mercoledì 29 marzo 2017

Gregorio Nardi a Lucca il 31 marzo


Chi mi legge sa che quasi mai qui si fanno anticipazioni di eventi perchè questo è un blog di analisi, magari di ricordi di eventi passati, e non è invece un blog nel senso giornalistico del termine, cioè in cui le news hanno una parte rilevante. Perciò in questo caso faccio un'eccezione. Che è dovuta principalmente a due fattori: 
1) il soggetto in questione è un caro amico, ma tale evenienza non sarebbe di per sè legittimante ad un cambio di rotta, visto e considerato che di amici ne ho alcuni che fanno i pianisti ma per loro non ho cambiato  modus agendi; 
2) il programma che questo amico svolgerà è di somma importanza: beh, il fattore vero è questo. Semmai mi fa un estremo piacere riconoscere ancora una volta che chi lo svolge è Gregorio Nardi, persona non nuova a scoperte di un certo spessore nel campo  della musicoilogia di ricerca.
Il prossimo 31 marzo alle ore 21 (dopodomani sera), nell'Auditorium dell'Istituto Superiore di Studi Musicali "L. Boccherini” di Lucca, Gregorio Nardi terrà un recital pianistico con capolavori di Moscheles, Beethoven, Liszt, Gershwin. 
Già di per sè l'esecuzione di una composizione di Moscheles è di per sè un fatto che fa notizia, perchè quasi nessuno in Italia (se si fa eccezione per la Brigandì che anni fa lo suonava e incise pure due dischi per Dynamic) si ricorda più di quel tale Ignaz che fu maestro di Mendelssohn. Tuttavia devo sottolineare che il pezzo forte della serata sarà l'esecuzione di un gruppo di sei virtuosistiche trascrizioni dal Song-Book del 1932 di Gershwin: composizioni che Gregorio Nardi ha ricostruito a partire dalle interpretazioni dello stesso compositore, conservate in rare registrazioni degli anni Venti eTrenta. Queste sei trascrizioni non sono altro che una parte delle 18 Songs che Nardi inciderà prossimamente. Tali trascrizioni sono il frutto di più di dieci anni di ricerche iniziate sotto l'egida di IcaMus, International Center for American Music.
Il giorno seguente, Sabato 1 aprile, nello stesso Auditorium, avrà luogo poi una sua Master-Class aperta ai pianisti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali L. Boccherini. In programma: Beethoven, Chopin, Liszt.

P.D.P.

sabato 4 marzo 2017

Maurizio Pollini: Chopin. Late Works (opp.59,60.61,62,62,64 + 68 n.4 op. post.) - DGG, 2017

C'è un luogo comune per cui se uno fa un disco ed è giovane, debba presentare qualcosa in sintonia con la sua età e se suona qualcosa di più impegnativo poi si dica magari: non ha l'età e la maturità per poter dire queste cose. Se invece uno è anziano debba per forza suonare cose impegnative, pregnanti, perchè ha l'età per poter dire delle cose sotto un'ottica privilegiata.
Quindi se uno è anziano e suona delle cose sotto un'ottica che rimanda più alla gioventù che alla vecchiaia, fa sensazione: a me lo fece sentire quindi Kempff che suonava Chopin. E che Chopin!
Il disco che invece ho acquistato qualche giorno fa di Pollini, non sfugge alla classificazione affermata: il pianista anziano suona pezzi da pianista anziano. Brutto da dire. E io direi anche: deprimente da sentire. Questo disco mi ha depresso non poco.
Si potrebbe pensare che sia la scelta: i pezzi tardi di Chopin sono i più densi, sono composti da uno Chopin che stava male. Però se li si suona in un certo modo, acquistano; se invece vengono suonati in un altro...
Pollini non è la prima volta che suona pezzi tardi: vent'anni fa aveva inciso i pezzi tardi di Liszt assieme alla Sonata. Però quei pezzi nella sua interpretazione acquistavano luce. Qui invece non risplendono di luce propria. Pollini afferma: Sono innamorato di Chopin - la sua musica mai cessa di sorprendermi. Il fatto è che io non vedo questa trasmissione di impulsi, di profondità. Lo Chopin di Pollini è sempre stato algido e ancor oggi non sfugge alla classificazione data da Danilo Prefumo molti anni fa: Il Gelido Sublime. Solo che qui di sublime io ne vedo poco. Io. Poi può darsi che io sia cieco, e allora...
Kempff stupiva, anziano, per la sua capcità si saper toccare le pieghe più profonde dell'animo con un tocco che era caratterizzato dal Bel Suono. in Pollini io non vedo questo. Forse solo il secondo Notturno dell'op.62 è notevole, e anche le tre Mazurke dell'op.63. E la Barcarolle in Fa diesis maggiore.
Ma il resto non mi è piaciuto. Soprattutto non mi è piaciuta la Polacca-Fantasia in La bem. maggiore che è affrontata con un certo sbrigativo non sapersi abbandonare. E in cui non sento ritmo. Vabbè che questa è una peculiarità di Pollini che è sempre troppo controllato, troppo filosofeggiante. Che riesce poco ad entrare in empatia con l'ascoltatore.
Mi aspettavo di più. E sono rimasto ancora una volta deluso. Evidentemente io non sono all'altezza di comprendere Pollini oppure non è nella corde di Pollini riuscirmi a sorprendere. Almeno quando fa Chopin. Non riesce a dirmi qualcosa in più su Chopin.
Beethoven è diverso, anche se non tutto Beethoven. Tuttavia un Beethoven tardo è congeniale a Pollini, al suo modo di interpretare: per esempio le tre ultime sonate nell'interpretazione di Salisburgo del 1996, e le Diabelli qualche anno dopo sono per me le più belle interpretazioni che abbia sentito negli ultimi anni. Mi piacciono più quelle di Pollini che quelle di Richter.
Ma Chopin, lo Chopin di Pollini, non mi piace del tutto.
Vorrei tanto sentire altro repertorio interpretato da Pollini: il repertorio che lui faceva da giovane. Prokofiev per esempio.
Invece sempre 'ste cose.
Pollini che interpreta Il Tardo Chopin, oppure Barenboim che presenta Il mio pianoforte.
Uffaaa.
P.D.P.

mercoledì 1 marzo 2017

Olga Kern interpreta BRAHMS : Variations (Su una canzone Ungherese op.21/2, su un Tema di Haendel op.24, 2 Set di Variazioni op.35 su un Tema di Paganini) - CD Harmonia Mundi, 2007

Potenza di Youtube!  Sta accadendo spesso che mi accorga di qualche concertista, o di qualche disco, sentendo Youtube, diventato strumento di diffusione di idee ed emozioni, straordinario.
Questa volta è capitato che mentre stavo vedendo un video di Khatia Buniatishvili, di cui la prima uscita, recensita in questo blog, non mi aveva pienamente soddisfatto (ma che ultimamente sta confezionando una serie di performances strabilianti), la mia attenzione è stata catturata da un nome che non conoscevo, Olga Kern, e dal minutaggio del Rach 3 : 42 minuti! Che per una pianista è notevole!
Olga Kern? Già. Quel video è la testimonianza del concerto del galà del Van Cliburn, perchè il vincitore del Van Cliburn suona sempre il Terzo Concerto per Pianoforte & Orchestra di Rachmaninov: Olga Kern lo ha vinto nel 2001. Una forza ed un vigore esplosivi in una donna: una giovane, bella russa.
Ma dopo il disco che Harmonia Mundi dedica al vincitore, ne sono venuti altri: prima uno col Primo di Tchaikowsky, poi uno con la Seconda Sonata di Rachmaninov e Islamey di Balakirew, poi ancora uno col le Variazioni Corelli e altre trascrizioni di Rachmaninov, un altro col Primo Concerto di Chopin prima di incidere quello che presento oggi: il magnifico Cd antologico con quattro set di variazioni brahmsiane: le Variazioni su un tema originale, quelle su un tema di Haendel, e i due set di Variazioni su Paganini.
Raramente si sente un disco tanto godibile come questo suonato da Olga Kern, una pianista che le dita ce l'ha, ma ha anche tante idee, che canalizza in un linguaggio emotivo di rara intensità.
Lasciamo perdere le Variazioni su un tema di Haendel che sono magnifiche sin dall'incipit del tema, affrontate con un piglio virtuosistico che non valica mai la sfera del cattivo gusto, situandosi a metà tra la lezione neoclassica di Arrau e l'ipervirtuosismo di Fleischer.
Lasciamo perdere i due set di Variazioni su Paganini, terribilmente ardue, affrontate solo dai grandi pianisti che non temono di confrontarsi con questo must, e da lei vinte (una delle poche volte in cui le Paganini non mi hanno scocciato).
Il vero pezzo su cui si confronta la verve di questa pianista di grandi orizzonti è il set delle Variazioni su un tema originale ungherese, che toglie dal dimenticatoio, affrontandolo con una spigliatezza che non teme confronti, con Katchen per esempio o con Vasary. Ma mentre con questi due grandi pianisti del tempo passato, queste variazioni tengono il passo a quelle più famose, qui riescono a reclamare qualcosa per sè e a ragione.
Cercherò di procurarmi i due dischi di Olga Kern con le Variazioni Corelli di Rachmaninov e quello con le due ultime Sonate di Chopin, e poi vedrò se l'exploit con Brahms si sia ripetuto.
Ma penserei di sì alla luce del passaggio della pianista ucraina a Sony.
Ora che son passati sedici anni, Olga è ancora una bellissima donna: anzi coi suoi 42 anni, lo è anche di più. E' più intensa e matura; ed è straordinario sentirla.


Pietro De Palma