sabato 31 ottobre 2015

Sviatoslav Richter interpreta Chopin, Saint-Saens, Franck - CD Melodiya-BMG, 1995

Talvolta mi capita, col tempo, di dover acquistare in CD un qualcosa che possiedo già in LP: quando accade è sempre perchè, rispetto al vinile originale, nel CD è contenuto dell'altro.
Oggi, propongo appunto un CD, pubblicato nel 1995 (che peraltro non esiste più o quasi in quanto singolo ma in un cofanetto), di Sviatoslav Richter, che interpreta il Secondo Concerto di Chopin, il Quinto Concerto di Saint-Saens, e il Poema Sinfonico per pianoforte e orchestra "Les Djinns" di Cesar Franck. Proprio l'ultimo brano fu quello che mi fece decidere ad acquistare il CD, presso un negozio oramai scomparso, dove, fino a sei-sette anni fa, parecchi estimatori e collezionisti andavano ad acquistare dischi, ma anche sovente a discutere del più e del meno, anche perchè il negoziante, era uno che se ne intendeva di musica, vendendo strumenti, spartiti, e accessori vari.
Sia il concerto di Chopin che quello di Saint-Saens, nell'interpretazione di Richter, li conoscevo già, e li possedevo: infatti, negli anni '80, avevo acquistato un LP  Ricordi, della serie "Orizzonte" che proponeva queste leggendarie incisioni. Peraltro un LP di basso prezzo, con custodia del disco non cellofanata, come quelli della DGG o di altri marchi blasonati, ma di vile carta. Ma, poi, non è forse vero che i più grandi tesori in LP sono contenuti in dischi di etichette assolutamente sconosciute, e anche di costo irrisorio? E' questo il caso in questione (il disco non è compreso nell'elenco Orizzonte in Wikipedia).
Ma negli anni '90, qualcuno andò a rispolverare le incisioni di Richter della Melodiya, allorchè fu acquistata dalla BMG, ed ecco, dal fondo del barile, spuntò non vile feccia, ma oro sonante. Nell'ambito di una serie di più CD, questa incisione del Secondo Concerto di Chopin è la sola (Richter non incise mai il Primo Concerto): si distingue per virtuosismo, ma anche colore, poesia ed espressione, doti del Richter già più maturo (come non ricordare l'Andante e Grande Polacca nella versione del 1960 a Londra?), mentre Svetlanov, che dirige la URSS Symphony Orchestra, al confronto mi sembra un manichino. Niente da spartire con le altre esecuzioni, presenti in questo stesso CD, dirette da Kondrashin.
Va detto che l'incisione dello Chopin risale ad un'epoca in cui Richter era già enormemnte conosciuto in Occidente (1966), mentre sia Saint-Saens che Franck risalgono a molti anni prima, almeno 13-14. Non poco nell'evoluzione stilistica del grande pianista sovietico. Questi due concerti, già poco conosciuti o addirittura sconosciuti, come nel caso del pezzo di Franck, sono quindi delle scoperte assolutamente originali. Richter, quando li presentò al pubblico, aveva 37-38 anni: aveva vinto da poco tempo il Premio Stalin, ed era quindi in URSS uno degli artisti più in vista; e anche più graditi al regime comunista. Del resto, sia Oistrakh che Richter suonarono in occasione della morte di Stalin, nel 1953.
Voglio rimarcare l'originalità del repertorio e delle scelte programmatiche di Richter, perchè se il Saint-Saens sinfonico era abbastanza conosciuto al tempo, soprattutto per il secondo e il quarto concerto (ma soprattutto il secondo, suonato dai grandi virtuosi: Artur Rubisntein, per esempio) per pianoforte, e per i Concerti per violino e l'Introduzione e Rondo capriccioso, e per i due concerti per violoncello, non altrettanto lo era al tempo il Quinto Concerto in Fa Magg.
Infatti di questo concerto in ambito internazionale si conosceva solo la grande interpretazione di una pianista francese: era stata Jeanne-Marie Darré a eseguire in concerto per la prima volta tutti e cinque i concerti, e per di più nella stessa serata (!!!!!!) nel 1926, a 21 anni.
Quindi Richter fu il primo a riproporre, dopo la seconda guerra mondiale. questo "sconosciuto" concerto di Saint-Saens, che a metà degli anni '50 incontrò altre grandi incisioni, tra cui quella storica di Magda Tagliaferro (che possiedo in un rarissimo cofanetto),
e quella dellla Darrè che incise per la EMI l'integrale dei concerti che ad oggi è ancora ritenuta l'integrale di riferimento; infine, ci fu anche la riscoperta da parte di Aldo Ciccolini che defintivamente lo impose.
Ma la composizione di Franck, si può dire che fosse assolutamente sconosciuta al pubblico, sia degli appassionati che di quello dei musicisti di professione: non ricordo infatti che altri pianisti di gran nome l'avessero proposto e fatto proprio prima di Sviatoslav Richter. Del resto, questo proprio chiedi ai grandi: che possano rivoluzionare il gusto delle masse. Tuttavia, diversamente da Saint-Saens, questo pezzo estremamente godibile di Franck,
peraltro dopo la proposizione da parte di Richter, non si può proprio dire che sia uscito dal dimenticatoio, giacchè in tempi recenti l'ha riproposto quasi solo François-Joel Thioller in un CD Naxos, peraltro assieme all'ancor più sconosciuto Concerto n.2 per pianoforte e orchestra del compositore belga.
A questo proposito, ricordo che il primo che me ne parlò, molti anni fa, nella sua casa paterna, fu Emanuele Arciuli (almeno vent'anni fa, se non di più: eravamo entrambi parecchio più giovani), commentando un'altra incisione che si era procurato, non ricordo quale. Del resto Emanuele, pianista e uomo sempre sensibile alle novità del repertorio, l'ha proposto qualche anno fa a Milano (credo nel 2009 o giù di lì).
Si tratta di registrazioni di Richter assolutamente da possedere: già quella del concerto di saint-Saens, coglie il Richter ancor giovane, quindi esprimente una potenza al calor bianco: la velocità che prende nel terzo tempo, quello che è conformato al sesto degli Studi op.111, è veramente pazzesca, con un ritmo indiavolato, al cui confronto l'incisione di Ciccolini diventa una cosetta per bambini. Non è, lo dico chiaramente, molto ispirato nell'attacco, la cui dolcezza e sensualità vengono incarnate al massimo grado nell'attacco di Tagliaferro: questo Richter di 37-38 anni è un Richter strapazza-pianoforti, è una forza della natura, in puro stile russo.Ma il resto...
Les Djinns è parimenti un pezzo che si dovrebbe poter ascoltare più frequentemente: un klavierstuck a programma, basato sull'apparizione dei Djinns nella notte, una specie di demoni. Qui tuttavia il pianoforte è solo un altro strumento dell'orchestra e quindi è chiaro che il poema sinfonico, è tutto un'esplosione virtuosistica, non solo del pianoforte ma di tutta l'orchestra e la massa sonora è enorme, e l'uso dei fiati è massiccia. Per certi versi si risente quel tipo di sinfonismo  presente nella Sinfonia in Re composta qualche anno dopo, e in particolare la ciclicità del tema, molto drammatico e dai toni bombastici, che parrebbe persino avere dei toni da Dies Irae, quando tutta l'orchestra reagisce e riafferma il tema. E' parimenti evidente, che qui l'orchestra non ha solo il compito di dialogare, ma invece di sviluppare, e quindi i risultati migliori sono quelli in cui un grande direttore svetta sul podio e dirige una grande compagine orchestrale. E in questo caso c'è il grande Kirill Kondrashin.
Se si raffronta questa esecuzione di Richter ad altre poche presenti sul mercato ( e Thioller non gli è da meno! Eppure...) si nota subito come Richter sviluppi al pianoforte una potenza di suono impressionante, pari a quella dell'orchestra, forse anche per sottolineare il fatto che il pianoforte sia qui solo uno strumento dell'orchestra, anche se il più potente: Richter coglie meglio di chiunque altro, Les Djinns,  il passaggio di queste forze soprannaturali nella notte.
La parte del pianoforte neanche a farlo apposta, è estremamente virtuositica. Quando il pezzo di Franck fu eseguito nel 1885 da Louis Diémer,
Franck si innamorò tanto dell'interpretazione del pianista francese,  da comporre per lui le molto più conosciute Variations Symphoniques.

Pietro De Palma

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