mercoledì 2 dicembre 2015

Malcolm Frager plays Chopin

Chi si ricorda di Frager?
Quando avevo vent'anni, era un certo nome del panorama musicale di quegli anni. Poi...
Una ragione c'è: Malcolm Frager è scomparso nel 1991 per un tumore maligno. Ma, comunque la stranezza è che, essendo un nome della scena internazionale, il suo ricordo sarebbe dovuto rimanere, almeno per i suoi dischi. Invece...
Malcolm aveva vinto il Leventritt (un concorso per pianoforte che era molto importante nel passato) nel 1959 dopo essersi classificato al secondo posto nel 1955,1956, e 1957. Ma si era classificato anche secondo al Concorso Internazionale di Ginevra del 1955. E aveva vinto nel 1960 il Regina Elisabetta di Bruxelles. La vittoria gli aveva consentito di incidere con la RCA. Eppure...la sala d'incsione non lo allettava. Frager incise pochissimo, perchè non riteneva che fosse necessario alla sua carriera incidere molto, e quindi quel poco che abbiamo di suo testimonia le cose in cui credeva profondamente.
Insomma un pianista controcorrente, e se non controcorrente, almeno parecchio singolare.
Una grande carriera internazionale, molti concerti in giro per il mondo, ma una discografia veramente risicata. E il risultato è che a venticinque anni dalla morte, pochi si ricordano di Frager.
Eppure era un pianista della stagione di John Browning, di Van Cliburn, di Leon Fleischer. Ma questi sono pianisti che incisero parecchio; lui no.
Le fonti sul web tracciano la sua discografia che parrebbe davvero essere striminzita: qualche disco, nulla più. Se andiamo a fare una ricerca sistematica, tuttavia ne troviamo degli altri. Nonostane ciò, sono però pochi, pochi soprattutto per delineare con chiarezza una figura.
Oggi parliamo di uno di questi pochi album incisi: Malcolm Frager plays Chopin. 

Una miscellanea; e non potrebbe essere diversamente.
Visto che Frager non incideva sistematicamente, volendo incidere Chopin, volendo dare un'immagine a 360°, non avrebbe potuto che realizzare una miscellanea: che senso avrebbe avuto incidere le 3 sonate e tralasciare il resto?
Certo è però che la scelta interpretativa di Frager si conferma abbastanza singolare: propone la Polacca in La bemolle, L'Andante Spianato e Grande Polacca, Le Variazioni brillanti sul Ludovic di Halévy, le 4 Mazurke dell'op.6, la Contraddanza in Sol bemolle maggiore e la Tarantella in La bemolle. Basta. Nient'altro.
Singolare è dire poco.
Niente sonate, niente studi, niente preludi, niente improvvisi, niente scherzi, niente ballate. E nessun notturno.
A Frager interessa far conoscere un certo repertorio di Chopin, quello che a lui interessava: e per questo mira a presentare lavori noti e meno noti: tra i meno noti la Contraddanza, la Tarantella e le Variazioni brillanti.
Qui entriamo in un terreno minato: questi sono lavori davvero desueti! Che ci rimandano allo Chopin del periodo Biedermeier. Tutto qui è Biedermeier. E per di più un Biedermeier assai poco conosciuto.
Avrebbe potuto proporre le Variazioni op.2 famosissime, o i Notturni op.9. Invece la Contraddanza. La Tarantella. Le Variazioni Brillanti.
La contraddanza non si sa neanche se sia di Chopin: nonostante alcuni stilemi ci ricordano Chopin, i maggiori specialisti chopiniani neanche si pongono il problema se sia o no spuria. Belotti ne parla così nel suo Chopin (Gastone Belotti, Chopin, EDT, Torino 1984, pp. 468-9):
Della Contraddanza in sol bemolle maggiore di Chopin tutto ciò che si può dire è che non abbiamo alcun elemento per ritenerla autentica.
Ritrovata tra i documenti degli eredi di Tytus Woyciechowski, senza data, senza dedica, senza firma, era insieme con un altro foglio, di diversa qualità, sul quare era un titolo di Variazioni, firmato e datato “4 gennaio – 4 marzo 1827”, le date dell’onomastico e del compleanno di Tytus.
Con tutta probabilità il foglio si riferiva alle Variazioni op. 2, dedicate, appunto, al Woyciechowski, e in nessun modo si riferiva alla Contraddanza, che tuttavia fu pubblicata nel 1934 a Cracovia in facsimile dal supplemento di un quotidiano locale. Uscì in edizione clandestina nel 1943, durante l’occupazione nazista, a cura di Michał Idzikowski. Il manoscritto andò perduto nel corso della seconda guerra mondiale, il facsimile non è di buona qualità, ma la calligrafia non sembra quella di Chopin.
Jan Ekier, nel suo articolo sull’autenticità di alcune opere chopiniane, la ritiene spuria. Jan Prosnak, in un articolo sull’influenza di canzoni villerecce francesi e del folklore ucraino su alcune composizioni di Chopin, non si pone nemmeno il problema, ma trova che alcuni spunti di natura pianistica, di ritmica e qualche cellula melodica sono anticipi della Ballata op. 38.
Qui non si affronterà un problema di questo tipo, ci si limiterà ad osservare che la Contraddanza, sia o non sia opera di Chopin (ma gli elementi stilistici a lui riferibili sono numerosi), è opera di scarsissimo interesse artistico, ed è costruita in modo molto ovvio: in 6/8, tripartita del tipo ABA o ABA’ (non è chiaro se la Ripresa riguardi il primo tema o l’intera prima parte), la prima sezione è in ciclo ternario del tipo a b a, con due motivi di otto misure (il primo è di quattro ripetute). 

La Tarantella è invece un lavoro dell'inizio degli anni '40, scritto in 6/8 ma pensato in 12/8 (Chopin mutò l'originale ritmo da 12/8 in 6/8). Ciò potrebbe far pensare che originariamente non avesse pensato alla Tarantella, e del resto questa danza popolare in quegli anni non gli era cara come tutto ciò che fosse italiano visto che con la cultura nostra non aveva alcun collegamento. Probabilmente aveva pensato che intitolando il pezzo Tarantella e concependolo nel tempo usato da Rossini per la Sua Tarantella (6/8), avrebbe potuto ben piazzarlo. In realtà il pezzo non fu mai popolare.
Per non parlare delle quattro Variazioni su un tema di Halévy (& Herold) op.12 , precedute da un'introduzione, ed in stile brillante e salottiero.
Gli altri tre pezzi sono molto noti invece, e sono tutti e tre delle danze.
Innanzitutto l'Andante Spianato e Grande Polacca in Mi bem nagg. op.22 e la Polacca Eroica op.53, che sono tra i pezzi più conosciuti in assoluto di Chopin: delle molte Polacche, La Polacca op.53 è quella più conosciuta, tanto che potrebbe definirsi quasi "la Polacca di Chopin".Moltissime le interpretazioni. Molto spesso viene enfatizzato il suo tono guerresco, e quindi spettacolarmente virtuosistico. E viene anche suonata con un ritmo marcato e veloce, dimenticando che la Polacca è in 3/4, ed era inizialmente una Danza cerimoniale, e quindi lenta, maestosa. Non a caso Chopin indica  "Maestoso" che non cambia il tempo in 3/4 neanche nel Trio. Quindi in sostanza dovrebbe essere non molto veloce; ed invece Charles Halle amico di Chopin dice di averlo visto triste una volta perchè aveva visto suonare la sua polacca velocemente. E anche Gutmann, allievo di Chopin ricorda come Chopin iniziasse il Trio non con strepito e come le ottave che iniziava fossero in pianissimo senza aumentare il suono, come invece taluni fanno.
L'interpretazione di Frager è nella norma, nè troppo veloce nè troppo lento. E per noi questo non è motivo d'interesse. Francamente io sposo l'idea di Chopin: la Polacca è una danza lenta, non veloce; ed è maestosa, non epica. Per cui mi trovo anche molto vicino a come la concepisce Francesco Libetta che la suona molto lenta.
L'Andante Spianato e Grande Polacca, che è più veloce di quanto lo si senta suonare in giro, è il più bel brano del disco. Per strano che possa sembrare, questo brano chopiniano che una volta era molto conosciuto attualmente non trova spesso posto nelle proposizioni chopiniane. Ed è un peccato.Devo dire che ad un ascolto più attento, è una gran bella interpretazione di Frager. A cui la profondità d'espressione dei bassi del Bösendorfer Imperial fornisce una nota di colore non indifferente.
Noto tra l'altro che esistono due pubblicazioni diverse Telarc: una del 1978 (in LP, poi trasferita in CD) che è quella qui analizzata, ed una del 2003 in cui in aggiunta a tutti i brani sino a qui presentati, c'è la Sonata in Si minore (probabilmente ritengo che la sonata non fu inclusa nella prima registrazione, e lo fu successivamente, quando già Frager era deceduto..
Resta il rammarico per una vita finita così preso (55 anni).E una incisione in cui ci sono anche delle cose difficili a trovarsi. Suonate da un grande pianista che stava maturando ancora. Sull'imperatore dei pianoforti: il Bösendorfer Imperial a 97 tasti.


Pietro De Palma

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