzi Biedermeier estremamente brillanti, per es. le Variazioni sulla Cenerentola di Herz.
O come interprete bachiana.
Un’autentica sorpresa.
Qualità superlativa sia delle riprese che della resa sonora.

Pietro De Palma

P.S.
Mi dicono che il cofanetto sia in ristampa e sarà disponibile a breve.

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