martedì 6 ottobre 2015

Marc-André Hamelin interpreta Leopold Godowsky: Sonata in Mi minore e Passacaglia - CD Hyperion Records

Alla metà degli anni '90, quando esplose in Italia il talento di uno sconosciuto fino ad allora pianista salentino, che conquistò l'Italia e l'America con l'esecuzione integrale in concerto degli Studi sugli Studi di Chopin/Godowsky, nessuno si ricordava o quasi che Godowsky oltre ad esser stato uno dei più grandi pianisti del suo tempo, fosse stato anche compositore.
Ci aveva provato Jorge Bolet molti anni fa a sdoganarli, ma intanto erano passati degli anni, e Leopold era di nuovo caduto o quasi nel dimenticatoio: erano entrati nella leggenda o nell'immaginario collettivo quegli studi, e ci volle Francesco Libetta per tirarli fuori, spolverarli e presentarli al pubblico (ma ahimè nessuno ha mai chiesto che li incidesse). Io c'ero quando, a Milano, alle Serate Musicali, li eseguì in due serate a distanza di un anno una dall'altra (alla prima, c'erano con me Silvia, Emanuele Arciuli, Piero Rattalino e altra gente, e ricordo i sette bis che concesse; alla seconda, c'era solo Silvia: mi ricordo che nel foyer dopo il concerto, siccome lei aveva fretta di ritornare a casa e le avevo promesso di riaccompagnarla, chiamai Francesco, che ci venne a salutare. E prima che lo facesse, vi trovai Roberto Corlianò, che allora era a Cremona).
A dire il vero, Francesco aveva sì suonato in pubblico Godowsky, ma non era stato il solo italiano a sghettizzarlo. Ci aveva provato già Carlo Grante, che aveva dedicato a Godowsky una integrale con etichetta statunitense Altarus (qualcosa dovrei ancora averla). Però erano dischi difficili a trovarsi.
Una decina di anni fa, finalmente ha deciso di occuparsene Marc-Andrè Hamelin, uno dei più grandi virtuosi in giro, pianista britannico, che incide per Hyperion. E siccome Hyperion è ben distribuita in Italia, le sue registrazioni sono disponibili.
Ha registrato l'integrale degli Studi di Chopin/Godowsky (ma perchè Francesco non li incidi tu, magari con la tua etichetta?) e anche un interessantissimo disco che propongo oggi: quello con la Sonata in mi minore e la Passacaglia.
Ai primi del Novecento, i compositori, eredi del romaticismo ottocentesco, composero opere enormi: la dilatazione della forma è evidente nel primo concerto di Stenhammar per pianoforte (prima versione), nel secondo di Brahms, nelle sinfonie di Bruckner e Mahler, nella sonata per pianoforte di Dukas, nel Concerto per pianoforte, orchestra e coro maschile di Ferruccio Busoni.  Ma anche Godowsky volle lasciare in tal senso il suo personalissimo contributo.
La sua Sonata in mi minore, composta nel 1910/11, pubblicata nel 1911 e dedicata alla moglie, è enorme: dura circa 47 minuti, consta di 1003 battute divise in 56 pagine, e ha una struttura in cinque movimenti di cui l'ultimo ha una fuga e finisce con un Dies Irae. Insomma...l'apocalisse fatta pianistica. Ma la sua concezione è chiara.
Il primo movimento è nella forma sonata e contiene ben sei temi differenziati, il secondo è più lirico mentre il terzo è in forma di scherzo. Il quarto è strutturato su un ritmo di danza che richiama certe trascrizioni di Tausig, Schulz-Evler, Schuloff, e sue proprie (chi ne ha sentite o le possiede, se ne accorge subito). Il quinto, propone una introduzione che riprende i temi del primo movimento, poi un Larghetto lamentoso che si incanala in una fuga sul nome B-A-C-H, per poi finire con una marcia funebre e un Dies Irae. Questa propensione a comporre una fuga su B-A-C-H fu ripresa tempo dopo per un Preludio e fuga per la sola mano sinistra, di difficoltà terribile.
Di questa sonata esiste solo un'altra incisione rimarchevole che ricordi: quella di Doris Pines, allieva di Ernest Hutcheson, alla Juilliard School di New York , che incise su LP Genesis il primo movimento, però con una verve straordinaria, maggiore che in Hamelin.
La Passacaglia invece, segue la Sonata di quasi diciassette anni, risalendo al 1927. Consta di 44 variazioni, una cadenza ed una fuga sulla Sinfonia Incompiuta di Schubert.
Pur essendo molto meno lunga della precedente, la Passacaglia è un pezzo straordinario, molto pessimistico, che riflette la depressione di Godowsky nel periodo in cui fu composta. Il motivo fu l'imminente centenario della morte di Schubert ed infatti nel 1928 questa composizione fu per la prima volta eseguita. Io la vedo come una sorta di testamento spirituale dell'autore.
Si tratta di una passacaglia in cui Godowsky paga un contributo ideale almeno a Bach e Brahms ma in cui ne ricorda molti altri che per lui hanno avuto un senso. E così si sentono reminiscenze di Brahms, Chopin, Rachmaninov, Scarlatti etc. Nella variazione 37 c'è anche una dedicata proprio a Erlkoenig di Schubert (il cui tema è molto drammatico: la corsa disperata di un padre che vuole salvare il figlio in preda a febbre altissima che pensa di essere già nelle braccia del re degli Elfi).
Nel passato pochi sono stati i pianisti capaci di cimentarsi in questa impresa. Fra tutti occorre ricordare Simon Barere. E ci si provò pare anche Bolet, ma non la eseguì. Un altro che aveva in un primo tempo deciso di cimentarvisi, Vladimir Horowitz, malauguratamente per noi, in un secondo tempo, vi rinunciò:  " It's hopeless! You need six hands to play it! ". 
Nelle note molto dettagliate del booklet leggiamo che Abraham Chasins  nel suo libro Speaking of painists, parla di una esecuzione privata che Godowsky dette nel suo appartamento alla presenza di Josef Hofmann, Ossip Gabrilowitsch, Ernest Hutcheson e Rubin Goldmark : "And how he palyed! This was sheer enchantment, both the work itself and Godowsky's pianism. It had the cool, colorful clarity of a stained-glass window".
Marc Andrè Hamelin si districa senza apparente fatica nell'intricato bosco godoswskiano, donando un'ora di grande musica.

Pietro De Palma

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