domenica 5 febbraio 2017

Walter Klien: Integrale delle Sonate per pianoforte di Schubert - 3 cofanetti per complessive 18 sonate - VOX

Oggi voglio parlare di una integrale delle sonate per pianoforte di Schubert che mi è molto cara e che reputo una delle migliori integrali in assoluto, tenendo conto che non è una integrale nel senso autentico del termine: quella di Walter Klien.
Innanzitutto chi fu Walter Klien: un pianista austriaco. Io ne ho un ricordo diretto: mi firmò anche un programma di sala, ma non lo riesco a trovare. Di un concerto che tenne alla Camerata qui a Bari, tre anni prima di morire, in cui suonò di Mozart, la Fantasia K.475 e il Rondò, di Schubert la Seconda sonata in la maggiore nella prima parte, mentre la seconda parte fu occupata dalla Sonata 1905 di Janacek. Klien già non stava bene. Non mi ricordo quali furono i bis. L'esecuzione della sonata di Schubert fu assolutamente straordinaria:non so se fosse per l'empatia del pubblico e per lui, che fu un grande pianista degli anni '60 e '70, certo è mi commossi. Probabilmente la natura espressiva del tocco e del bel suono, ma riusciva a toccare le corde dell'intimo, sapeva cantare. Esecuzione straordinaria. Se la ricorda anche Aldo Lotito, avvocato coratino e grandissimo collezionista e melomane, amico mio, che allora non conoscevo e che era presente al medesimo concerto. Anche Janacek fu straordinario (era un suo cavallo di battaglia).
Devo dire che quando morì Benedetti Michelangeli provai minore commozione di quando morì Klien e poi Richter. Eppure Klien aveva studato con Michelangeli!
Con quel ricordo nel cuore, Aldo mi ha regalato qualche anno fa l'integrale che Klien fece nel 1972 per la Vox : 6 CD. Per un caso, me ne ero scordato: l'ho ritrovata a casa dei miei, dove tengo buona parte dei miei Cd e tutti gli LP non avendo altro posto in casa mia per custodirli.
Ora devo spiegare per quale ragione non si stratta di una integrale sensu strictu: la spiegazione vale soprattutto per chi sia un neofita nell'ambito della produzione musicale di Schubert.
Schubert scrisse molte sonate per pianoforte: appartenne ad un periodo storico musicale in cui la Sonata pianistica, formalmente parlando, era la massima espressione pianistica. Non a caso il periodo classico è quello in cui si registra il maggior numero di sonate per compositore: Beethoeven ne compose 32 con numero d'opera più alcune altre classificate con il WoO, per esempio le 3 Sonate del Vecovo Elettore di Colonia , le cosiddette Kurfursten -Sonaten; Hummel ne compose circa otto-nove (anche lì ci sono sonate con numero d'opera e senza e sonate per pianoforte a quattro mani ridotte a due in seguito); Mozart una miriade; Haydn altrettanto; idem per Clementi. Per Schubert la situazione è ancora più complessa perchè oltre che esserci le sonate vere e proprie, ci sono quelle incomplete, quelle frammentarie e altre ancora che si presume fossero Sonate in origine ma le cui parti sono note come movimenti a se stanti: insomma..un casotto.
Klien incise quelle con numero d'opera propriamente tali, ma operò delle cesure incomprensibili. Mi spiego: l'integrale consta di 18 sonate, in cui quella in cinque presunti movimenti (un'anomalia) creata dai musicologi sulla base di documenti e di pezzi di Schubert trovati e creati nei medesimi periodi (D.459) prende il posto di una invece realmente riconosciuta come sonata, la D.567. Posso solo interpretare quest'assenza: il fatto è che Schubert compose due sonate praticamente uguali D.567 (che qui non c'è) in Re bemolle maggiore (una tonalità scomodissima per i tanti bemolle in chiave) e una in Mi bemolle maggiore (idem, ma con un movimento in più: la D.567 è in 3 moviemnti, la sua sorella in 4). Ed ecco perchè non è una integrale "sensu strictu". In più mancano le cosiddette sonate frammentarie, per esempio la D.570 in Fa diesis minore di cui esistono due frammenti di movimenti, uno iniziale piuttosto lungo che si esaurisce per mancanza di soluzioni armoniche, e un'altro ancora più frammentario (sonata di qualità straordinaria). Quella più integrale in assoluto è quella che il pianista cino-francese Noel Lee apprestò per la Telefunken negli anni '70 in LP. Ma questa di Klien è così soave, e così viennese che reputo forse la migliore assieme a quella di Brendel, un amico suo, che con lui incise alcune composizioni per pianoforte a quattro mani sempre di Schubert e sempre per la Vox. Klien nel caso della cosiddetta Sonata Reliquie, in Do maggiore, D.840, è invece estremamente ligio alle regole non scritte e suona solo quello che è di Schubert: infatti in quel caso gli ultimi due movimenti non sono terminati e pertanto si è provveduto a seconda dei casi a suonare la Sonata con tre soluzioni differenti: a suonare solo quello che è finito (i primi due movimenti); a suonare tutto quello che Schubert ha composto (i due movimenti finiti più gli abbozzi degli altri); a suonare i quattro movimenti completandoli. In questo caso tuttavia, se l'idea dà una certa idea di come sarebbe potuta finire la sonata (applicando i principi armonici), è però problematico accettarla perchè non è detto che Schubert avrebbe operato le scelte del revisore: infatti lo Schubert pianistico è così amato dai pianisti e dal pubblico e dai critici perchè operava dei cambi armonici inaspettati (persino più rivoluzionari di Beethoven) andando a pescare delle tonalità lontanissime da quella d'impianto.
Come considerazione sul valore di questa integrale che è in CD, devo dire che è interpretata nello spirito austriaco, e quindi a parere mio è la più vera (assieme a quella di Brendel). Quando ero giovane mi piaceva moltissimo (oddio mi piace ancora, ma meno!) Richter, soprattutto il Richter schubertiano. Solo che Richter drammatizzava la sostanza laddove non era tale aggiungendo anche lo spirito russo che è pesante, plumbeo, pessimista: ora invece mi piacciono le interpretazioni più viennesi. Questione di gusti.
Di quest'integrale mi piacciono particolarmente la Sonata op.42 e la D. 664 "La Piccola Sonata in la maggiore" che mi ricordano Schnabel, lo Schnabel pianistico schubertiano degli anni '30, e le sonate biedermeier di Schubert: la D.557 in La bemolle maggiore, la 625 in Fa minore (di cui ricordo una bella interpretazione di Paolo Bordoni, LP EMI italiana) e la 568 in Mi bemolle maggiore. La 537 in La minore mi ha ricordato quella di Benedetti Michelangeli, che però era "più nera". La D.959 ottima e sentita col cuore, espressiva, manca però dell'afflato che aveva nell'esecuzione dal vivo. Anche perchè queste incisioni datano 1972. Io Klien lo sentii a Bari nel 1988, quindi a distanza di sedici anni da queste incisioni, sedici anni in cui può cambiare tutto o quasi.
Quello che è comune nelle due interpretazioni è il modo di suonare, la chiarezza del tocco cristallino, pulito, che per Schubert è il massimo.
Diciamo che Klien pur avendo inciso molto, ha fornito qui la sua interpretazione migliore in assoluto.
Ecco perchè questa se non è la migliore integrale in assoluto, è una delle migliori.

Pietro De Palma

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