domenica 28 agosto 2016

JOSEF HOFMANN : The Complete Jubilee Concert - 2 CD VAI

A detta di molti Josef Hofmann fu forse il più grande pianista della storia.
Pianista prodigio, a 5 anni  esordì col botto a Varsavia con un recital. Dopo un'esecuzione del Concerto in Do minore di Beethoven, Anton Rubinstein lo definì un talento senza precedenti. Gli offrirono un tour di concerti in Europa, ma il padre di Josef rimandò il tutto allorchè il figlio avesse compiuto almeno 9 anni. A quell'età, cominciò una carriera che lo fece conoscere in tutt'Europa, approdando in America all'età di 11 anni, per due anni.
Fu paragonato a Mendelssohn e Mozart per la precocità e straordinarietà delle sue doti musicali. Nel 1892 Anton Rubinstein lo volle suo allievo.
La sua prima incisione la fece a dodici anni, nel 1888. Fu tra i primissimi pianisti ad incidere (i suoi rulli di cera sono stati scopertti qualche anno fa, e la Marston aveva annunciato la pubblicazione che però non è stata ancora effettuata).
Legò il suo successo all'affermazione dei pianoforti Steinway, quando ancora detti pianoforti non riuscivano ad essere accettati da pianisti come Rosenthal o Moisewitsch.
Fino agli anni '30 la sua tecnica e le sue interpretazioni furono considerate leggendarie, ma in quegli anni cominciò a bere tanto che divenne un alcolista. Tuttavia il suo magistero era tale che gli permise ancora per  anni di mantenersi sulla cresta dell'onda, almeno fino a quando fu allontanato a partire dal 1938, dal Curtis Institute dove aveva insegnato. Da questo momento, l'alcoolismo, e una serie di gravi problemi familiari gli fecero perdere interesse nelle esecuzioni pianistiche, per cui Hofmann ebbe un rapido deterioramento.
Sono famosi i commenti di alcuni contemporanei di Hofmann, innazitutto quello di Rachmaninov: "Hofmann is still sky high ... the greatest pianist alive if he is sober and in form. Otherwise, it is impossible to recognize the Hofmann of old" e poi quello di Oscar Levant (grande pianista degli anni '40, e attore, ricordato per la sua partecipazione a fianco di Gene Kelly in "Un americano a Parigi" di  Vincent Minnelli, e forse il più grande interprete del Concerto n.4 di Rubinstein) : "One of the terrible tragedies of music was the disintegration of Josef Hofmann as an artist. In his latter days, he became an alcoholic. …[H]is last public concert … was an ordeal for all of us".
Fa ancora più sensazione tutto questo quando si pensi che Rachmaninov, Friedmann, Lhevinne e Godowsky, definito il pianista dei pianisti, consideravano Hofmann il più grande pianista della loro epoca.

Il doppio CD della VAI ci consegna Josef Hofmann in una serata particolarmente di grazia: probabilmente questo, del suo giubileo - 28 Novembre 1937 - cioè dell'anniversario suoi primi 50 anni di carriera, fu forse l'ultimo grande concerto di Hofmann, si può dire il suo canto del cigno, anche se continuò a suonare con risultati alterni, fino alla metà degli anni quaranta. Basti dire che consegnò al pubblico del Metropolitan Opera House di New York un programma da concerto mostruoso, come non se ne fanno più al giorno d'oggi, comprendente non solo il Quarto Concerto di Rubinstein (di cui egli fu uno storico esecutore, avendo inciso anche il Terzo),e il suo Chromaticon per pianoforte e orchestra,  ma anche : la Prima Ballata di Chopin, l'Andante Spianato e Grande Polacca, i Notturni op.9 n.2 e 15 n.2, i Waltzer op.42 e op.64 n.1, lo Studio op.25 n.9, la Berceuse, il Preludio op.23 n.5 di Rachmaninov, la Marcia Turca di Beethoven/Rubinstein, il Canto di Primavera di Mendelssohn e il Capriccio Spagnolo di Moszkowski.
Insomma un'esplosione di musica.
A questa intera magica serata live, la Vai ha aggiunto altre 5 tracce, comprendenti: un'altra versione del suo Chromaticon per Pianoforte ed Orchestra, incisa presso il Curtis Institute, due mesi prima circa del Concerto del Giubileo; e altri quattro brani di Chopin, di cui egli fu ritenuto uno dei massimi esecutori al suo tempo: il Notturno op.48 n.1, la Mazurka op.33 n.3, il Waltz op.34 n.1 e l'Andante Spianato e Grande Polacca in Mi bem. Magg., presentati in un concerto sempre al Metropolitan di New York, ma otto anni dopo, nel 1945.
Prima della presentazione della serata da parte di Walter Damrosch, fu eseguita ed è qui anche riportata, l'Ouverture Accademica di Brahms, diretta da quel Fritz Reiner che in quegli anni era sulla cresta dell'onda (ricordo anche gli storici concerti per violino con  Jascha Heifetz).
L'esibizione di Hofmann comincia col Concerto di Rubinstein. Qui, l'entrata del pianoforte appare  mitigata dalla registrazione AAD, ma dal vivo doveva essere paricolarmente scioccante: l'ascoltatore è come se facesse un balzo dalla sedia, e i successivi passaggi sono come un fiume in piena. Straordinario! Soprattutto se si pensa che questo Hofmann non era già quello delle registrazioni precedenti (quelle degli anni che vanno dal 1903 alla fine degli Anni Venti, sono considerate le sue migliori).
Il Doppio Cd consegna alcune delle più belle interpretazioni di Hofmann, tra cui una leggendaria del Capriccio Spagnolo, per suprema eleganza, controllo e ardore virtuosistico, ancora quasi ineguagliata (l'unico, che forse l'abbia eguagliata è Francesco Libetta)
Bellissime anche la Prima Ballata di Chopin e l'Andante Spianato e Grande Polacca.
Superbe le masterizzazioni di Ward Marston.

Pietro De Palma


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