lunedì 23 novembre 2015

Peter Maag & Lazar Berman. Liszt: Piano Concerto N.1 (+ Mephisto Waltz e Héroïde funèbre) - CD ARTS (medio prezzo)

Sembrerebbe che il disco che sto presentando sia un'altra dedica a quell'orribile carneficina perpetrata  giorni or sono a Parigi, ed invece l'avevo già in serbo.
Il CD di medio prezzo della ARTS svizzera presenta tutto un programma dedicato a Liszt, eseguito dall'Orchestra della RAI di Torino, e diretto dal compianto Peter Maag: tre brani, di cui uno per pianoforte ed orchestra, il Primo concerto, con al pianoforte addirittura Lazar Berman; e due brani orchestrali: il Mephisto Waltz n.1 trascritto per orchestra, e il Poema Sinfonico n.8 Héroïde funèbre.
E' facile presumere che proprio il brano per pianoforte ed orchestra costituisca il motivo principale per cui l'acquirente dovrebbe acquistare il CD. Si tratta infatti di un'occasione ghiotta di sentire una versione live del Primo Concerto di Liszt suonato da Lazar Berman, visto che l'unica versione in CD al momento è quella dell'incisione con Carlo Maria Giulini, che, per quanto raffinata, ci restituisce un Berman un po' imbrigliato dalla direzione ferma ma ieratica di Giulini: del resto, in un concerto che dura venti minuti, un minuto, il tempo che dura in più l'edizione Giulini rispetto a quella Maag, è parecchio. 

Certo Maag non è Giulini, e soprattutto l'Orchestra RAI di Torino non è quella dei Wiener Philarmoniker, e quindi talora c'è della imprecisione qua e là. Però, il ritmo è maggiore e il concerto acquista parecchio. In questo  del 1976, c'è la poesia che contraddistingue sempre le esibizioni di Berman ( raffinatezza e sensibilità) e il finale è scattante ed infuocato, come uno si aspetterebbe dal Berman degli studi trascendentali. Purtroppo la resa sonora della registrazione non è delle migliori e neanche la rimasterizzazione a 24 bit è riuscita a donare dell'appeal a quella sensazione di crepitio che affligge i  registri alti del pianoforte inficiandone la resa soprattutto nei passaggi di sensibilità.
Il Mephisto Waltz orchestrato non mi sembra aggiungere qualcosa alla versione pianistica, semmai la toglie: il pezzo, concepito originariamente per pianoforte, è perfetto di per sè: perchè allora cercare di presentarlo in una versione alternativa,  e per di più orfana? Tanto valeva, presentare anche l'altro brano, il No. 2: Der Tanz in der Dorfschenk!
L'unico brano orchestrale di Liszt che mi sembri interessante è Héroïde funèbre. Si tratta di una vera e propria marcia funebre, estesa nella durata, che per dimensioni dell'orchestra possa ricordare Bruckner o il Cesar Franck della Sinfonia in Re minore. 
Lunga circa venticinque minuti, non offre tanto, sorprendenti giochi della compagine orchestrale perchè il motivo che è alla base non è dinamico nelle sue inflessioni, e quindi Liszt gioca sulla sua capacità di variare. si tratta di una sorta di omaggio  ai rivoluzionari e martiri del 1848, anche se il pezzo ha origini più anctiche: infatti Liszt cominciò a comporlo nel luglio 1830, quando aveva in mente una Sinfonia rivoluzionaria. Invero le difficoltà sopraggiunte per la realizzazione e il completamento dell'opera, lo indussero ad un lungo travaglio.

I tre brani sono alquanto interessanti, in quanto al momento sono alcuni dei rari pezzi di Liszt, di cui si abbia menzione, che Maag abbia diretto (il Mephisto Waltz e l'Héroïde funèbre, provengono però da altro concerto live di Maag, del 1978).

Inoltre Berman è catturato in un raro momento live (e ci si può solo rammaricare del fatto che la registrazione non sia perfetta  perchè è tuttavia un'ottima prova di Berman, che sarebbe stata invero più valorizzata da una incisione con meno asciuttezza e meno fruscii).
L'unica cosa che mi sia dispiaciuta è che , trattandosi di un live, probabilmente registrato con mezzi di fortuna o proveniente da archivi della radio, avrebbe ancor più contribuito al valore del documento, l'eventuale o eventuali bis che Berman avesse proposto quella sera. Io propenderei per la prima ipotesi, cioè che si tratti di una registrazione fatta con mezzi di fortuna in condizioni non confacenti, e che chi lo registrò (a meno ovviamente che non sia così ) non aspettandosi il bis, avesse spento il registratore.
Mi sembra tuttavia che il prezzo proposto, il programma e il fatto che, almeno il Concerto, sia una registrazione live, legittimino il procurarsi il CD.


Pietro De Palma



 

martedì 10 novembre 2015

La rivelazione di un talento. Vincenzo Maltempo interpreta Liszt - CD Gramola, 2009



Tanti anni fa un mio caro amico – era il periodo natalizio, mi pare intorno al 3 gennaio – mi invitò ad andare con lui, a Benevento: “Vieni con me, ti faccio conoscere un mio amico, un grande talento italiano”, disse. Io che una mezza idea di andarci l’avevo, non potetti più farlo non mi ricordo per quale motivo. Ma non vi feci un dramma. Perché Aldo me l’ha detto non so quale volte: “Questo è un talento”. Ma poi, effettivamente pochi hanno dato effettivo corso alle aspettative.
Quella volta invece, persi un’occasione di conoscere quel talento, perché poi esplose in una nova, ed è attualmente uno dei pianisti italiani più richiesti, anche se ora Vincenzo sente sempre più il bisogno di appoggiarsi ad un repertorio più variegato e non solo ed esclusivamente virtuosistico. Ma va da sé che quando ti sei fatto conoscere per un certo modo di suonare e di interpretare il repertorio romantico, se fai il nome Vincenzo Maltempo, la gente pensa a Liszt o ad Alkan.
IL CD Gramola, non è altro che la dimostrazione dell’affermazione di quell’exploit.
Interamente dedicato a Liszt, il CD percorre vari momenti della carriera compositiva lisztiana: Les Jeux d’Eaux à la Villa d’Este (da Années de Pelerinage, III) con i suoi effetti cromatici; e poi dei monstres pianistici, che sono non incisi frequentemente. Innanzitutto questo è un discorso valido per le parafrasi di brani operistici, perchè oltre che difficili da interpretare, abbisognano della capacità da parte dell'interprete di saper cantare, sentire il brano che vibra dentro. E questo è quello che accade quando ascolti l’interpretazione di Maltempo che suona Reminiscence de Norma: suono pulitissimo, note sgranate una ad una, come un rosario, cura maniacale per il bel suono, fraseggio squisito. Ed il canto che si snoda, e che ti prende. E quando senti “Guerra, Guerra”, che è un po’ il culmine del pezzo, interpretato alla grande, la soddisfazione è tanta. Anche perché aspetti di sentire cosa ci sia dopo.
Ecco la rara e bellissima Polonaise Mèlancolique in Do minore, che dovrebbe essere maggiormente ascoltata e diffusa. Maltempo la domina con nonchalance, forse anche troppa. Per es. un uso del pedale troppo presente. Però è da dire che che un pianista che suona così un pezzo ostico fa impressione! E quest’incisione è del 2008, quando Maltempo aveva ventitre anni, mentre la ripresa della Polonaise che chiunque può vedere e ascoltare su Youtube è del 2011, è al tempo della sua partecipazione al Liszt di Utrecht. Quello che c’è qui è un’esaltazione della gioventù, di un modo di suonare che è una rivelazione, un’esplosione di vitalità, che non tiene conto del passato. Manca al giovane Maltempo, quello che il Maltempo odierno possiede già: una sorta di storicizzazione del brano. Ed una caratterizzazione maggiore.
Lo si nota ancor più nella Tarantella di Bravura. Già. 
Quando uno comunemente parla della Tarantella di Liszt, intende quelle da Les Années de Pelerinage, dimenticando che esiste soprattutto questa, la Tarantella di Bravura su la Muta di Portici da Auber, un’opera comica, allora parecchio famosa (oggi praticamente dimenticata, anche dalla discografia, eccetto un’edizione della EMI di tanti anni fa). Pezzo di una difficoltà pazzesca, volutamente ignorato da tanti che non vogliono misurarsi, perché hanno paura, col genio funambolico del Liszt degli anni ’30, è un brano meraviglioso, che quando ti entra nel cervello, poi tarda ad uscire. Capita che mentre stia passeggiando, mi rammenti la melodia e cominci a canticchiare qualcuna delle variazioni.
Pochi pianisti l’hanno incisa, e questo testimonia ancora una volta la spavalderia di un giovanissimo interprete, che sembra ignorare le difficoltà celate nel brano, e che non ha paura di sedersi allo stesso tavolo dove pranzano Lamond (allievo di Liszt), Czyffra, Wild, Libetta. Manca, però, in questo brano qualcosa, che però si trova nell’incisione su Youtube: una consapevolezza maggiore dei propri mezzi. E’ come frenata da qualcosa, come se al tempo non fosse ancora padrone assoluto del pezzo, oppure lo studio discografico lo inducesse ad un maggior autocontrollo di quello esistente in una esecuzione live.
O forse manca il fascino “volgare” o “sfrontato” di un Czyffra o di un Wild che rischiamo il collo adottando delle velocità al limite, e donano al pezzo quel qualcosa in più che manca in altre incisioni storiche oramai (ovviamente al Lamond sessantenne, ma anche al trentenne Libetta, innamorato della raffinatezza), in un brano che raffinatezze non  le ha ma solo la richiesta di una dimostrazione assoluta di virtuosismo parossistico. In altre parole qui non ci si può frenare: devi suonare come se fossi in discesa su un’auto che non abbia i freni, cercando di non andare fuoristrada o nel burrone, ma mantenendo sempre un’andatura vertiginosa. Questa sensazione a me sembra mancare nella Tarantella incisa sul CD Gramola, mentre è presente in quella live su Youtube, pur di quel tempo. 

Talvolta è il live che dona quel qualcosa in più, talvolta lo toglie. Mi ricordo di una volta che Francesco Libetta la eseguì sul suo pianoforte di casa, davanti al sottoscritto, a Nardò, e l’esecuzione mi piacque al massimo grado, mentre quella in disco non mi piacque alla stessa maniera, perché sembrava meno istintiva e più costruita. Un altro che avrebbe potuto al tempo incidere la Tarantella al massimo delle sue potenzialità era Pasquale Iannone, di cui possiedo la registrazione video live del solito Aldo Lotito, in una esibizione a Bari di tanti anni fa.
Tra i tanti, quella che a me piace di più è quella di Czyffra: sì, finisce in fortissimo, è spavaldo, può sembrare anche cafone nel suo virtuosismo di marca circense (e del resto Czyffra molto giovane davvero si era esibito come fenomeno in un circo, quando era povero in canna), ma la dimensione che ha lui, non ce l’ha nessuno: è come se dica in ogni battuta, in ogni accordo, “io sono il più bravo!”. E lo dimostri sopra tutto e sopra tutti. La Tarantella perfetta. Ma anche qui c’è sempre la dimensione fortemente disincantata della storia di Czyffra, del più grande virtuoso lisztiano del novecento, che però non ha avuto una vita felice, come la ebbero Rubinstein o Horowitz . La sua vita è stata dominata dal dolore e dalla sofferenza, e il suo Liszt anche quando sembra essere il Liszt della rabbia, è il Liszt della tristezza, dei bei tempi andati che non ritorneranno più. E’ un Liszt memore di se stesso, fortemente storicizzato, che narra con disincanto la storia. 

Questo Maltempo non aveva questa dimensione, quando incise questo CD. Ecco perché è un gran bel CD che testimonia l’esordio di un pianista destinato ad una luminosa carriera, ma a cui mancano dei caratteri evidenti.
Del resto è un pezzo che tra le sue difficoltà ha soprattutto quella di non essere un brano che abbia una sua storia discografica: e quindi bisogna interpretarlo autonomamente. Il giovane pianista che ha bisogno di riferimenti, cosa trova dinanzi? Czyffra e Wild. E si scoraggia. Almeno Maltempo non si è scoraggiato e ha tentato al tempo una sua strada, che pur non del tutto riuscita ha dalla sua il merito di averla tentata.
Soirée de Vienne n.6 è diverso, radicalmente diverso, perché forse è uno dei brani lisztiani più conosciuti in assoluto, perché anche, come i studi trascendentali e qualche altra cosa, data la sua brevità, è stato inciso prima sui Rulli di pianoforte, poi sui78 giri, poi sugli LP e infine sui CD,  di tanti pianisti della storia: Paderewski, Backhaus, Horowitz, Lhevinne,Wild, Kissin, Eisenberger.
E’ anche questo un Liszt che parla di un tempo che non esiste più, di una Vienna, che già al suo tempo non era quella di Schubert, figurarsi ora! Qui, dove ha anche una storia con cui misurarsi, il Liszt di Maltempo, è un bel pezzo, molto misurato, molto romantico, molto musicale, ma in cui manca del tutto l’aura del bel tempo che fu: gioca tutto sulla bellezza del suono, del brano in sé e non del brano che attraverso sé diventa qualcos’altro. Ma ascoltando Soirée de Vienne, nell’esecuzione Youtube, sette anni dopo, c’è molto di più. C’è la consapevolezza dei propri mezzi ma anche una maturità maggiore, in cui l’espressività si fonde nella trasfigurazione del pezzo: non è da poco direi, nell’economia di un brano che comunemente dura sei minuti, anche e venti, farlo durare cinque minuti e cinquanta, come Lhevinne. Certo il Ciccolini del 1959 è lontanissimo, ma quello è per così dire il cavallo di battaglia, una esecuzione di riferimento. 

L’esecuzione di Maltempo, su Youtube, del 2015 (del Miami Piano Festival) è una esecuzione riveduta e corretta di un brano che lui aveva già inciso (sul Gramola) e che ha in repertorio da parecchio tempo, ma che ha soprattutto già in sé un recupero della capacità di vedere la dimensione di un brano, attraverso il racconto di una storia che è storia di per sé ma che racconta anche altre storie.

E anche la Totentanz di Maltempo, quella suonata nello scorso Aprile 2015 parla di una concezione del brano molto diversa da quella incisa dal Maltempo ventitreenne, come se il Maltempo trentenne fosse profondamente diverso da quello che esplose in quegli anni: sicuramente un virtuoso già affermato e riconosciuto, al massimo delle sue potenzialità: basta vedere cosa siano i suoi Studi nei toni minori di Alkan! E cosa sia l’esecuzione di Osaka, fortunatamente su Youtube (Dio benedica chi l’ha creato!). 
Del resto, ma non basterebbe questo, l’esecuzione Gramola è 15’11” mentre la registrazione 2015 è 14’15”, cioè un minuto in meno, che non è poco! C’è soprattutto un senso del colore e del timbro che nel Cd erano già enunciati ma come in un abbozzo formato ma non pienamente espresso. Del resto il pianoforte in questo brano non viene utilizzato tanto per fare un’esibizione (anche quella ovviamente) ma per fare qualcosa che vada oltre il mero virtuosismo: una decorazione che attraverso la consueta esplosione di trilli, scale e arpeggi non solo sublimi la capacità del pianoforte di evidenziare le caratteristiche tecniche dell’esecutore, ma anche ricerchi una grande varietà ritmica e un colore timbrico raggiunto con la percussione (quanto è innanzi ai tempi Liszt!) e la ricerca di sonorità estrema dei gravi e degli acuti.

Chiude il CD la Parafrasi dal Tristan und Isotte, Isolde Liebestod
Forse proprio un brano come questo, che deve ricreare in musica l'aria Mild und leise wie er lächelt, non cercando l'effetto pianistico legato ad un virtuosismoche che pianisticamente deve rendere il virtuosismo vocale dell'opera tardo settecentesca inizio ottocentesca, sublimata nell'Era del Bel Canto italiano, secondo me testimonia la qualità di questo interprete e la sua maturità, di cui questo cd rappresenta il primo passo. 
Pur in un primo rosseggiare, in attesa dell'alba della sua maturità di interprete, il Liebestod, la morte d'amore, invocata da Isotta, grazie alla quale potrà consumare il suo amore, morendo e legandosi per sempre a Tristano, mi pare il miglior brano opponibile da Maltempo a Les Jeux d'Eaux à la Villa d'Este: entrambi infatti presuppongono un nuovo modo di intendere la musica, in cui la musica non è solo un modo per eccitare i sensi ma anche per calmarli, e in cui la musica si lega alla volontà di descrivere la realtà: la musica, in virtù di un virtuosismo che non è più fine a se stesso ma che diventa il tramite per esprimere qualcosa, che si fa descrizione, con suoni ed effetti facilmente assimilabili alla realtà (i giochi d'acqua diventano qui il punto d'inizio di tutta una musica di Debussy e Ravel); ma anche musica che rompe la melodia non sottostando più a leggi di armonia classica  e reggendosi su una scrittura puramente accordale. Così se il primo è un brano di cromatismo pianistico, il secondo prelude alla dodecafonia: due aspetti di un nuovo modo di intendere la musica, per certi versi opposti: nei Giochi d'acqua, la musica si spoglia della sua densità rarefacendosi e riducendosi alla ricreazione di un effetto reale, quello dell'acqua; nel Liebestod, assistiamo all'opposto: la musica invece di esplodere in un effetto irradiante, implode, facendosi densità, materia. E in questo racchiudersi, va al concetto stesso di musica materica, accordale, senza armonia, dodecafonica, puro pigiare di tasti. Ma i due brani, esprimono una stessa idea base: quella che la musica, sia rarefacendosi sia addensandosi, può portare alla contemplazione. Infatti sia Giochi d'acqua che la Morte d'amore, sono due momenti opposti in Liszt: l'acqua della Vita, l'amore nella Morte, espressioni di pura spiritualità.
Tutta codesta rara unità d'intenti, la ritroviamo nell'opera prima di un pianista ventitreenne. Nonostante ciò, ci saremmo aspettati un maggior interesse a questo disco. Che pur sempre aveva i suoi limiti.
Nel Maltempo di oggi, invece, il percorso ideale lascia il passo alla consapevolezza di essere un grande interprete, pur nell’umiltà di perfezionarsi e di migliorare costantemente la propria espressività, per giungere a risultati ancora più soddisfacenti.
Pietro De Palma

venerdì 6 novembre 2015

Gregorio Nardi interpreta un inedito schumanniano in una prima d'eccezione, domani mattina a Budapest, nella casa di Franz Liszt



Normalmente non do notizia di avvenimenti, concerti, vernissage, etc..concernenti il mondo musicale, perchè ho concepito il mio blog come uno spazio dedicato solo all'analisi critica di dischi, DVD e concerti. Tuttavia questa volta faccio un'eccezione, l'unica. La ragione risiede nel fatto che viene presentato un inedito di Schumann frutto di ricerca personale, in un concerto pubblico, domani mattina, a Budapest.





Tempo fa ho recensito favorevolmente i dischi di un pianista che seguivo da molto tempo, in quanto appassionato e collezionista, ma il blog mi ha dato l'opportunità di essere avvicinato anche da chi pensavo fosse prima irragiungibile: è questo appunto il caso di Gregorio Nardi, che  ho conosciuto personalmente qualche mese fa.



Domani mattina, il pianista fiorentino, ultimo allievo di Wilhelm Kempff, vincitore anni fa del "Rubinstein" di Tel-Aviv e del "Liszt" di Utrecht, terrà un concerto-matinée, alle ore 11,00, nella Casa-Museo di Franz Liszt a Budapest (Liszt Memorial Museum, Vörösmarty u. 35, Concert Hall). Il programma del concerto conterrà rarità e capolavori musicali, nell'ambito delle manifestazioni in relazione all'uscita del suo libro dedicato a Liszt, “Con Liszt a Firenze”, la cui recensione (apprezzata in altri luoghi) è stata pubblicata mesi fa  in questo blog.



Tra i brani presentati, accanto alla rara Sonata Mélancolique op.49 di Moscheles, alla Sonata op.1 di Alban Berg, ai Fantasiestuck op.111 di Schumann, e a trascrizioni di Liszt (Frühlingsnacht da Schumann; "Tanto gentile e tanto onesta” da von Bulow, e la Parafrasi da Concerto sul Rigoletto, da Verdi), spiccano le Tre Romanze di Luigi F. Casamorata, che Nardi ha proposto in alcuni concerti pubblici e che saranno presto incise - che rappresenterebbero al momento il primo vero lavoro romantico di un compositore italiano - e soprattutto una prima esecuzione mondiale, il Fantasiestuck inedito, del 1850, che Nardi ha scoperto in un fondo musicale, in U.S.A. 
Lui stesso me ne aveva parlato in un giorno del luglio scorso.
Ogni altra curiosità, oltre a notizie interessanti riguardanti il luogo prestigioso in cui Nardi terrà il suo concerto, possono essere lette - in inglese - presso il sito del Liszt Memoriam Museum:   

http://www.lisztmuseum.hu/en/aboutus/

P.D.P.