sabato 18 febbraio 2017

Yingdi Sun - Liszt: Sonata, 3 Sonetti del Petrarca, Leggenda n.1 - cd Brilliant,

Una volta il disco era come tagliare un traguardo: ci arrivava chi diventava famoso. Ora lo si fa spesso prima, per prepararsi la strada, come battistrada, è diventato non il traguardo ma l'apripista. In altre occasioni il disco è un premio o almeno la consacrazione di un concorso vinto: per esempio l'Harmonia Mundi fa fare un disco al vincitore del Van Cliburn. La Brilliant non credo sia nella stessa scia, ma a Yingdi Sun, vincitore un Concorso Liszt a Utrecht nel 2005, ha consentito di fare un disco lisztiano nel 2008, con la Sonata,  Tre Sonetti del Petrarca e la Leggenda n.1
Non mi arrogo meriti nè tantomeno mi considero qualcuno, ma capisco subito quando il disco vale e quando non lo è: beh, non capisco proprio perchè egli abbia voluto suonare nel suo primo disco proprio la Sonata di Liszt. Questa non è la Sonata di Liszt, ma la Sonata di Liszt da lui ritrascritta, e ritrascritta anche male. Devo dire che ho faticato non poco dal frenarmi dal fermare il lettore di cd e sentire altro.
Non so se sia la peggiore interpretazione di Sonata lisztiana, ma sicuramente è una delle più brutte:
perchè modifica l'impatto delle dinamiche soprattutto nelle perorazioni drammatiche riscrivendole con propri interventi che lungi dall' accentuare o magari porre sotto una luce diversa l'esecuzione, la modificano sostanzialmente (per esempio  rompendo il movimento delle mani), alterando la fluidità ritmica e sminuendo la portata dei climax. Ho il sospetto che lui volesse accentuare della sonata l'aspetto più lirico che drammatico, perchè quando c'è da cantare, lui si abbandona. Però quando si dovrebbe anche abbandonarsi alla furia, lui non si abbandona. Ecco perchè è una sonata brutta: perchè non interpreta le indicazioni ma le altera sostanzialmente. Dice qualcosa che Liszt non voleva dire. In Liszt la sonata doveva essere ancora una volta l'unione dell'apollineo e del dionisiaco, dell'amore e della morte, del male e del bene. E invece qui questo drammatico contrasto non si coglie minimamente.
I tre sonetti del Petrarca sono molto meglio, anche perchè probabilmente non si viene a scontrare contro un muro altissimo di grandi interpretazioni, e anche perchè le tre composizioni e la leggenda sono momenti in cui il lirismo è più accentuato, in cui l'anima piange di più, e meno c'è il contrasto tra il fortissimo e il pianissimo, la perorazione intensamente drammatica. 
In altre parole dove deve cantare, lui canta. Dove dovrebbe gridare, non grida.
Ecco perchè è un disco lisztiano a due facce.
Brutta  la sonata.
Belli  i Tre Sonetti del Petrarca.
La Leggenda n.1 (San Francesco che predica agli uccelli) va nel senso dell'acquerello, dell'impressionismo delle tinte sfumate. E quindi viene reso in maniera convincente. Avremmo voluto sentire anche l'altra leggenda (San Francesco da Paola cammina sulle acque) in cui invece i contrasti dinamici sono molto forti, come lui si sarebbe comportato. Ho il sospetto che non sarebbe stata la stessa cosa.
Il disco è di nove anni fa. Non so se lui sia migliorato o peggiorato, se la carriera sia avviata oppure no. Certo è che  se non avesse inserito la Sonata ma qualcos'altro in linea con la linea di pensiero, per esempio Les jeux d'eaux à la Villa d'Este, il risultato sarebbe stato migliore.
L'unica cosa buona è che il disco costa poco, per cui casomai non piaccia non viene spontaneo nemmeno essere incavolati, cosa che accade quando il prodotto costa anche parecchio.

P. De Palma








domenica 5 febbraio 2017

Walter Klien: Integrale delle Sonate per pianoforte di Schubert - 3 cofanetti per complessive 18 sonate - VOX

Oggi voglio parlare di una integrale delle sonate per pianoforte di Schubert che mi è molto cara e che reputo una delle migliori integrali in assoluto, tenendo conto che non è una integrale nel senso autentico del termine: quella di Walter Klien.
Innanzitutto chi fu Walter Klien: un pianista austriaco. Io ne ho un ricordo diretto: mi firmò anche un programma di sala, ma non lo riesco a trovare. Di un concerto che tenne alla Camerata qui a Bari, tre anni prima di morire, in cui suonò di Mozart, la Fantasia K.475 e il Rondò, di Schubert la Seconda sonata in la maggiore nella prima parte, mentre la seconda parte fu occupata dalla Sonata 1905 di Janacek. Klien già non stava bene. Non mi ricordo quali furono i bis. L'esecuzione della sonata di Schubert fu assolutamente straordinaria:non so se fosse per l'empatia del pubblico e per lui, che fu un grande pianista degli anni '60 e '70, certo è mi commossi. Probabilmente la natura espressiva del tocco e del bel suono, ma riusciva a toccare le corde dell'intimo, sapeva cantare. Esecuzione straordinaria. Se la ricorda anche Aldo Lotito, avvocato coratino e grandissimo collezionista e melomane, amico mio, che allora non conoscevo e che era presente al medesimo concerto. Anche Janacek fu straordinario (era un suo cavallo di battaglia).
Devo dire che quando morì Benedetti Michelangeli provai minore commozione di quando morì Klien e poi Richter. Eppure Klien aveva studato con Michelangeli!
Con quel ricordo nel cuore, Aldo mi ha regalato qualche anno fa l'integrale che Klien fece nel 1972 per la Vox : 6 CD. Per un caso, me ne ero scordato: l'ho ritrovata a casa dei miei, dove tengo buona parte dei miei Cd e tutti gli LP non avendo altro posto in casa mia per custodirli.
Ora devo spiegare per quale ragione non si stratta di una integrale sensu strictu: la spiegazione vale soprattutto per chi sia un neofita nell'ambito della produzione musicale di Schubert.
Schubert scrisse molte sonate per pianoforte: appartenne ad un periodo storico musicale in cui la Sonata pianistica, formalmente parlando, era la massima espressione pianistica. Non a caso il periodo classico è quello in cui si registra il maggior numero di sonate per compositore: Beethoeven ne compose 32 con numero d'opera più alcune altre classificate con il WoO, per esempio le 3 Sonate del Vecovo Elettore di Colonia , le cosiddette Kurfursten -Sonaten; Hummel ne compose circa otto-nove (anche lì ci sono sonate con numero d'opera e senza e sonate per pianoforte a quattro mani ridotte a due in seguito); Mozart una miriade; Haydn altrettanto; idem per Clementi. Per Schubert la situazione è ancora più complessa perchè oltre che esserci le sonate vere e proprie, ci sono quelle incomplete, quelle frammentarie e altre ancora che si presume fossero Sonate in origine ma le cui parti sono note come movimenti a se stanti: insomma..un casotto.
Klien incise quelle con numero d'opera propriamente tali, ma operò delle cesure incomprensibili. Mi spiego: l'integrale consta di 18 sonate, in cui quella in cinque presunti movimenti (un'anomalia) creata dai musicologi sulla base di documenti e di pezzi di Schubert trovati e creati nei medesimi periodi (D.459) prende il posto di una invece realmente riconosciuta come sonata, la D.567. Posso solo interpretare quest'assenza: il fatto è che Schubert compose due sonate praticamente uguali D.567 (che qui non c'è) in Re bemolle maggiore (una tonalità scomodissima per i tanti bemolle in chiave) e una in Mi bemolle maggiore (idem, ma con un movimento in più: la D.567 è in 3 moviemnti, la sua sorella in 4). Ed ecco perchè non è una integrale "sensu strictu". In più mancano le cosiddette sonate frammentarie, per esempio la D.570 in Fa diesis minore di cui esistono due frammenti di movimenti, uno iniziale piuttosto lungo che si esaurisce per mancanza di soluzioni armoniche, e un'altro ancora più frammentario (sonata di qualità straordinaria). Quella più integrale in assoluto è quella che il pianista cino-francese Noel Lee apprestò per la Telefunken negli anni '70 in LP. Ma questa di Klien è così soave, e così viennese che reputo forse la migliore assieme a quella di Brendel, un amico suo, che con lui incise alcune composizioni per pianoforte a quattro mani sempre di Schubert e sempre per la Vox. Klien nel caso della cosiddetta Sonata Reliquie, in Do maggiore, D.840, è invece estremamente ligio alle regole non scritte e suona solo quello che è di Schubert: infatti in quel caso gli ultimi due movimenti non sono terminati e pertanto si è provveduto a seconda dei casi a suonare la Sonata con tre soluzioni differenti: a suonare solo quello che è finito (i primi due movimenti); a suonare tutto quello che Schubert ha composto (i due movimenti finiti più gli abbozzi degli altri); a suonare i quattro movimenti completandoli. In questo caso tuttavia, se l'idea dà una certa idea di come sarebbe potuta finire la sonata (applicando i principi armonici), è però problematico accettarla perchè non è detto che Schubert avrebbe operato le scelte del revisore: infatti lo Schubert pianistico è così amato dai pianisti e dal pubblico e dai critici perchè operava dei cambi armonici inaspettati (persino più rivoluzionari di Beethoven) andando a pescare delle tonalità lontanissime da quella d'impianto.
Come considerazione sul valore di questa integrale che è in CD, devo dire che è interpretata nello spirito austriaco, e quindi a parere mio è la più vera (assieme a quella di Brendel). Quando ero giovane mi piaceva moltissimo (oddio mi piace ancora, ma meno!) Richter, soprattutto il Richter schubertiano. Solo che Richter drammatizzava la sostanza laddove non era tale aggiungendo anche lo spirito russo che è pesante, plumbeo, pessimista: ora invece mi piacciono le interpretazioni più viennesi. Questione di gusti.
Di quest'integrale mi piacciono particolarmente la Sonata op.42 e la D. 664 "La Piccola Sonata in la maggiore" che mi ricordano Schnabel, lo Schnabel pianistico schubertiano degli anni '30, e le sonate biedermeier di Schubert: la D.557 in La bemolle maggiore, la 625 in Fa minore (di cui ricordo una bella interpretazione di Paolo Bordoni, LP EMI italiana) e la 568 in Mi bemolle maggiore. La 537 in La minore mi ha ricordato quella di Benedetti Michelangeli, che però era "più nera". La D.959 ottima e sentita col cuore, espressiva, manca però dell'afflato che aveva nell'esecuzione dal vivo. Anche perchè queste incisioni datano 1972. Io Klien lo sentii a Bari nel 1988, quindi a distanza di sedici anni da queste incisioni, sedici anni in cui può cambiare tutto o quasi.
Quello che è comune nelle due interpretazioni è il modo di suonare, la chiarezza del tocco cristallino, pulito, che per Schubert è il massimo.
Diciamo che Klien pur avendo inciso molto, ha fornito qui la sua interpretazione migliore in assoluto.
Ecco perchè questa se non è la migliore integrale in assoluto, è una delle migliori.

Pietro De Palma

giovedì 2 febbraio 2017

Sergio Fiorentino : Piano Recitals : 1962 - 1987. Unreleased Broadcasts. Debussy, Schumann, Ravel - 2 CD Fabula

Quando ho detto dei 10 volumi della APR e dei 4 della Piano Classics non intendevo dire 10 CD e 4 CD, o meglio poi il contributo della APR è effettivamente di 10 Cd, ma quello della Piano Classics no: infatti solo il quarto volume della Piano Classics ne conta dieci. Sono molto di più quindi.
Parecchi sono quelli relativi alle ultime sessioni del settennio 1991-1998, anche concerti live, ma Fiorentino incise molto dal 1954 al 1967 in Inghilterra: si parla di una trentina di LP. Pare che parecchio sia andato a finire nelle incisioni su CD, ma non credo tutto.
Qua e là ogni tanto si vede dell'altro: per esempio due volumi di cui io posseggo sono uno, relativi a concerti di Fiorentino con la RAI e in Italia. Sono due volumi della Fabula, casa discografica di cui Direttore Artistico è (era) Carla Di Lena. Ignoro se Fabula sia ancora operante: Carla Di Lena invece dovrebbe ancora insegnare Pratica e Lettura pianistica al Conservatorio de L'Aquila. Mi ricordo che scriveva su Piano Time negli anni '90. Ho un ricordo legato a lei (che non conosco beninteso).
All'epoca conoscevo e frequentavo sporadicamente Piero Rattalino, che allora era una potenza in Italia: basta dire che curò tutte le registrazioni di Glenn Gould effettuate da Mosaingeon, per la RAI. Aveva al suo attivo almeno tre serie di conversazioni radiofoniche - Schumann, Chopin e Liszt - oltre che altro per la Radio - si parla di un ciclo in cui discuteva di incisioni con Risaliti e altra persona che non ricordo (cose di tantissimi anni fa, quando ero giovane). Ma era attivo anche nella carta stampata: infatti era curatore di Piano Time, collaborava con Musica e addirittura divenne Direttore Artistico di Symphonia (prima che finisse nella polvere: peccato!). A metà degli anni '90 curò una mostra che si tenne a Brescia, che andai a vedere, su Arturo Benedetti Michelangeli: "Il grembo del suono", altamente spettacolare: c'era persino una sala un pò mortuaria con calchi delle mani di grandi pianisti. Insomma era uno impegnato. Io ero amico della sua compagna di un tempo, e gli avevo fatto delle copie di cose che avevo io, molto particolari, Biedermeier. Una volta disse a Emanuele, a cena con Risaliti, che se ci fosse stata in Italia una setta del Biedermeier, De Palma - cioè il sottoscritto - ne sarebbe stato il Gran Maestro. Un giorno, a pranzo a Milano in una pizzeria, dopo che gli ebbi fatto vedere delle cose che avevo acquistato dalla Bottega Discantica , tra cui mi ricordo un disco della MDG tedesca con le sonate di Reubke e quella di Norbert Burgmuller, un CD della Opal con Severin Einsenberger e uno Opal di Petri (dovrebbe essere quello blu) - che mi dicono essere molto raro: meglio! - mi propose di curare una rubrica su PianoTime, rivolta alla Storia della Interpretazione discografica pianistica. Io ne fui lusingato, ma prima che il primo articolo fosse pubblicato, circa tre mesi dopo, mi annunciò che PianoTime avrebbe subito ridimensionamenti e seppi di lì a poco che Carla Di Lena non vi lavorava più: figurarsi se avessero preso me! Fine del mio contributo con PianoTime (mai inziato veramente).
Ho parlato di Carla Di Lena, perchè intervistò anni fa proprio Fiorentino (l'intervista è su youtube mi pare)  a riguardo del grave incidente. Anni dopo consegnò alle stampe, a morte avvenuta, questi due volumi.
Quello in mio possesso, di colore blu, è relativo a Piano Recitals tenuti in Italia tra il 1962 e il 1987.
Si tratta di incisioni è bene dirlo ECCEZIONALI.
Solo il Debussy inciso, live, basterebbe a giustificarne l'acquisto (per di più costavano poco!ora invece....): Estampes, L'isle joyeuse. Images I e II ! C'è una tale rarefazione e un tale bel suono - un cromatismo accentuato e l'attenzione al tocco - e un tale intimismo, che mi ricordano i grandi pianisti degli anni '30 e '40: se devo dire la verità, mi ricorda molto Gieseking!
Queste incisioni, tutte live, sono tratte da un concerto a Milano, nel Circolo  della Stampa RAI (26 marzo 1962).
IL CD 2 invece è dato dal riversamento delle registrazioni di due concerti napoletani: il primo del Dicembre 1973, solo con Kreisleriana di Schumann; il secondo con un tutto Ravel (Menuet, Prélude, Borodine, Valses, Gaspard de la nuit) del Febbraio 1987.
Schumann è bellissimo ma triste ed è molto intimista: manca qui quell'elettricità presente nelle altre registrazioni che sono live, mentre questa fu effettuata in studio. Fu effettuata alla RAI, per cui non so se fosse per una trasmissione radiofonica oppure per una ripresa televisiva, di quelle che allora la Rai faceva (io ho parecchio, tra cui un rarissimo Ciani). E'uno Schumann velato di tristezza, non epico, parecchio trasfigurato invece. Francamente è una delle più belle incisioni che io abbia mai sentito di Kreisleriana.
Ultima registrazione, quella effettuata sempre a Napoli, nell'Auditorium della RAI, nel 1987 e dedicata Ravel.
Fiorentino amava Ravel e lo si sente! Soprattutto in Gaspard de la nuit!
E' un'esecuzione spettacolare, virtuosistica, ma anche molto nera, che ricorda molto il Liszt demoniaco dei Mephisto Waltzes.
E ricorda ancora una volta quel Gieseking che lui aveva sentito più volte dal vivo. E' un'esecuzione così frizzante, così ritmica, così esplosiva, così veloce, che non la si scorda più !

P. De Palma

Un grande interprete. SERGIO FIORENTINO

 I libri sono importanti per allargare le proprie conoscenze e questo è indubitabile, ma non sempre costituiscono una fonte assoluta di conoscenza. Per esempio, quali sono le fonti in Italia di repertorio storico pianistico? Quasi esclusivamente le opere di Piero Rattalino, che si può dire abbia fondato in Italia la storia del repertorio pianistico. Su cosa si basa? Sui programmi da concerto, e su tutte le altre fonti possibili tra cui ovviamente le registrazioni. Se uno è grande ci saranno pur sempre della sue registrazioni, e per quanto la critica sia sempre soggettiva, e i critici possano sbagliare (e sbagliano), esse daranno il metro della sua statura di artista. Però non sempre questo accade.
Un pianista stranamente nei libri di Piero Rattalino non è mai stato menzionato e se lo è stato, si è trattato di menzioni sporadiche: eppure Arturo benedetti Michelangeli, dopo la sua vittoria a Monza nel 1947, ebbe a dire che era "il solo altro pianista", oltrelui, è ovvio. E Horowitz che lo sentì in concerto a New York, fu molto impressionato. Eppure, i libri di repertorio pianistico e di storia dell'interpretazione non lo menzionano. Perchè? Per quale motivo nessuno parla di Sergio Fiorentino?
Perchè fu sfortunato: perchè quando probabilmente avrebbe riscritto la storia dell'interpretazione pianistica, almeno per quanto riguarda l'apporto italiano (molto marginale, se si vede come i grandi pianisti del secolo scorso siano stati oltre lui solo Michelangeli e Zecchi: solo che di Zecchi abbiamo lontanissime registrazioni e di Michelangeli...sempre le stesse), nel 1953 l'aereo su cui stava arrivando in aeroporto ebbe un incidente e lui, pur salvandosi, riportò lo schiacciamento di una vertebra. All'inizio non ebbe problemi ed incise moltissimo, ma poi... Insomma se non avesse ingessato la vertebra, sarebbe rimasto paralizzato.
Estromesso dalla carriera, da quella carriera di cui sarebbe stato un interprete sensazionale, si dedicò solo all'insegnamento, riprendendo solo negli ultimi dieci anni di vita,  l'attività concertistica, mietendo successi in Germania e USA, dopo aver suonato in molti piccoli centri (anni fu ci fu pure una sua masterclass vicino Bari). Ma mentre si stava riprendendo un poco di quella messe che gli era stata tolta dal destino, ebbe un infarto e così lo perdemmo per sempre.
Napoletano, come Ciccolini, era amatissimo dai colleghi: quanti amici, parlando di Fiorentino, ne hanno sempre parlato bene!
Mi ricordo di quando io mi basavo solo sui testi di Rattalino: non riuscivo a capire come alcuni pianisti di fama non vi fossero menzionati: non solo Earl Wild, ma anche Ciccolini.
Mi ricordo che il primo da cui ne sentii parlare fu Emanuele Arciuli (che aveva studiato con Marvulli). Io allora non sapevo chi fosse mai Fiorentino. Ma poi sentivo che ne parlava tanta altra gente e aguzzai le orecchie. Tuttavia potei capire chi fosse, o chi fosse mai stato, quando mi capitarono sotto gli occhi alcuni suoi dischi, che probabilmente Rattalino non conosceva. Il fatto è che molta roba che incise, è stata messa a disposizione solo in un tempo posteriore, a noi molto vicino. E quindi la sua interpretazione solo da meno di vent'anni a questa parte è stata oggetto di studio: prima non c'erano fonti o se ce n'erano erano molto rare.
Interprete sommo di Rachmaninov e di Liszt, ancora a sessant'anni suonati, quando riprese nel 1991, era capace di dare spettacolo. Io lo sentii a Bari nel 1992 all'Auditorium Nino Rota.
Su youtube c'è la testimonianza di quella serata: 1^ concerto di Brahms (che in quegli anni suonava anche in giro Lazar Berman)
Alcune sue registrazioni del suo periodo d'oro, prima del ritiro, pubblicate da APR, danno il metro della sua arte: francamente il suo Grand Galop Cromatico si può mettere forse solo a paragone di Czyffra, ma in un pezzo del Liszt virtuoso Fiorentino è grandissmo ed è il solo punto di riferimento: la Grande Fantasia su la Campanella, un pezzo di tale virtuosismo che chi l'ha inciso in tempi recenti (Mezzena prima, e Baglini poi) non è riuscito minimamente neanche ad avvicinarsi al maestro napoletano.
Il suo Terzo di Rachmaninov è mostruoso. Pensate che lo replicò cinque volte in una settimana in Germania, alla ripresa dell'attività: la sua energia fisica aveva un qualcosa di portentoso! Quale pianista anche più giovane è capace di suonare cinque volte in una settimana, in concerto il Rach 3 ? Io sin'ora non ne ho visto nessuno!
Aveva in repertorio tutto Beethoven, tutto o quasi Liszt, tutto Rachmaninov (eseguito in quattro serate a Napoli negli anni '80), tutto Chopin, tutto Bach.
Un pianista monstre insomma: l'ultimo grande dinosauro italiano. Che ricordava moltissimo quando era giovame Rachmaninov.
Di Fiorentino si trovano registrazioni video su youtube (straordinaria seppure fatta con mezzi di fortuna è quella delle Variazioni su un tema di Haendel di Brahms; o l'intero terzo di Rachmaninov, che suonava a settant'anni in meno di quaranta minuti), poche però veramente live.
Chi volesse farsi un'idea di chi egli sia stato, deve necessariamente rivolgersi ai dieci volumi APR e ai quattro della Piano-Classics tedesca.

Pietro De Palma