giovedì 2 febbraio 2017

Un grande interprete. SERGIO FIORENTINO

 I libri sono importanti per allargare le proprie conoscenze e questo è indubitabile, ma non sempre costituiscono una fonte assoluta di conoscenza. Per esempio, quali sono le fonti in Italia di repertorio storico pianistico? Quasi esclusivamente le opere di Piero Rattalino, che si può dire abbia fondato in Italia la storia del repertorio pianistico. Su cosa si basa? Sui programmi da concerto, e su tutte le altre fonti possibili tra cui ovviamente le registrazioni. Se uno è grande ci saranno pur sempre della sue registrazioni, e per quanto la critica sia sempre soggettiva, e i critici possano sbagliare (e sbagliano), esse daranno il metro della sua statura di artista. Però non sempre questo accade.
Un pianista stranamente nei libri di Piero Rattalino non è mai stato menzionato e se lo è stato, si è trattato di menzioni sporadiche: eppure Arturo benedetti Michelangeli, dopo la sua vittoria a Monza nel 1947, ebbe a dire che era "il solo altro pianista", oltrelui, è ovvio. E Horowitz che lo sentì in concerto a New York, fu molto impressionato. Eppure, i libri di repertorio pianistico e di storia dell'interpretazione non lo menzionano. Perchè? Per quale motivo nessuno parla di Sergio Fiorentino?
Perchè fu sfortunato: perchè quando probabilmente avrebbe riscritto la storia dell'interpretazione pianistica, almeno per quanto riguarda l'apporto italiano (molto marginale, se si vede come i grandi pianisti del secolo scorso siano stati oltre lui solo Michelangeli e Zecchi: solo che di Zecchi abbiamo lontanissime registrazioni e di Michelangeli...sempre le stesse), nel 1953 l'aereo su cui stava arrivando in aeroporto ebbe un incidente e lui, pur salvandosi, riportò lo schiacciamento di una vertebra. All'inizio non ebbe problemi ed incise moltissimo, ma poi... Insomma se non avesse ingessato la vertebra, sarebbe rimasto paralizzato.
Estromesso dalla carriera, da quella carriera di cui sarebbe stato un interprete sensazionale, si dedicò solo all'insegnamento, riprendendo solo negli ultimi dieci anni di vita,  l'attività concertistica, mietendo successi in Germania e USA, dopo aver suonato in molti piccoli centri (anni fu ci fu pure una sua masterclass vicino Bari). Ma mentre si stava riprendendo un poco di quella messe che gli era stata tolta dal destino, ebbe un infarto e così lo perdemmo per sempre.
Napoletano, come Ciccolini, era amatissimo dai colleghi: quanti amici, parlando di Fiorentino, ne hanno sempre parlato bene!
Mi ricordo di quando io mi basavo solo sui testi di Rattalino: non riuscivo a capire come alcuni pianisti di fama non vi fossero menzionati: non solo Earl Wild, ma anche Ciccolini.
Mi ricordo che il primo da cui ne sentii parlare fu Emanuele Arciuli (che aveva studiato con Marvulli). Io allora non sapevo chi fosse mai Fiorentino. Ma poi sentivo che ne parlava tanta altra gente e aguzzai le orecchie. Tuttavia potei capire chi fosse, o chi fosse mai stato, quando mi capitarono sotto gli occhi alcuni suoi dischi, che probabilmente Rattalino non conosceva. Il fatto è che molta roba che incise, è stata messa a disposizione solo in un tempo posteriore, a noi molto vicino. E quindi la sua interpretazione solo da meno di vent'anni a questa parte è stata oggetto di studio: prima non c'erano fonti o se ce n'erano erano molto rare.
Interprete sommo di Rachmaninov e di Liszt, ancora a sessant'anni suonati, quando riprese nel 1991, era capace di dare spettacolo. Io lo sentii a Bari nel 1992 all'Auditorium Nino Rota.
Su youtube c'è la testimonianza di quella serata: 1^ concerto di Brahms (che in quegli anni suonava anche in giro Lazar Berman)
Alcune sue registrazioni del suo periodo d'oro, prima del ritiro, pubblicate da APR, danno il metro della sua arte: francamente il suo Grand Galop Cromatico si può mettere forse solo a paragone di Czyffra, ma in un pezzo del Liszt virtuoso Fiorentino è grandissmo ed è il solo punto di riferimento: la Grande Fantasia su la Campanella, un pezzo di tale virtuosismo che chi l'ha inciso in tempi recenti (Mezzena prima, e Baglini poi) non è riuscito minimamente neanche ad avvicinarsi al maestro napoletano.
Il suo Terzo di Rachmaninov è mostruoso. Pensate che lo replicò cinque volte in una settimana in Germania, alla ripresa dell'attività: la sua energia fisica aveva un qualcosa di portentoso! Quale pianista anche più giovane è capace di suonare cinque volte in una settimana, in concerto il Rach 3 ? Io sin'ora non ne ho visto nessuno!
Aveva in repertorio tutto Beethoven, tutto o quasi Liszt, tutto Rachmaninov (eseguito in quattro serate a Napoli negli anni '80), tutto Chopin, tutto Bach.
Un pianista monstre insomma: l'ultimo grande dinosauro italiano. Che ricordava moltissimo quando era giovame Rachmaninov.
Di Fiorentino si trovano registrazioni video su youtube (straordinaria seppure fatta con mezzi di fortuna è quella delle Variazioni su un tema di Haendel di Brahms; o l'intero terzo di Rachmaninov, che suonava a settant'anni in meno di quaranta minuti), poche però veramente live.
Chi volesse farsi un'idea di chi egli sia stato, deve necessariamente rivolgersi ai dieci volumi APR e ai quattro della Piano-Classics tedesca.

Pietro De Palma








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