domenica 27 marzo 2016

Beethoven: Sonate op.13, op.53, op.110 - Sumiko Nagaoka, pf - CD Canal Grande, 1993

Avuto in regalo ieri da un amico grande collezionista, mi ha colpito subito il disco di Sumiko Nagaoka dedicato a Beethoven.
Un disco del 1993 della Canal Grande, molto intelligente, non c'è dubbio.
Talora si sentono delle cose che mai vorresti aver sentito: questo è invece il disco che puoi sentire e risentire senza che ti dia fastidio. Merito della pianista nipponica, ovviamente, che affronta tre capisaldi dell'opera pianistica beethoveniana, con rigore ed espressività.
Nel disco sono affrontate tre sonate paradigmatiche: la Patetica, op.13; la Waldenstein op.53; l'op.110.
Perchè proprio queste tre sonate?
Forse anche perchè piaceva  inciderle, ma io credo per una ragione precisa, che contraddistingue e marchia come prodotto intellettuale questo disco: le tre sonate rappresentano i tre periodi diversi dell'opera sonatistica di Beethoven. E' come se la Nagaoka avesse voluto riassumere in un disco tutta l'opera beethoveniana:  
l'op.13 che è una sonata del primo periodo (1797), risente ancora degli influssi di autori coevi, come Dussek, ma è una di quelle sonate che almeno fino all'inizio dell'ottocento, rispettano in maniera quasi pedissequa, la struttura della Forma-Sonata; 
la Waldstein, appartiene invece alla seconda maniera e si può dire che assieme all'op.57 rappresenti il massimo delle possibilità pianistico-virtuosistiche di Beethoven (i movimenti estremi sono attraversati da scatti e verve virtuosistica tipicamente clementina con scale, ottave, trilli, arpeggi e passi brillanti, mentre il secondo è gestito come attraverso un chiarore, un velo cromatico preimpressionistico, da cui il titolo Aurora sotto il quale l'opera è conosciuta in Italia e in altre nazioni), applicate a pianoforti di nuova concezione;
alla terza maniera appartine invece l'op. 110 che rappresnta il terzo periodo, a pieno titolo: in queste sonate Beethoven si svincola del rigido formalismo della Forma-Sonata, tentando un approccio più libero, attraverso l'uso delle Variazioni e dei Fugati. Per es. appunto l'op.110 che tra le ultime sonate rappresenta quella in cui la sublimazione delle vette poetico espressive beethoveniane raggiunge  la sua massima espressione.
E Sumiko Nagaoka mette molto di suo.
Se nella prima sonata io avrei preferito un approccio meno serio, quello della Walstein e della 110 sono tuttavia esemplari e denotano una nitidezza di intenti e di approccio rimarchevole, in questa pianista giapponese che è docente di pianoforte a Utrecht in Olanda, paese nel quale è molto famosa avendo suonato soprattutto in Europa del Nord sin dagli anni '70.

P.D.P.


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